Anni Trenta. Arti in Italia oltre il Fascismo

di Sara Bello // pubblicato il 30 Settembre, 2012

Con l'inizio dell'autunno, Palazzo Strozzi inaugura una nuova stagione espositiva che fa rivivere un periodo estremamente complesso e controverso della nostra storia nazionale. Anni Trenta. Le arti in Italia oltre i Fascismo ci accompagnerà, fino al 27 gennaio 2013, alla riscoperta degli albori della modernità.
Al contrario di quanto ritenuto in passato, si tratta di una fase di grande fermento per la cultura, intesa a 360 gradi: scientifica, artistica, musicale, letteraria ed economica, con il decollo del settore industriale, agrario, bancario, aeronautico e navale. Una cultura di massa, che tende sempre più ad ampliare il numero dei suoi fruitori, anche grazie ai nuovi mezzi forniti dalla tecnologia e dalla pubblicità: radio, cinema, manifesti, rotocalchi e fumetti raccolgono molteplici spunti, idee e immagini dalle “Belle Arti”, e le trasmettono al grande pubblico. Siamo all'inizio dell'era moderna, così come viene intesa ancora oggi.
Gabriele Mucchi (Torino 1899-Milano 2002), Maschere, 1930;
Era il 1967 quando per la prima volta gli anni Trenta furono riconsiderati nel loro complesso. Proprio a Firenze, e proprio a Palazzo Strozzi. Nella mostra Arte moderna in Italia 1915-1935, l'allora curatore Carlo Ludovico Ragghianti radunò oltre 2000 opere, molte delle quali inerenti al decennio qui preso in considerazione. Nonostante tale rassegna abbia soltanto una limitata sovrapposizione cronologica, essa costituisce un precedente fondamentale per ciò che i curatori si sono proposti di fare oggi, poiché la valutazione delle opere fu fatta esclusivamente sul piano estetico e qualitativo, svincolandole dai risvolti ideologici, talvolta arbitrari e opinabili, con una prospettiva che quindi rimetteva in discussione l'arte di tutto il periodo.
A distanza di quindici anni, nel 1982, una seconda esposizione dal titolo Anni Trenta si poneva l'obiettivo di continuare il percorso intrapreso lungo questa strada, selezionando opere non necessariamente schierate in senso politico, e gettando nuova luce sulle forme d'arte italiana che allora si affacciavano sulla scena nazionale: arte pubblica, di propaganda e muralismo, in linea con le visual art internazionali.

In questa prospettiva si pone anche l'odierna rassegna di Palazzo Strozzi, con un'aperta dichiarazione fin dal titolo: Arti in Italia oltre il Fascismo, dove la parola “oltre” indica la necessità di non fermarsi alla connotazione ideologica. In base a questa logica, gli anni Trenta, centrali per il Fascismo, andrebbero ripensati in un modo nuovo, liberandosi cioè dal pregiudizio in base a cui a quel tempo sarebbe stata annientata qualsiasi forma della creatività umana, per dar vita a una fase monotona della nostra storia artistica nazionale. Dunque un periodo che cela forti contrasti e ambiguità, come lo silenzioso ed enigmatico della Donna al caffè di Antonio Donghi, scelto come manifesto della mostra.
Fu un periodo di grande vitalità, tanto sul piano economico quanto su quello culturale, elemento che è possibile cogliere solo se ci si svincola dall'idea che la situazione artistica sia legata a quella politica e istituzionale. L'obiettivo della mostra, grazie alla presentazione di opere dall'indubbio valore estetico ed artistico, consiste proprio nel liberarsi da questo pregiudizio, per creare uno sguardo capace di guardare con occhi nuovi.
Pippo Rizzo (Corleone 1897-Palermo 1964), Il nomade, 1929;
Per questo motivo i curatori hanno scelto di adottare il punto di vista di chi negli anni Trenta ha vissuto e operato. “Ci siamo messi gli occhiali dei contemporanei”, chiarisce il curatore Antonio Negri, capogruppo di una squadra formata anche da Silvia Bignami, Paolo Rusconi, Giorgio Zanichetti e Susanna Ragionieri per la sezione di Firenze. “La mostra propone un approccio secondo la prospettiva del tempo – continua – vale a dire che ci siamo sforzati di restituire come la critica di allora considerasse l'arte degli anni Trenta, per cercare di liberare dal pregiudizio che si ha di questo periodo storico”, erroneamente percepito come statico, desolante sul piano artistico e culturale, quando invece fu pervaso da molteplici impulsi creativi.

