Antoni Tàpies. Materia e Tempo
di // pubblicato il 21 Novembre, 2009
È con grande piacere annunciamo che il Museo delle Arti Catanzaro aprirà la stagione invernale con un nuovo importante appuntamento espositivo, dopo la personale di Alex Katz, quella Antoni Tàpies uno dei maggiori protagonisti europei.

L’esposizione curata da Albero Fiz, direttore artistico del MARCA, è promossa dalla Provincia di Catanzaro Assessorato alla Cultura con il patrocinio della Regione Calabria, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria. “Il MARCA è ormai una realtà di primo piano nel panorama artistico italiano e dopo essersi occupato dell’arte americana con la mostra di Alex Katz e aver collaborato al progetto Intersezioni con la presenza di Dennis Oppenheim, oggi affronta la ricerca di Tàpies che, meglio di ogni altro, riflette lo spirito dell’arte europea”.

Tàpies nasce a Barcellona nel 1923 ed è tra i fondatori della rivista e del gruppo “Dau al set” (la settimana faccia del dado) di impronta neo-dadaista. Compie molti viaggi e durante la sua carriera si susseguono molte mostre importanti dalla Biennale di Venezia, dove espone più volte negli anni, al Guggenheim di New York al Kunsthaus di Zurigo.
La rassegna presenta un gruppo di valori monumentali, in gran parte mai visti in Italia, focalizzati sull’indagine degli ultimi 3 decenni, opere che dimostrano l’attualità di una ricerca che rinnovandosi ha attraversato tutta l’arte del dopoguerra ponendosi come elemento di costante autocoscienza.
È parte integrante della mostra un’ampia introduzione storica con rilevanti testimonianze degli anni ’50 e ’60.
Tàpies ha affermato: “l’idea essenziale che mi viene in mente è trovare un’arte che stimoli una visione in profondità, che ci avvicini alla realtà autentica, alla vera natura dell’uomo. Con un approccio il più intenso possibile, si può entrare nel centro dell’universo”.

Oltre 50 sono le opere esposte tra dipinti, sculture, muri, disegni, composizioni grafiche e libri illustrati provenienti da importanti collezioni pubbliche e private italiane e straniere, a testimoniare la straordinaria vitalità dell’artista che ha saputo manipolare i materiali e le forme giungendo ad un risultato di assoluto equilibrio.
Secondo Fiz: “l’opera di Tàpies sconvolge l’ordine tradizionale delle cose per affermare una cosmogonia caratterizzata da improvvise deflagrazioni. I materiali sono infiniti in relazione ad un’assoluta libertà creativa dove dal fango al cartone, dai detriti alla paglia, tutto è sottoposto a verifica di fronte ad un’esistenza di continua metamorfosi”.
Ampio spazio è dedicato alla scultura, settore meno noto della ricerca di Tàpies con una serie di opere in terracotta tra cui “Divan” del 1987 o “T tombada” dello stesso anno o ancora “Terre sur marron foncè” del 1956 composizione di forte drammaticità.
Tra le peculiarità della rassegna va segnalata la presenza dei “Muri”, una serie di grandi opere degli anni ’80 dove l’artista interviene su lastre di lava smaltate, non a caso Tàpies è un’espressione catalana utilizzata per designare i muri.
Particolarmente significativa la riflessione di Jannis Kounellis “parlare di Antoni Tàpies è come guardare la sabbia desertica che si alza nel cielo tempestoso e, ricadendo con furia, dipinge tutto ciò che trova, di sabbia”.