Areniamoci
di // pubblicato il 06 Giugno, 2010
…ma senza spiaggiarsi.
“Il nobile, distinto, memorabile, grande Teatro” saluta la ottantottesima edizione del Festival lirico, che dal 18 giugno al 29 agosto animerà l’estate dell’Arena di Verona.
Sotto le stelle scaligere troveranno la loro rappresentazione la Turandot, l’Aida, Madame Butterfly, la Carmen ed Il Trovatore, tutte con la regia e la cura delle scene di Franco Zeffirelli, un fiorentino in una città come Verona che, come scrive Giorgio Vasari, “per sito, costumi, ed altre parti è molto simile a Firenze”. Costruita nella prima età imperiale romana, per i ludi gradiatori, l’Arena è stata luogo per la rappresentazione di giostre e corse dei tori e dal 1913 ha segnato una rivoluzione copernicana dello stile scenografico, non più legato ai fondali dipinti nei chiusi teatri, ma capace di sfruttare il naturale scenico dell’ambiente, in una sorta di 3D ante litteram che trova nella realtà e nella conformazione della struttura la sua giusitifcazione tecnica.
Il successo di una simile innovazione ha inizialmente incontrato la critica - quando non la disapprovazione - di molti illustri musicisti: il grande Antonio Guarnieri sentenziò che “all’aperto si gioca a bocce, non si suona”. La storia ed il giudizio degli esperti ha messo in netta minoranza l’opinione del famoso direttore d’orchestra veneto. Il tenore Carlo Ventre, già Cavaradossi nella Tosca, così commenta in una intervista rilasciata al sito web dell’Arena: “È un teatro in cui si canta comodamente, con un'acustica meravigliosa, mi sono trovato benissimo, come mai in nessun altro teatro”; del resto chiunque sia stato ad una rappresentazione all’Anfiteatro scaligero ha potuto apprezzare un’acustica omogenea, nella quale la voce corre, si espande, mette in vibrazione l’aria circostante, abbracciando il pubblico per la lunghezza e la larghezza dell’intera struttura.

Anche in questa edizione del Festival andrà in scena Aida, opera d’esordio all’Arena nella storica stagione del 1913. Aida è l’ideale per un anfiteatro, indubbiamente nata per essere sorprendente e mastodontica, si presta naturalmente al meraviglioso e svela nella grandiosità dello spazio tutto il suo carisma. La regia di Zeffirelli ha già vestito l’opera, in formato esclusivo, per la Prima della Scala del 2006 e per L’Arena nel 2002, quest’ultima ricordata come “la più grandiosa mai vista sul pianeta”.