La scelta delle opere (96 dipinti, 17 sculture e 20 oggetti di design) ha quindi privilegiato pezzi che effettivamente in quegli anni furono al centro del dibattito artistico: capolavori esposti alle Biennali, alle Quadriennali, alle grandi Mostre Sindacali e acquistati da musei e istituzioni pubbliche. Artisti e opere che segnarono fortemente il periodo, e che costituiscono le colonne dell'arte italiana del XX secolo.
In occasione dell'inaugurazione di una mostra sul Novecento, Mussolini dichiarò di non volere un'arte di stato. In realtà il sistema delle arti durante il Regime fu molto rigido, basato da un lato sulle Biennali di Venezia, di fama internazionale, e dall'altro sulle Mostre Sindacali, a carattere locale, in cui veniva data visibilità a giovani e spesso spregiudicati artisti, e che costituivano una sorta di trampolino di lancio per arrivare alle Biennali e Quadriennali. Tuttavia dal punto di vista stilistico il Regime non fissava un canone prestabilito; per questa ragione nel decennio convivono opere estremamente eterogenee, che trovano puntuale riscontro in mostra: da un lato artisti neoclassici e naturalisti, di tradizione ottocentesca, dall'altro artisti più aperti alle tendenze espressioniste, astrattiste, cubiste, surrealiste e metafisiche.
Lorenzo Viani (Viareggio 1882-Ostia 1936), Georgica, 1929;
E' quindi con gli occhiali degli anni Trenta che ci addentriamo nelle sale di Palazzo Strozzi, attraverso le sue sette tappe espositive. La critica di allora proponeva una lettura degli accadimenti di quegli anni per Centri e scuole. La Torino raffinata di Casorati, aperta alla Francia; Milano, guidata da Sironi, Carrà e Funi, con una situazione aggiornata e aperta alle molteplici tendenze europee, anche in contrasto tra loro; Firenze, con Soffici, Rosai, Viani, a metà tra Naturalismo e Modernismo; così come la Roma di Donghi e Carena, divisa tra Classicismo e Realismo; e infine Trieste con le sue atmosfere in bilico tra Surrealismo e Metafisica.

La seconda sezione è dedicata ai Giovani e “irrealisti”. Le nuove generazioni di artisti si mostravano meno ancorate alle tradizioni locali e più aperte alle tendenze mitteleuropee. Proprio a Firenze nel 1933 ebbe luogo un'esposizione a loro dedicata, facendoli entrare così a pieno titolo nel dibattito artistico: Ugo Ojetti, grande intellettuale del tempo, contestò apertamente il loro distacco dalla tradizione naturalista. Ma se da un lato la critica non accoglieva di buon grado questi artisti, dall'altro essi, proprio in virtù del loro sperimentalismo, aspiravano a superare le barriere locali, l'organizzazione “per scuole”, in nome di una nuova arte sovranazionale, aperta e aggiornata su quanto stava accadendo nel resto d'Europa: Espressionismo, Astrattismo, Futurismo, Metafisica, Primitivismo, convivono e talora si scontrano con la tradizione naturalista e classicista, fornendo una panoramica eterogenea di questo nutrito gruppo di artisti, dove spiccano i nomi di Guttuso, Prampolini e Fontana, allora esordiente scultore.

