appesi a un filo. bottoni della Galleria del Costume di Palazzo Pitti’
di // pubblicato il 10 Dicembre, 2007
Nel 1612 il lemma (“bottone”) si trovava nel Vocabolario degli Accademici della Crusa con una voce ben distinta: “piccola pallottolina di diverse fogge, e materie , che s’appica a’ vestimenti per affibbiargli”.
”appesi a un filo. bottoni della Galleria del Costume di Palazzo Pitti” è una novità per l’Italia perché, il collezionismo di bottoni, così come lo è stata la sua produzione, è una prerogativa del mondo anglosassone e francese e, prima di oggi,
non sono state allestite esposizioni monografiche dedicate all’accessorio, un’opportunità per riunire la famiglia per un pomeriggio al museo.
Attraversando l'arco temporale dal diciassettesimo al ventesimo secolo, alcuni pezzi sono molto rari con prevalenza di quelli del Settecento, periodo in cui fu fortemente incrementata questa particolare forma d’arte, il bottone è stato accessorio quasi esclusivo dell’abbigliamento maschile in bella mostra in lunghe file in corrispondenza delle aperture anteriori delle marsine, sulle maniche, sulle tasche, riuscendo anche a superare i ventiquattro esemplari a capo.
Per le donne, invece, erano riservati lacci e ganci di chiusura e, in molti casi i bottoni erano addirittura proibiti!
Acquistata nel giugno 2006 dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino, la collezione è dunque inedita e comprende circa tremila bottoni, riuniti da un ingegnere e imprenditore milanese di origine comasca, Alberto Riva, appassionato collezionista di oggetti di arte applicata, che, fino alla morte (1924) incrementò le sue raccolte. Alcuni esemplari sono incredibilmente belli: in metallo, smalto, porcellana o pietre preziose con figure, paesaggi, dipinti da illustri pittori che utilizzavano questa forma artistica quale mezzo di sostentamento.
Autentici gioielli non lontani da quelli del nostro tempo contemporanei. Ce ne sono di quelli che presentano figure classiche in ceramica Wedgwood o in conchiglia o pietre dure, forse inizialmente oggetti dove riversare creatività e inventiva, o, in alcuni casi, veri e propri manifesti politici come quelli che inneggiano alla presa della Bastiglia o ai personaggi del Risorgimento Italiano.
Proprio per questo, durante il percorso, sono stati inseriti oggetti e opere da supporto al visitatore per collocare esattamente il bottone nella cultura artistica del suo tempo.
Cristina Acidini, Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, rileva: "... tanto più é dato apprezzare i bottoni quando si trovano, come in questa mostra, catalogati criticamente e quindi messi in grado di esprimere i loro più intimi messaggi. Perché i bottoni, oltre che belli e utili, sono anche altamente significativi in rapporto al ruolo sociale dell’abito: si pensi, solo per fare un paio di esempi, a quelli delle uniformi militari o a quelli degli abiti da sera”.
Una mostra resa possibile da un lungo impegno non solo di Caterina Chiarelli, direttrice della Galleria del Costume, ma anche per l’apporto di cultori di provata competenza e la collaborazione di giovani studiosi che hanno avuto modo di applicare le proprie conoscenze nelle diverse sezioni dell’esposizione e del catalogo edito da Sillabe.
Inizialmente prorogata al 28 settembre 2008
sarà anticipatamente chiusa al 15 giugno 2008 per motivi di conversazione