Arte Povera 2011
di // pubblicato il 30 Settembre, 2011
Può un’esposizione sull’arte povera essere ricca, anzi ricchissima? Si, se si tratta di ben otto eventi, che attraversano l’Italia intera e che accompagneranno gli appassionati fino alla prossima primavera. Ideatore e curatore delle mostre è Germano Celant, storico critico dell’arte povera, il primo ad aver individuato un unico filo conduttore nei lavori degli artisti italiani degli anni ’60, che vuole ora con questa mostre percorrere l’Italia, rintracciando i diversi protagonisti di questo movimento artistico, da Alighiero Boetti a Luciano Fabro, da Mario Merz a Pier Paolo Calzolari, in modo da avere una visione quanto più possibile completa di un fenomeno complesso e multiforme, di uno dei movimenti artistici italiani contemporanei più noti all’estero, ma che è impossibile da costringere nelle sale di un unico museo.
Ad aprire la danze, il 24 settembre, è il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna con Arte povera 2011. La mostra prende spunto da quella organizzata dallo stesso Celant nel 1968 (sempre a Bologna, alla Galleria de’ Foscherari) ed espone alcune opere già presenti in quell’occasione, assieme ad altre che documentano come, negli anni, si è evoluta l’attività di quegli artisti. Una specifica sezione della mostra, I libri secondo l’arte povera 1966-1980, è inoltre dedicata interamente all’editoria.

Da Bologna si passa al MAXXI di Roma con Omaggio all’Arte Povera che presenta, accanto alle Sculture di Linfa di Giuseppe Penone (parte della collezione permanente del museo), due istallazioni di Jannis Kounellis e di Gilberto Zorio. Ad accomunare i tre artisti, come sottolineato dalla direttore MAXXI Arte, Anna Mattirolo, la riflessione sulla materia e sugli elementi naturali.
Quella del museo di Zaha Hadid non è tuttavia l’unica mostra romana, visto che da dicembre anche la GNAM, nell’ambito del radicale riordino delle sue collezioni, esporrà un grosso nucleo di opere d’arte povera ed in particolare riproporrà l’allestimento voluto da Palma Bucarelli nel 1972, all’indomani della donazione delle opere di Pino Pascali da parte della famiglia dell’artista.
Passiamo ora al Castello di Rivoli dove il 9 ottobre inaugurerà Arte Povera International, che affianca ai grandi protagonisti del movimento le opere di artisti della scena internazionale dell’epoca, scelte attraverso un’attenta analisi delle mostre organizzate tra il 1966 ed il 1972. L’arte povera è posta così accanto ai lavori di Vito Acconci, Gino De Dominicis, Richard Long, Lucio Fontana, Sol LeWitt ed altri, in modo da rendere visibili, oggi, il dialogo ed il continuo confronto tra gli artisti di ieri.
La Triennale di Milano ospita Arte Povera 1967-2011. Si tratta in questo caso di una rassegna antologica sul movimento, con oltre cinquanta opere presentate al pubblico, che potrà così avere una visione generale dell’evoluzione di questa corrente, del passaggio tra l’uso di elementi naturali, come i cumuli di pietre di Kounellis, ad articolazioni ben più complesse, in cui l’istallazione avvolge completamente l’osservatore.

Ispirata alla fondamentale mostra svoltasi agli Arsenali di Amalfi nel 1968 è quella del MADRE di Napoli: Arte Povera più Azioni Povere 1968, che espone opere di Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto e Giuseppe Penone per ricostruire il clima artistico di quell’evento di oltre quarant’anni fa.
Anche Bergamo sarà tra le città protagoniste di questa celebrazione dell’arte povera. La città lombarda si presterà infatti, a partire da novembre, ad un esperimento che vuole portare l’arte fuori dalle architetture dei musei, sconfinando nel contesto urbano per stabilire un dialogo unico tra opere e strade, istallazioni e piazze, unendo in maniera sorprendentemente armonica vecchi palazzi a opere contemporanee.
A chiudere la rassegna è chiamata Bari con Arte Povera in Teatro (inaugurerà per ultima, il 15 dicembre). Intento della mostra è quello di far dialogare un edificio liberty e le opere di artisti quali Luciano Fabro, Marisa Merz e Emilio Prini; opere che dovranno adattarsi al meglio all’ingresso ed alle balconate del teatro, per regalare al pubblico una visione quanto più spettacolare dell’arte povera.

Al progetto della mostra si affianca anche un grande impegno dal punto di vista editoriale: il catalogo della mostra, con 580 illustrazioni sparse in quasi settecento pagine, ripercorre in 33 saggi tutta la storia dell’arte povera e dei suoi protagonisti.