La sezione Artisti in viaggio prende in considerazione da un lato gli artisti stranieri che soggiornarono in Italia, dall'altro quelli italiani che soggiornarono all'estero per aggiornarsi sulle novità internazionali. Di grande rilievo è l'esperienza francese degli “Italiens de Paris”, tra cui De Chirico, Savinio e De Pisis.
Proseguiamo il nostro percorso con l'Arte pubblica, che vuole grandi interventi di pittura (muralismo), di mosaico o scultura decorativa per le facciate degli edifici. Essendo destinati ad architetture e uffici pubblici, in mostra ne sono esposti bozzetti e disegni preparatori, anche di grandi dimensioni. Si fa sentire il peso del Regime, ben consapevole che l'arte veicola un messaggio e che quindi può avere un forte impatto sull'opinione pubblica. Si tratta infatti di un'arte di propaganda, volta alla celebrazione del Fascismo.
  Adolf Ziegler (Brema 1892-Varnhalt 1959), I quattro elementi  (Die vier Elemente), ante 1937;     Terra e Acqua (pannello  centrale) cm 171 x 190,8, Fuoco (pannello sinistro) cm 170,3 x  85,2, Aria (pannello destro);
La sala successiva è dedicata ai Contrasti: ragioni estetiche e ideologiche, modernità e tradizione danno vita a un dibattito sempre più acceso nel corso del decennio, che culmina in Germania con la questione dell' “arte degenerata”, e su cui si allinea l'Italia a seguito della  promulgazione delle Leggi Razziali, nel 1938. Il Regime condanna apertamente tutte quelle opere non conformi ai crismi del potere. Un articolo estratto dalla rivista Il Tevere etichetta questi artisti come “bolscevichi”, “giudei” e ne pubblica le immagini relative, alcune delle quali visibili in mostra. In stridente opposizione con tale "entartete Kunst”, viene proposto il canone di perfetta bellezza nazista, attraverso il trittico di Ziegler, consigliere artistico di Hitler, dal titolo I Quattro Elementi. L'opera, finora mai esposta in Italia, è particolarmente significativa, e il Führer stesso l'aveva appesa nel suo salotto.

