Andy Warhol. Dall’apparenza alla trascendenza.
di // pubblicato il 22 Gennaio, 2012
Ai piedi delle più alte vette d’Europa appuntamento con il padre indiscusso della Pop Art americana. Una ottantina di opere di Andy Warhol saranno in mostra fino all’11 marzo nelle storiche sale del Centro Saint-Bénin di Aosta.
L’esposizione “Andy Warhol Dall’apparenza alla trascendenza” curata da Francesco Nuvolari, presenta lavori creati tra il 1957 il 1987 provenienti da ventitré diverse collezioni. Un omaggio a un artista chiave del XX secolo, che documenta lo straordinario percorso di questo personaggio famoso come una rock star, conosciuto dal pubblico di tutto il mondo.

Pezzi unici, serigrafie, grafiche, multipli e memorabilia selezionati in modo tale da documentare l’intero percorso artistico di Warhol attraverso opere, diverse per tecniche e dimensioni, fra cui spiccano i ritratti dei personaggi più in vista, a livello mondiale, degli anni ’60 e ’70: da Mao Tse-Tung a Marilyn Monroe, da Mick Jagger a Liza Minnelli. Un intenso autoritratto e tutti gli altri soggetti a cui Warhol si dedicò e che contribuirono a consolidare la sua straordinaria fama, come ad esempio gli Space Fruits, con Peaches, pezzo unico prodotto nel 1978, le celeberrime Campbell’s Soup, i Carton Box, i Flowers, gli oggetti e le copertine di riviste e le cover discografiche più famose, veri oggetti culto per i collezionisti, The Rolling Stones, Sticky Finger del 1971. Una copertina di Lp originale, autografata da Warhol e da Mick Jagger e The Velvet Underground and Nico del 1967 ed altri ancora.

Come molti hanno sottolineato, Warhol attraverso l’uso ripetitivo, decontestualizzato e su vasta scala di immagini pubblicitarie di noti prodotti commerciali, Coca Cola e Campbell’s Soup su tutti, e di immagini di forte impatto come ad esempio la sedia elettrica, svuota di ogni significato le sue rappresentazioni suggerendone uno completamente nuovo. Un'arte fortemente provocatoria, per il tempo in cui fu generata, che ha fatto di lui il primo che intuì nell'oggetto banale e quotidiano impensati poteri comunicativi e la potenzialità di essere “opera d'arte”.
L’oggetto artistico come bene di consumo, come uno dei tanti prodotti commerciali, senza alcun intervento da parte dell'artista se non una totale “de-contestualizzazione”. Un concetto base della Pop Art. Una riproduzione seriale destinata al grande pubblico in aperto contrasto con il concetto di unicità dell’opera d’arte.

La Pop Art, come ci suggerisce Francesco Nuvolari dalle pagine del catalogo di Sala Editori, si ispiro infatti alle immagine tipiche e ricorrenti di quegli anni e quindi molto conosciute dalla cultura di massa. Warhol non si oppose al consumismo dilagante e imposto dal capitalismo, anzi ne sfruttò le prerogative e necessità. I volti di personaggi famosi raffigurati in serie non sono testimoni della loro storia, ma del loro trionfo mediatico e della loro definitiva consacrazione nell’immaginario collettivo, usando volutamente il linguaggio stilistico pubblicitario.

Come scrisse nel lontano 1964 il critico G. Carlo Argan in occasione della 32^ Biennale di Venezia che consacrò davanti al grande pubblico la Pop Art americana “L'uomo massa è stupido e avido … non soffre, non gode … tutto ciò che può desiderare, è un tubo di dentifricio più grosso, enorme o un peperone più rosso, rossissimo. Così le cose gli crescono intorno, mentre l'umano si fa sempre più piccolo e finalmente scompare senza dolore, in anestesia totale: perché due cose sono inesorabilmente vietate nell'inferno terrestre, la memoria del passato e l'attesa del futuro".
Una interessante riflessione che dopo tanti anni le opere di Warhol possono ancora portarci a fare ? Merita il viaggio fra le montagne della Valle d’ Aosta per provare a scoprirlo.