Antichi “mangiari” lungo la via Francigena
di - pubblicato il 28 Ottobre, 2009 in Libri e pubblicazioni
I pellegrinaggi dei fedeli che attraversavano l'Italia per andare a visitare i luoghi di culto del cristianiesimo, non avevano in realtà, motivazioni esclusivamente religiose o spirituali.
Questo ci svela Fabrizio Vanni, giornalista e segretario scientifico del Centro Studi Romei, nel suo ultimo gustosissimo libro dal titolo Antichi “mangiari” lungo la via Francigena pubblicato dalla casa editrice fiorentina Le Lettere.
Il pellegrino diretto a Roma, infatti, durante il lungo viaggio, aveva necessità di alloggiare presso osterie o altre strutture dove poter dormire e mangiare. Nacque così una tradizione culinaria che si sviluppò lungo la Francigena e che rappresentò un'inconsapevole anticipazione di quelli che sarebbero poi diventati i nostri viaggi cultural-gastronomici.

Come ci ricorda Renato Stopani – uno dei massimi studiosi delle antiche vie del pellegrinaggio nel Medioevo – che ha scritto un saggio introduttivo al libro, pur essendo “il fattore religioso di gran lunga preminente, dato che costituiva la motivazione del viaggio”, il pellegrino era interessato anche ad altri aspetti della realtà non disdegnando il cibo e una particolare attenzione all'avvenenza delle donne incontrate lungo il tragitto.

Malgrado ciò, Vanni ci tiene a precisare che il rapporto che l'uomo medievale aveva con il cibo era molto differente dal nostro: la possibilità di potersi rifocillare infatti, era sempre vissuto come un omaggio del fato, poiché frutto di circostanze spesso non determinabili. E la regina della tavola rimaneva comunque la Fame “atavica”, considerato che “il più povero di noi occidentali è – dal punto di vista delle disponibilità alimentari – almeno dieci volte più ricco del più ricco individuo dell'XI secolo”.
L'autore smonta anche il mito dell'ospitalità medievale. Una volta che il pellegrinaggio divenne un fenomeno relativamente di massa, la gratuità dell'assistenza fu sempre più rara anche perché i pellegrini al fine di evitare spiacevoli incontri, spesso si organizzavano in grandi comitive.

La seconda parte del libro è dedicata a quanto è rimasto di “francigeno” nelle cucine tradizionali delle nostre regioni, lungo le quali si è sviluppata quella serie di percorsi che oggi si tenta in mdo riduttivo di unificare in un unico tracciato denominato appunto Via Francigena.
Si scopre così che alcuni piatti di origine medievali sono ancora saldamente presenti sulle nostre tavole. Basti pensare ai testaroli della Lunigiana, alle frittate farcite della Garfagnana, al buccellato lucchese e al panforte di Siena.

L'autore ci rivela che l'idea di questo libro è nata anni fa, quando gli fu richiesta una consulenza per una cena medievale che tuttavia, si deve ancora fare. Cucinare oggi piatti autenticamente medievali sarebbe infatti impresa non facile, dovendo calarsi nella scarsa disponibilità di cibo e strumenti dell'epoca e ad esempio rinunciare ad alcuni ingredienti come lo zucchero o i fagioli, oggi diventati comuni, ma che allora non esistevano.