Segue una sala dedicata alle arti cosiddette minori: il design e le arti applicate. E' in questo periodo che nasce infatti il disegno industriale, il Made in Italy, in cui lo Stivale, ora come allora, eccelle. “La via italiana alla modernità”, come la definisce Susanna Ragionieri, “si esprime attraverso un'originale rimeditazione degli stimoli provenienti dal contesto europeo (…) combinata con l'ascolto e la riproposta di una tradizione – quella italiana del Trecento e Quattrocento (…) in una tensione verso l'essenzialità e purezza di forme, spesso venate da una sottile inquietudine”. In questi anni tali criteri si esprimono attraverso la ricerca del razionalismo, negli arredi (mobili e soprammobili) e nell'impianto stesso dell'abitazione, come ci mostra anche un film realizzato con la collaborazione della Cineteca di Milano.
    Richard-Ginori su disegno di Gio Ponti (Milano 1891-1979),  Urna con coperchio con decoro “Trionfo dell’Amore”, 1930  circa;
L'ultima sezione espositiva, a cura di Susanna Ragionieri, è dedicata a Firenze, vera e propria fucina culturale nel campo della letteratura, dell'editoria (numerosissime le riviste allora fondate), nonché della musica, con la nascita del Festival del Maggio Musicale Fiorentino, nel 1933. La città si rinnova e cambia faccia anche sul piano urbanistico, e accanto agli edifici storici vengono costruite nuove strutture: la Stazione di Santa Maria Novella, lo Stadio, la Scuola di Guerra Aerea, la Manifattura Tabacchi. Il piano di riassetto coinvolge molte zone della città, e anche Palazzo Strozzi nel 1937 viene venduto dall'omonima famiglia per essere restaurato, e nel 1940 torna all'antico splendore, divenendo sede espositiva, oltre che sede del prestigioso Gabinetto Viesseux. Un primo nucleo di opere ci parla di Artisti, poeti, musicisti: un territorio comune, evidenziando le intime connessioni tra le diverse arti. Opposta ma complementare, La forza della provincia e delle origini. Completano la panoramica fiorentina Mito e mediterraneo e Il mito della modernità, tra presenze internazionali, eredità rinascimentali e aspirazioni al rinnovamento. Il percorso si chiude con opere di profonda inquietudine. Dietro un paesaggio apparentemente bucolico si staglia un mare in tempesta, soverchiato da un cielo pervaso da nubi nere che nulla promettono di buono. O ancora, sotto le esili sembianze di uno spaurito fanciullo si cela David, un anti-eroe, in ginocchio, uomo contemporaneo che alla vigilia del Secondo Conflitto Mondiale si presenta in tutta la sua fragilità, lontano anni luce dai David dell'età dell'oro della Firenze di Donatello e Michelangelo.
  Giacomo Manzù (Giacomo Manzoni; Bergamo 1908-Roma  1991), David, 1938;
Come Palazzo Strozzi ci ha abituato nel corso degli eventi espositivi, un ricchissimo calendario di iniziative collaterali è previsto per tutta la durata della mostra, consultabili sul sito, tra cui cicli di conferenze, pubblicazioni di libri, proiezioni cinematografiche gratuite al Cinema Odeon (tutti i martedì, ore 20.30), cinque mostre tematiche a ingresso libero in diversi istituti della città e laboratori per bambini e famiglie, di cui presto vi parlerà la nostra piccola Matilde.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Gabriele Mucchi (Torino 1899-Milano 2002), Maschere, 1930;
    olio su tela; cm 72 x 58. Collezione privata
    (© BILD-KUNST. Fotografia di Gabrio Mucchi )
  2. Pippo Rizzo (Corleone 1897-Palermo 1964), Il nomade, 1929;
    olio su tela; cm 161 x 99. Palermo, Galleria d'Arte Moderna "Empedocle Restivo", inv. 1325
    (© Civita Sicilia )
  3. Lorenzo Viani (Viareggio 1882-Ostia 1936), Georgica, 1929;
    olio su tavola; cm 125 x 203. Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro, inv. 895
    (© Fondazione Musei Civici di Venezia, Archivio Fotografico)
  4. Adolf Ziegler (Brema 1892-Varnhalt 1959), I quattro elementi (Die vier Elemente), ante 1937; Terra e Acqua (pannello centrale) cm 171 x 190,8, Fuoco (pannello sinistro) cm 170,3 x 85,2, Aria (pannello destro);
    tela, cm 161,3 x 76,7. Monaco di Baviera, Bayerische Staatsgemäldesammlungen - Pinakothek der Moderne
    (© 2012. Foto Scala, Firenze/BPK, Bildagentur fuer Kunst, Kultur und Geschichte, Berlin )
  5. Richard-Ginori su disegno di Gio Ponti (Milano 1891-1979), Urna con coperchio con decoro “Trionfo dell’Amore”, 1930 circa;
    porcellana e oro segnato con punta d'agata ; cm 50, ø cm 52,5. Sesto Fiorentino, Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia, inv. 3450
    (© Sesto Fiorentino, Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia )
  6. Giacomo Manzù (Giacomo Manzoni; Bergamo 1908-Roma 1991), David, 1938;
    bronzo; cm 58 x 53 x 48. Roma, GNAM- Galleria Nazionale d'Arte Moderna, inv. 5797
    (© Roma, GNAM-Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Su concesssione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Fotografia di Giuseppe Schiavinotto)

In copertina:
Antonio Donghi (Roma 1897-1963), Donna al caffé, 1931
olio su tela; 80 x 60 cm; Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, GalleriaInternazionale d'Arte Moderna di Ca' Pesaro
(© Fondazione Musei Civici di Venezia, Archivio Fotografico)

Catalogo Giunti

Mappa

Dove e quando

Anni Trenta. Arti in Italia oltre il Fascismo

  • Date : 22 Settembre, 2012 - 27 Gennaio, 2013
  • Indirizzo: Palazzo Strozzi: Piazza Strozzi 1, 50123, Firenze
  • Sito web

Salva l'evento nel calendario (formato iCal)