Armando Donna
di // pubblicato il 27 Aprile, 2009
A chiusura avvenuta dell'undicesima settimana della cultura, abbiamo pensato di puntare i riflettori su uno di tali eventi fiorentini, quello dedicato ad "Armando Donna" maestro indiscusso del bulino contemporaneo che realizzò 497 stampe tra acqueforti, acquetinte e soprattutto bulini.
Allestito all'interno di uno dei luoghi di maggiore prestigio culturale, il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, è stato realizzato grazie alla donazione voluta dal figlio, Franco Donna, di quasi 120 opere grafiche che coprono la gran parte della carriera del padre, tra il 1948 e il 1992, offrendoci la possibilità di ricostruire i vari momenti del percorso creativo dell'artista piemontese.
La soprintendente Cristina Acidini ha definito la mostra “originale e raffinata, dimostrazione di grande coerenza di ispirazione e creazione, animazione spirituale e lievitazione interna”.

Nato a Vercelli, Donna compì gli studi presso l'Istituto di Belle Arti e realizzò le sue prime opere ispirandosi ai paesaggi vercellesi, piazze, vicoli, cortili e solo durante il servizio militare, a La Spezia, arriva la svolta di stile.
Infatti, dopo la lettura di un manuale di Guarnati ha come una rivelazione e inizia a conoscere e praticare la nuova tecnica alla quale è rimasto fedele per tutta la vita, iniziando ad esercitarsi da autodidatta su piccole lastre di rame.

Il bulino è una tecnica di incisione molto difficile e faticosa che non permette ripensamenti o correzioni, nasce alla fine degli anni '40 ed è ritenuta incisione rigida, storicamente collegata alla riproduzione delle opere delle arti maggiori.
Grande sfida per Donna quella di “superare quelle che sono le regole tecniche, la dimensione artigianale del fare artistico, per giungere alla creazione dell’opera d’arte”.

Le opere che ne riassumono la carriera ci consentono di cogliere lo sviluppo artistico e la ricerca di equilibri sempre più delicati, passando da modalità intense a modalità meno incisive, dall’utilizzo di lastre di dimensioni ridotte a lastre sempre più grandi.
Anche gli elementi ricorrenti nelle composizioni sono mutati negli anni partendo da rappresentazioni di vedute urbane, paesaggi di campagna e natura morta alla comparsa di personaggi, spesso sagome, che incarnano l’uomo nella sua condizione di angosciosa impotenza.
L’ultima fase della sua produzione è segnata dal trapasso dai soggetti ispirati ai paesaggi a una concezione più surreale, metafisica, dove la luna diventa un elemento ricorrente nelle rappresentazioni.

L’esposizione comprende anche alcuni disegni preparatori che ci permettono di ripercorrere i procedimenti e le fasi messe in atto dall’artista per immortalare le proprie emozioni.
Franco Donna ha ricordato così il lavoro del padre “Era un uomo pieno di sensazioni, ha inciso solo quello che sentiva. Normalmente il disegno preparatorio era uno solo ma la sua creatività non aveva limiti, l’incisione non avveniva subito dopo la stesura del disegno,anzi, lasciava i lavori nel cassetto e a distanza di tempo li recuperava e decideva se e come incidere”.

La grande tematica della solitudine che coglie l’uomo di fronte al suo destino ha accompagnato e affascinato Donna in tutta la sua produzione, ma il messaggio che si percepisce dalle sue opere non appare del tutto pessimistico, ma aperto alla speranza.