Archivio Vasari: non tutto è in vendita e non tutto può essere comprato
di // pubblicato il 23 Ottobre, 2009
Da quando è stata battuta la notizia, ho valutato attentamente quale potesse essere il tono migliore per commentare la vendita dell'archivio di Giorgio Vasari (Arezzo, 30 luglio 1511 – Firenze, 27 giugno 1574) a una holding russa per centocinquanta milioni di euro, mentre sono in preparazione i festeggiamenti dei cinque secoli della nascita.
L'archivio è formato da trentuno faldoni e contiene documenti autografi, corrispondenze, lettere - 17 di Michelangelo - e rientra nel patrimonio lasciato dall'autore delle "vite" agli eredi con il subentro, alla morte dell'ultimo, della Fraternita dei laici di Arezzo. Nel 1911 lo Stato acquista la casa del pittore, ma non i beni mobili in essa custoditi che la famiglia Spinelli, eredi dell'esecutore testamentario, cede alla famiglia Festari. Si arriva così ai giorni nostri con questa vendita di Giovanni Festari.
Operazione notificata al Comune di Arezzo dalla Soprintendenza archivistica della Toscana a cui è stata comunicata a norma di legge.

Giuseppe Fanfani, sindaco di Arezzo, ha chiesto un intervento dello Stato per evitare che i documenti finiscano in mani straniere e scrivendo immediatamente al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ospite di Vladimir Putin. Il Sindaco ha anche dichiarato che se la vendita verrà confermata, il Comune "chiederà una verifica degli atti alla Procura".
In una nota, Diana Toccafondi sovrintendente ai Beni archivistici, ponendo il vincolo che gli enti pubblici hanno sei mesi di tempo per un eventuale acquisto, palesa tutta la perplessità "non solo per l'enormità della somma, ma soprattutto perché l’archivio Vasari, chiunque ne sia il proprietario, è soggetto ad un vincolo pertinenziale e pertanto non può essere spostato da Arezzo. A ciò si aggiunge il fatto che il proprietario dell’archivio è deceduto alcuni giorni fa. Per questa ragione verrà informata l’Autorità giudiziaria".

Infine, oggi la dichiarazione presidente della Regione Toscana, Claudio Martini "Sono sicuro che in questi giorni, nel caldo della dacia, il presidente Berlusconi si è subito attivato nei confronti di Vladimir Putin in modo da bloccare la vendita dell'archivio Vasari a una holding russa". Il Governatore conclude "davanti a una situazione così paradossale non ci dovrebbe essere neppure spazio per iniziative di protesta. Se una vendita così assurda non fosse bloccata sarebbe una sconfitta grave per il nostro Paese. Non tutto è in vendita e non tutto può essere comprato: sono certo che Berlusconi, su questo, avrà convinto Vladimir Putin”.