Angelo Monico - La poesia del silenzio
di // pubblicato il 25 Febbraio, 2010

Arte come rappresentazione del silenzio e silenzio come manifestazione dell'arte; questa la lezione di molti autori che hanno saputo fare del "non manifesto" una forma espressiva e che hanno saputo tramutare l'assenza in essenza e presenza.
La possibilità di lavorare sottraendo e giungendo così alla vera natura dell'espressione: un approccio all'arte che possiamo ritrovare in oriente come in occidente; nella tradizione come nella sperimentazione più contemporanea.
L'Haiku giapponese, un breve componimento poetico semplice ed essenziale che elimina i virtuosismi e gli orpelli stilistici e formali per parlare di sentimenti intimi e dare spazio alla riflessione individuale.
Nella poesia "L'Infinito" (1819) Giacomo Leopardi parla di "sovrumani silenzi e profondissima quiete" in un idillio in cui silenzio e quiete sono valori assoluti e primari per la riflessione poetica e la pace individuale.
Molto dopo, John Cage, musicista assolutamente innovativo che segnò con il suo passaggio la storia della musica, del suono e della performance e che seppe esplorare negli anni, una molteplicità di media artistici, compone nel 1952 l'opera 4' 33", traendo ispirazione dalla camera anecoica dell'università statunitense di Harvard, un luogo completamente insonorizzato in cui poter "ascoltare il silenzio".

Se nella poesia e nella composizione musicale i silenzi sono parte integrante dell'opera, anche la pittura può essere il tramite attraverso il quale il silenzio si manifesta in tutta la sua pervasività.
Nato a Lodi nel maggio del 1915 e morto nella medesima città nel 1995, il pittore Angelo Monico seppe tradurre il silenzio in opere dense e poetiche, essenziali e allo stesso tempo ricche.
A quindici anni dalla morte, il critico, amico e collezionista Tino Gipponi ne ha raccolto i lavori per dare spazio alla discreta voce di uno degli artisti più importanti del dopoguerra lodigiano.
La poetica del silenzio, sommessa e celeberrima manifestazione di capacità introspettiva viene esplorata e d esposta in mostra presso gli spazi di BipielleArte di Lodi dal 20 febbraio al 18 aprile 2010, attraverso il percorso espositivo che comprende un nutrito corpus di opere di cui dipinti ad olio, disegni e bozzetti provenienti da collezioni private; lavori che l'autore stesso, non sempre aveva esposto e resi pubblici.
Una mostra ma anche una lezione di introspezione attraverso un approccio figurativo intimo e privato che si palesa nella rappresentazione dei soggetti più diversi.
Una introspezione che parte già in giovane età da un autoritratto, sommessa e pallida raffigurazione del 1931 dominata da tonalità velate e opache, per poi spostarsi verso i ritratti di donne e figure femminili.
Esemplare l'opera "La Madre" del 1945, dipinto a olio la cui protagonista è una donna, seduta e austera, che sembra attendere silenziosamente.
Non a caso una delle opere in mostra ha come titolo proprio "L'attesa", anche in questa raffigurazione, una donna dalle mani sul grembo fissa lo sguardo sullo spettatore creando un silenzio quasi spiazzante.

Lo stesso senso di silenziosa attesa che si respira guardando "Bambina alla porta", contemporanea all'opera precedente, anche qui, la luce e la ricerca di un realismo "magico" sembrano per certi versi evocare la ricerca pittorica del gruppo Novecento.

Del 1946 è invece la scena di quotidianità raffigurata nel trittico: donne sulle rive del fiume Adda che nonostante parti della stessa opera appaiono come isolate e indipendenti tra loro.
Una pittura dominata da donne che si allontana dai soggetti femminili solo in alcuni casi, quando l'occhio del pittore lodigiano si eleva e come in volo osserva i tetti delle case: blocchi perfettamente geometrici, forme esattamente definite nello spazio e dai colori omogenei e pastosi sotto un cielo caldo e una luce che conferisce ai piccoli e sobri nuclei abitativi un'aura familiare e accogliente.
Questa è la voce di Angelo Monico, poeta del silenzio capace di modulare questo complesso linguaggio attraverso le forme e i colori delle proprie opere; maestro discreto ci una continua ricerca nella complessità dell'Io prima di tutto, in una indissolubile corrispondenza tra arte e vita.
