Annibale Carracci torna a risplendere a Brera
di // pubblicato il 30 Settembre, 2011
Indagini fisiche e chimiche, interventi precisi e minuziosi hanno soffiato via le polvere del tempo e riportare alla luce uno dei gioielli della pittura italiana fra Cinque e Seicento. E’ tornato a risplendere e a svelare tutta la sua bellezza “La Samaritana al pozzo” di Annibale Carracci, la grande tela della Pinacoteca di Brera, grazie al lavoro condotto da Roberta Grazioli, sotto la direzione di Ede Palmieri, e al supporto dell’Istituto Credit Suisse.
Con il restauro della Samaritana di Annibale e con quello imminente di Cristo e l’Adultera del fratello Agostino, si concluderà in breve tempo il progetto di revisione della prestigiosa serie di tre dipinti, iniziata qualche anno fa con il recupero della tela Cristo e la Cananea del cugino Lodovico Carracci.

La storia
Le tre tele raffigurano episodi evangelici in cui Cristo incontra personaggi femminili e assieme alla decorazione a fresco delle volte e dei camini delle stanze di palazzo Sampieri, rappresentano l’ultima impresa collettiva bolognese dei Carracci, subito prima del trasferimento a Roma di Annibale e poco dopo di Agostino, alservizio del Cardinal Odoardo Farnese.
“La Samaritana” viene commissionate alla fine del Cinquecento - la data di riferimento è il 1593 - per il palazzo di famiglia, ancora oggi esistente a Bologna in Strada Maggiore, dal giovane abate Astorre Sampieri, per celebrare l’arrivo della carica senatoriale dei Sampieri e l’inizio della sua brillante carriera ecclesiastica.
Arrivata a Brera nel 1881 insieme ad altri lavori dei Carracci e ad opere di Guercino, Guido Reni e Francesco Albani, come saldo dei debiti che i marchesi Sampieri avevano contratto con l’erario, la tela rappresenta insieme alle altre, una importantissima testimonianza per l’arte italiana a metà tra il Rinascimento e l’Illuminismo. Frutto dei dettami dell’Accademia bolognese degli Incamminati, fondata a Bologna intorno al 1585 sul valore che il Concilio di Trento volle dedicare alle immagini per diffondere la fede, nella Samaritana incantano anche la dolcissima ambientazione pastorale della scena, derivata dal clima culturale suggerito dai poemi del Tasso, la sospesa solennità del momento, la calibratura dei gesti e degli affetti, la piacevolezza della armonia cromatica.
Come fa notare Sandrina Bandera, Direttore della Pinacoteca di Brera e Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Milano, indipendentemente dalla tecnica e dalle differenze stilistiche, queste due tele rappresentano una risposta personale e ricca di suggestioni poetiche, soprattutto in Annibale, alla grande tradizione classica che a partire dal soggiorno romano avrebbe travolto i due artisti, destinati a diventare i grandi campioni del classicismo e considerati a tutti gli effetti continuatori di Raffaello.
Il restauro
Più di mezzo secolo fa in occasione dell’esposizione alla Mostra dei Carracci a Bologna nel 1956, entrambi i dipinti avevano già affrontato un intervento di restauro, ma attualmente le opere presentavano oltre a una vernice offuscata e ossidata, una crettatura con pericolosi sollevamenti e numerosi fenomeni di “distacco” e piccole cadute di colore e quindi particolarmente bisognose di cure. Si sono rese necessarie prima del restauro una serie di analisi non invasive che senza toccare la pittura hanno potuto fornire moltissime informazioni sulle tecniche pittoriche e offrire materiale per costruire una banca dati dedicata alla pittura dei Carracci.

Come occhi indiscreti che hanno potuto spiare sotto il dipinto e rivedere i momenti creativi dell’artista, forti delle più sofisticate e moderne conoscenze tecniche, sono state le indagini fotografiche specialistiche eseguite da Simone Cagli e Gianluca Poldi, fisici esperti in ricerche nel campo della storia dell’arte, e quelle chimiche con microscopici e delicatissimi sondaggi di Silvia Bruni ed Eleonora De Luca.
Le analisi riflettografiche e le transilluminazioni in infrarosso hanno scoperto sotto il dipinto il disegno preparatorio con la stesura fresca e sciolta di Annibale Carracci, ma anche i non pochi ripensamenti e le correzioni in corso d’opera, in particolare nella figura del Cristo la posizione del braccio destro, la postura di tutta la gamba sinistra e l’andamento dell’intero panneggio.
Sempre grazie alle analisi in infrarosso falso colore, si è scoperto come nel mantello di Cristo siano stati usati fianco a fianco la più economica azzurrite e il più prezioso blu di lapislazzuli per arricchire l’effetto cromatico finale. Così anche nel cielo e nel paesaggio dove i due pigmenti usati in modo complementare dove il cielo appare, a causa delle ossidazioni, in falso colore rosa in presenza di blu di lapislazzuli, e blu in presenza di azzurrite.
E ancora una piccola curiosità che aggiunge, se ce ne fosse bisogno, il sapore di un’altra scoperta all’attentissima opera di restauro. Oltre che sulla tela i restauratori sono interventi anche sulla cornice in foglia d’oro intagliata che si è scoperto essere proprio quella originale di casa Sampieri.