Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio oppure Arcimboldo tra natura e divino

di Amici in Visita // pubblicato il 17 Febbraio, 2011

di Daniela Vannini -

Volti stravolti e riavvolti, volti contorti e ricomposti. Al centro dei dipinti di Giuseppe Arcimboldo c’è sempre un volto, un’espressione, una metafora. C’è sempre un naso (o meglio una pera), una bocca che diventa una castagna, degli occhi che divengono ciliegie, una fisionomia da interpretare, un’immagine doppia da decifrare.
Ma che cosa si nasconde dietro questi volti? La risposta non è univoca anzi apre a infinite disquisizioni come dimostra la mostra che si è aperta il 10 febbraio a Milano a Palazzo Reale che celebra l’artista milanese attraverso un percorso singolare che contestualizza le opere di Arcimboldo collocandole nella Milano del Cinquecento fra i disegni grotteschi di Leonardo da Vinci e i preziosi manufatti delle officine artigianali milanesi dell’epoca, fra alcuni esempi di pittura ridicola di Vincezo Campi, Giovan Paolo Lomazzo e altri ancora per chiudere poi con le teste reversibili e la natura morta di Arcimboldo.

Francesco Porzio infatti avvalora, sulla base di analisi significative, l’ipotesi di un’origine lombarda delle teste composte sostenendo che la serie delle Stagioni di Monaco di Baviera sono autografe e precedenti a quella eseguita per Massimiliano nel 1563. Porzio rintraccia le radici dell’elemento burlesco che caratterizza le teste composte nei fantocci di frutta, salumi e dolciumi che sfilavano sui carri durante il Carnevale di Milano.
Quel che è certo è che di fronte a queste opere lo stupore e l’incanto hanno il sopravvento. Anche se di fatto ci sono molti modi di guardare i quadri di Arcimboldo. 
Tante sono le chiavi di lettura a cominciare dalla sua essenza estetica di pregiata fattura che incanta l’occhio dell’osservatore con l’originalità della composizione e la finezza dell’esecuzione.
I suoi volti si possono leggere anche come allegorie dell’armonico governo degli Asburgo alla cui corte Arcimboldo lavorò a lungo o semplicemente come “capricci”, “bizzarrie” frutto della fantasia dell’artista o ancora come riprese dal vivo di animali provenienti dall’Africa, dall’Asia e dal Nuovo Mondo e di nuove e rare specie di cereali e ortaggi come il mais e la melanzana che rivelano una conoscenza di tipo naturalistico. 

Ma è soprattutto la visione del mondo e delle cose che emerge dai dipinti di Arcimboldo a risultare, a mio avviso, particolarmente suggestiva e affascinante in cui l’uomo non è separato dalla natura, bensì ne fa parte integrante, è parte degli elementi e la natura è a sua volta parte dell’essere umano. Una perfetta simbiosi uomo-natura. 
A differenza dell’universo medievale dove al centro c’era Dio e della concezione rinascimentale in cui l’uomo e il suo io diventano il centro, nelle opere di Arcimboldo si giunge a una visione metafisica della realtà.
La concezione panteistica di Arcimboldo ci restituisce un mondo in cui tutti gli esseri sono trattati alla pari con eguale dignità. L’artista sembra voler esprimere un forte desiderio metafisico dell’uomo quello di voler appartenere al tutto, alla natura e al divino. 
Ciò che colpisce è anche come questa simbiosi viene resa ed evocata. Colpisce l’energia e la complessità dei grovigli arcimboldeschi, pensiamo ad esempio al Bibliotecario o al colore che esplode ovunque nel ritratto di Vertunno che raffigura un Rodolfo II dal sorriso enigmatico. Queste tele trasudano carnalità da tutti i pori.
Sono le piante, i fiori, gli animali, i pesci, gli ortaggi, i funghi e i cereali a dettare le forme umane. All’oggetto è affidato il compito di definire il soggetto, l’individuo. 
Tutto appare ameno ma armonico, tutto coincide perfettamente, ogni parte si adatta all’altra fino a divenire un amalgama dalle sembianze umane.
 
Si materializzano volti umani ritratti quasi nell’atto di pronunciare le loro ultime parole prima di decomporsi. Si ha la sensazione di una impossibilità di definire l’umano se non con l’altro da sé. Il volto umano si sostituisce con una combinazione di elementi sottoposti al logorio del tempo. Non vi è nulla di eterno o assoluto in tutto questo. Sembra piuttosto emergere con maggiore insistenza l’aspetto effimero e caduco della vita pervaso da una vena malinconica.
E allora non rimane che rappresentare, giocare con le metafore che sanno vincere il tempo e reincarnarsi in altro come hanno saputo fare molti secoli dopo i surrealisti come René Magritte o Salvador Dalì.
Comunque sia, Arcimboldo rimane un enigma che perennemente ci sfida a trovare nuovi codici, nuovi messaggi, nuove interpretazioni.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI
GIUSEPPE ARCIMBOLDO

  • Vertunno (Ritratto di Rodolfo II), 1590
    olio su tavola
    68x56 cm
    Castello di Skokloster, Svezia
    (inv. 11615)
  •  (copia di) Il bibliotecario
    olio su tela
    97x71 cm
    Castello di Skokloster, Svezia
    (inv. 11616)
  • L'acqua, 1566
    olio su legno di ontano
    66,5x50,5 cm
    Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gamäldegalerie
    (inv. GG 1586)


IN COPERTINA
un particolare
(copia di) Il bibliotecario
 

Catalogo edito da Skira

Mappa

Dove e quando

Arcimboldo. Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio

  • Fino al: - 21 Maggio, 2011
  • Indirizzo: Palazzo Reale, Milano, piazza del Duomo 12
  • Sito web

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