Arriva a Siena una mostra unica: “Arte Genio Follia. Il giorno e la notte dell’artista”
di - pubblicato il 01 Febbraio, 2009 in Mostre
Eravamo oltre cento giornalisti, italiani e stranieri, all'anteprima riservataci a Siena, al Complesso Museale Santa Maria della Scala, di un evento unico, che possiamo definire, utilizzando le stesse parole di Vittorio Sgarbi, una mostra cosmopolita, generalista un vero e proprio esperimento per una città come Siena che, sebbene città d'arte e mondiale, non è una metropoli.
“Arte, Genio e Follia. Il giorno e la notte dell’artista” è il titolo di questo primo tentativo in Italia di indagine del rapporto tra la creatività artistica ed il disagio mentale.
Una mostra ideata da Vittorio Sgarbi in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta, promossa dal Comune di Siena e che ha potuto realizzarsi grazie al sostegno della Fondazione Monte dei Paschi e con l’organizzazione di Vernice Progetti Culturali e del Museo Santa Maria della Scala. Hanno preso parte al progetto espositivo alcuni tra i maggiori centri italiani per la psichiatria tra i quali il Museo del Manicomio di San Servolo di Venezia ed il Centro di Documentazione di Storia della Psichiatria “San Lazzaro”di Reggio Emilia. Accompagna la mostra il volume pubblicato dalla casa editrice Mazzotta con il quale lo spettatore viene condotto nella storia della follia che inizia con l’ampia e spettacolare sezione storica curata da Giulio Macchi.
Una mostra che tutti devono vedere perché, come ha risposto Vittorio Sgarbi alle nostre domande, non vi è un motivo per non andare. La follia riguarda tutti, è ovunque e qui, in questo contesto, viene esaltata come la componente fondamentale della creatività dell’artista.
L’intento è, quindi, quello di indagare “l’essere nel mondo”, guardare alla follia nelle varie forme in cui si manifesta ed in un modo nuovo, considerala cioè come fonte di creatività. Van Gogh, Kirchner, Munch, ma anche Ernst, Dix Ligabue sono solo alcuni degli artisti che si potranno ammirare.
Come abbiamo già accennato la mostra si apre con “La scena della follia” curata da Giulio Macchi, che documenta l’emarginazione ed il riscatto dei folli. Al tempo del Medioevo, la persona folle veniva caricata su navi lasciate alla deriva verso Mattagonia, un’isola lontana ed irraggiungibile, il reame della follia.

Si passa poi al racconto della vita all’interno dei manicomi. Le prime case manicomiali risalgono al Cinquecento e solo nel Settecento con l’avvento dell’illuminismo viene ad imporsi un nuovo atteggiamento verso le malattie mentali: inizia quello che viene definito “il trattamento morale” verso i pazienti. Come ha affermato l’insigne medico francese Philippe Pinel (1745 – 1826) “[…] considerare la follia come una malattia generalmente incurabile è un’asserzione vaga e contraddetta dalla più autentica realtà". Insomma, per dirla con le parole di Erasmo di Rotterdam “[…] Spesso anche un folle parla a proposito […] ”. Questa prima sezione si conclude con alcune opere di pazienti ricoverati in ospedali psichiatrici, come i disegni di Caruso. Ed è proprio questo aspetto, a mio modesto parere la forza che rende grandiosa questa mostra: la creatività non appartiene soltanto al modo dei sani, dei normali, ma appartiene anche ai folli …. viene, allora, spontaneo chiedersi quale sia il confine tra genio e follia.
La seconda sezione è dedicata alla galleria di nove busti a grandezza naturale, dalle bizzarre ed esasperate mimiche facciali.
Arriviamo poi alla sezione dedicata agli artisti appartenenti all'epoca di Nietzsche: Van Gogh, Munch, Strindberg e Kirchner. Artisti famosi, nomi importanti, divenuti pazzi anche a seguito di vicende personali molto dolorose. Il periodo storico è quello di Nietzsche che affermò nella celebre opera di “Così parlò Zaratrusta” l’assunto della morte di Dio per promuovere la liberazione e la valorizzazione dell’uomo in tutte le caratteristiche ed aspetti che gli sono propri. 
L’essere umano può e deve credere nella validità dei desideri e degli impulsi che sente fervere dentro di sé.
Proseguendo, ecco la sezione dedicata alla follia collettiva, quella della guerra. Sicuramente la guerra è un momento di follia collettiva, che non coinvolge il singolo ma un’intera comunità.
Questa sezione è stata curata da Fausto Petrella. Vi sono capolavori di Otto Dix, Renato Guttuso, Mario Mafai
Dopo la sezione “L’Arte dei Folli” si arriva alla sezione Art Brut (curata da Lucienne Peiry). L’artista francese Jean Dubuffet avvia nell’estate del 1945 le sue prime ricerche alla scoperta di opere dal carattere marginale. Il suo interesse si rivolge verso un’arte veramente anonima, senza una denominazione precisa a cui darà il nome di Art Brut. Il creatore di Art Brut, per definizione personaggio marginale ed autodidatta, elabora una sintassi tematica, iconografica, stilistica e tecnica, originaria, che testimonia un peculiare inventiva ed uno spirito indipendente.
L’artista di Art Brut è un soggetto che crea in isolamento e che non pensa che ci possa essere un possibile fruitore della sua opera. Tra i principali esponenti dell’Art Brut vi sono Adolf Wolfli, Heinrich Anton Muller, Aloise. La follia nello stile dell’Art Brut è considerata come molla stessa dell’invenzione, un valore positivo che si genera nei posti meno immaginabili.
Entriamo, così, alla sezione dedicata ad Antonio Ligabue, “L’alchimia e l’arte”. La sezione è stata curata da Augusto Agosta Tota e presenta 13 dipinti di Ligabue. La vita di Ligabue è stata piena di situazioni tragiche che lo hanno condotto più volte a ricoveri in ospedali psichiatrici. Nei sui dipinti viene rappresentata una realtà colma di crudeltà e di conflitti.

Dopo la sezione “Alcuni casi italiani tra normalità e follia” si apre la sezione “Viaggio in Toscana”, Quest’ultima sezione è stata inserita all’ultimo momento ma che incuriosisce, soprattutto, per la presenza del giovane artista fiorentino Filippo Dobrilla, primitivo e selvaggio che ha deciso di vivere lontano da tutto e da tutti senza nessuna tecnologia e si nutre solo dei puri doni della natura. Il suo modo di fare arte è estremamente raffinato e si concretizza in sculture realizzate in marmo di Carrara. Il suo stile di vita potrebbe sembrare folle ma... forse è lui che ha raggiunto la dimensione di felicità e noi che siamo sempre a rincorrere qualcosa di più chissà se mai raggiungeremo una dimensione di pace. Allora viene da chiedersi di nuovo: ma quale è la dimensione dei folli e quale è la dimensione dei sani? Conclude la mostra il movimento che a Vienna, a partire dagli anni ’60 ha più di tutti interpretato il tema della follia: il Wiener Aktionismus che ha fatto propri caratteri cupi di una scena teatrale violenta, talvolta estremamente cruda, all’interno della quale il corpo diviene l’estensione della superficie pittorica ed opera stessa nelle sue più sorprendenti trasformazioni.
Che ci sia grande curiosità intorno a questo evento è dimostrato dalle oltre duemila prenotazioni giunte a oggi.
Non mi rimane altro da dirvi se non "Andate a vedere la mostra perché è un'esperienza unica".