Armonie e disarmonie degli stati d’animo. Ginna futurista
di // pubblicato il 22 Giugno, 2009
Ancora Futurismo?
Ginna?
Fermi, fermi, non scappate.
Pur anticipandolo nell'editoriale del 1° febbraio scorso, in effetti, anche le nostre pagine hanno abbondato nel riferire di eventi che ricordano il centenario del Manifesto di Marinetti.
Adesso però, se avrete la pazienza di leggere, scoprirete un artista poco conosciuto, un atipico rappresentante della creatività artistica e culturale all'interno del Futurismo fiorentino.
Il Futurismo oggi, dopo gli ultimi studi e le recenti rassegne, emerge come fondatore - certo non in esclusiva ma in misura significativa - dell'identità segnica del Novecento, padre di codici di narrazione per immagini prima inesistenti e inconcepibili, come il fumetto con i suoi simbolismi e grafismi allusivi a un dinamico espressionismo, e in certa misura il cinema.
Arnaldo Ginanni Corradini, ribattezzato "Ginna" da Giacomo Balla in assonanza con la parola 'ginnastica', nasce a Ravenna il 7 maggio 1890 e muore a Roma il 26 settembre 1982.
Figlio del conte Tullio Ginanni Corradini, studia all'Accademia delle Belle Arti di Ravenna, diplomandosi poi a Firenze.
Finalmente gli studiosi del Novecento si sono occupati di questa complessa intrigante personalità di artista poliedrico, di tecnico sperimentale, di teorico anomalo e futurista obliquo con l'iniziativa congiunta promossa dai Musei Vaticani possessori, nella sezione di Arte moderna, di alcune opere fondamentali (fra cui Nevrastenia del 1908) e dalla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Firenze.

Anche Bruno, fratello di Arnaldo, ebbe dallo stesso Giacomo Balla uno pseudonimo divenendo Corra ('correre') in quel secolo appena nato che voleva performance muscolari, corse fulminee dentro il futuro, anticipazioni, premonizioni, disarticolazioni e ibridazioni dei codici linguistici ed espressivi, il conte Arnaldo Ginanni Corradini rappresentò tutto questo già negli anni immediatamente seguenti il Manifesto di Marinetti.
E' il periodo del pontificato di Pio X (l'otto settembre 1907 il Papa promulga l'enciclica Pascendi Dominici gregis che condanna il movimento modernista "errore moderno", lo stesso Pio X che alle elezioni politiche del 1909 autorizza l'ingresso dei cattolici in politica e a candidarsi) e Ginna, attento conoscitore di scienze occulte, teosofia e filosofie orientali, nel '10 pubblica insieme al fratello Metodo e Vita nova in cui elabora una nuova concezione di naturismo.

In Arte dell'avvenire, sempre del 1910, teorizza una pittura non figurativa quale musica cromatica, ossia traduzione di sentimenti e stati d'animo in suoni e colori.
Proseguendo il suo percorso, importante momento di ricerca artistica è l’incontro con il gruppo futurista a Milano in casa di Tommaso Marinetti, dove frequenta, tra gli altri, Boccioni, Carrà e Russolo e, a differenza dei futuristi, interessati all'aspetto dinamico della pittura, sviluppa la propensione verso il puro colore con forti inflessioni spiritualistiche.
Tra il 1910 e il 1912 realizza insieme a Corra alcuni cortometraggi astratti, utilizzando il colore direttamente sulla pellicola non trattata, opere andate distrutte durante la seconda guerra mondiale in un bombardamento aereo di Milano.
Nel 1912 partecipa all'Esposizione di Pittura e Scultura della società di Belle Arti di Firenze, esponendo, oltre a Nevrastenia, Passeggiata romantica (1909).

Datate Ravenna 27 settembre 1913
le "Poesie fonetiche"

Con residenza stabile a Firenze dal 1914, qui, oltre all'attività artistica, si dedica anche a quella teorica scrivendo trattati sul costume, le arti applicate, l'occultismo, testi politici e narrativi.
Nell'aprile del 1914 partecipa all'Esposizione Libera Futurista Internazionale, organizzata presso la Galleria Sprovieri a Roma, dove vengono presentate anche opere di Kandinsky e Archipenko.
Sono del 1915 la pubblicazione di Pittura dell'avvenire (insieme a Corra, Marinetti e Settili) e la sintesi teatrale Alternazione di carattere nel Teatro Futurista Sintetico.
Il prof. Antonio Paolucci definisce quello di Ginna un "Futurismo borderline, trasgressivo ed eccentrico dentro l'eccentricità e la trasgressione... lo affascinava la pittura non figurativa capace di tradurre in puro colore musica, sensazioni, stati d'animo. Fu surrealista avanti lettera in Le locomotive con le calze, pubblicato nel 1919, e teorico del cinema nel Manifesto della cinematografia futurista firmato nel '16 insieme a Marinetti, al fratello Corra, a Settimelli, Balla e Chiti".
Del film Vita Futurista sono rimasti solo alcuni fotogrammi che troverete in catalogo e il Direttore dei Musei Vaticani, fra l'altro, segnala "il ruolo di Ginna nella storia del cinema italiano all'inizio del Novecento è stato sicuramente importante. Ce lo fa capire Mario Verdone nel saggio pubblicato nel catalogo".
Scritta proprio da Martinetti (nel 1933, nelle edizioni futuriste di "Poesia") la prefazione di "Arnaldo Ginna L'uomo futuro" che riporto perché fonte di spunti di riflessione e approfondimento. "Fra gli ingegni futuristi Arnaldo Ginna è certamente il più elastico; lo conobbi circa venti anni fa nella prima sede della Direzione del Movimento in Via Senato 2, a Milano: spavaldo demolitore d’ogni passatismo, intento a sezionare acutamente gli illustri filosofi d’allora, e insieme preciso alchimista d’infinite ricerche scientifiche e medianiche. Mi si dichiarò però subito pittore preoccupato dì una tutta sua plastica futurista, che si staccava dal dinamismo plastico di Boccioni per caricare forme e colori di nuovissimi simboli e di angosciose complicazioni decadenti. Non era però in realtà un decadente nella creazione virile della sua « Lussuria », quadro pittorico ma anche tattile che offriva orizzontalmente alle mani del pubblico le sue seducenti e affascinanti imbottiture di raso rosso che realizzavano l’infinita varietà palpabile dei piaceri carnali. Ne illustrai l’originalità al pubblico intelligente, e ad Eleonora Duse, che frequentava la Galleria Sprovieri in Via del Tritone a Roma. Nell’atmosfera elettrizzata di quelle prime roventi battaglie futuriste tra Milano, Roma, Napoli, Palermo ecc. Arnaldo Ginna, con suo fratello Bruno Corra (lo stupendo creatore di « Sam Dum è morto » e dei piccoli capolavori « Con mani dì vetro »), formavano una coppia bizzarrissima di gentiluomini romagnoli che della sirapotente terra di Romagna avevano il fuoco di passione inesauribile senza averne la selvaggeria irruente. Apparivano ardenti ed educatissimi, slanciati verso il futuro con baldanza eroica e non di meno raffinati ed ebbri di delicatezza. Mentre gli occhi di Arnaldo Ginna bruciavano pateticamente come le canzoni romagnole, il ritmo di ciò che dipingeva e scriveva era così insolente e accelerato da spaventare e spaccare i salotti per i quali sembra, predisposto. Stupì non soltanto il titolo ma specialmente la sostanza del suo volume di novelle « Locomotive con le calze », col loro realismo di stantuffi matematici e la fantasia pazza dei loro fumi e camini inerpicantisi allo zenit delle più astruse indagini del pensiero. Non Novelle ma veri poemi in prosa o, meglio ancora, battaglie contro le metriche della vecchia poesia per cadenzare sogno e realtà in assoluta libertà. Vertigine di trovate espressive si determinava allora nelle sue molte opere pittoriche e nei suoi scritti. La sensibilità liricamente scientifica e scientificamente lirica di Arnaldo Ginna che, di colpo, vide nel cinematografo nascente il suo Dio unico ispiratore. A Firenze lo raggiunsi mentre elaborava il Film-futurista e il relativo manifesto in collaborazione coi maggiori futuristi. Quel film conteneva delle satire crudeli del passatismo alternate con prime apparizioni cinematografiche di puri drammi d’oggetti e di pure risse di proporzioni deformazioni dinamiche di immagini poetiche. Da allora l’attività di questo impetuoso e multiforme ingegno, fattosi sempre più padrone della grande arte e tecnica cinematografica, ne assalì genialmente tutte le possibilità. Radiologo, elettrotecnico indagatore dell’ultima psicologia, Arnaldo Ginna sogna sempre più e precisa un’arte nuovissima che oscilla fra la plastica e la matematica. Ne ha dato saggi luminosi recentemente nel giornale « Futurismo » sotto il titolo di « Scienzarte ». Con un balzo improvviso della sua sorprendente elasticità spirituale e geniale Arnaldo Ginna presenta ora al pubblico un libro sintetico che egli chiama « investigazione futurfascista dell’Uomo futuro ». Questo, attraverso uno stile trasparente agile e preciso, appare materiato di principii e intuizioni futuriste, vera proiezione del genio politico di Benito Mussolini e del suo temperamento tipicamente futurista”.

Dagli anni ’40 Ginna prosegue l’attività artistica e teorica nell’isolamento della residenza romana, lontano dalla vita pubblica e tornando su tematiche futuriste quando, all’inizio degli anni ’60, molti critici mostrarono ritrovato interesse.
La mostra
Dopo l'esposizione romana al museo Boncompagni Ludovisi, l'antologica sarà visitabile da domani alla Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti.
Per l'occasione riapre al pubblico, dopo oltre dieci anni, "l'Andito dagli Angiolini" una parte del Palazzo già adibita a mezzanino in epoca medicea e profondamente trasformata nel corso dell'Ottocento.
Gli ambienti, a metà tra la Galleria Palatina e la Galleria d'arte moderna riprendono la funzione espositiva con un allestimento museografico curato da Mauro Linari su iniziativa di Annamaria Giusti direttrice della Galleria d’arte moderna.
Questo ritorno, con una mostra di nicchia, ma con un tema culturale forte e deciso, parallelo allo svolgimento cronologico dell’arte del Novecento in Galleria, in buona misura lontano dai movimenti artistici ivi rappresentati, secondo la "missione" prescritta da Vittorio Emanuele III di Savoia.
Le novantanove opere (dipinti, disegni, installazioni e lavori editoriali) partono dagli anni ’10 del secolo scorso, si spingono alla fine degli anni ’30 per poi documentare, negli anni ’60, la ripresa da parte dell’artista di tematiche futuriste.
Pregevole il catalogo che va a colmare un vuoto. Edito da Gangemi, presentato da Cristina Acidini, Soprintendente del Polo Museale fiorentino, Maria Vittoria Marini Clarelli Soprintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani e con contributi scientifici di Mario Verdone sul cinema, Lucia Collarile sulle diverse attività dell’artista, Micol Forti sugli scritti teorici, Mariastella Margozzi sulla pittura, Giorgio Patrizi sui rapporti con le avanguardie, Daniela Carmosino sulle opere in prosa, in relazione con il contesto culturale di primo Novecento; schede e bibliografia a cura di Francesca Boschetti.

Che ne pensate?
Un’altra buonissima occasione per programmare un viaggetto estivo a Firenze?