AmazonLife Project. Viaggio in Amazzonia
di // pubblicato il 17 Giugno, 2009
Uno dei viaggi rimasti "scolpiti dentro" è quello in Amazzonia e nonostante i diciotto anni trascorsi, sono ancora nitidissimi i ricordi di colori, suoni, rumori, odori, suggestioni ed atmosfere di violenza e poesia.
Aver vissuto, anche per poco tempo all'interno della maggiore foresta pluviale, aver scoperto l'intensità di quelle notti e le albe successive, essere entrati in simbiosi con i ritmi della vita in foresta, cambia radicalmente il modo di concepire il quotidiano, le corse frenetiche, i comportamenti di chi, tanto per fare il primo esempio di imbecille patentato che viene in mente, sale con lo scooter sul marciapiede per non essere più capace di attendere il tempo necessario alla svuotatura di un cassonetto.
Imperdibile, quindi, la mostra fotografica di Marco Paoli e Pierpaolo Pagano con un video installazione di Fabio Ferioli, progetto curato da Cosimo Chiarelli e promosso da AmazonLife.

AmazonLife Project. Viaggio in Amazzonia racconta un viaggio dove la voce narrante è l'acqua.
Quella del Rio delle Amazzoni (incredibile e indimenticabile l'emozione del punto dove si definisce iniziare il grande fiume formato dall'unione del Rio Negro con il Rio Solimoes: per una mezza dozzina di chilometri le due diverse temperature, densità e velocità di scorrimento fanno continuare i percorsi paralleli e senza fusione delle loro acque di colore differente) che attraversa la regione dell'Acre dove vivono i Seringueiros.
Sono invece le acque del Rio Negro a bagnare la metropoli Manaus e quelle del Rio Xingù dove ancora vivono le popolazioni degli Indios Kayapò. Vite diverse, testimonianze ugualmente importanti della storia e della cultura dell'Amazzonia.
Le 35 immagini in mostra testimoniano alcuni aspetti di una comunità di seringueiros (da seringueira pianta del caucciù ) che estraggono e lavorano a mano il cuoio vegetale, ripresi durante l'estrazione del lattice dal tronco con piccoli tagli sulla corteccia, poi steso e spalmato su una tela in cotone organico e sottoposto a un processo di vulcanizzazione e di asciugatura all'aria. Di Manaus le atmosfere cupe di cieli plumbei dovuti all'implacabile processo di deforestazione (volando sulla foresta ho perso il conto dei fuochi che si vedono).

Le immagini scattate in Mato Grosso entrano in uno dei villaggi dei Kayapò o Mebengokre "il popolo che venne dall'acqua" come loro preferiscono definirsi, una fra le popolazioni indigene sopravissute. A Capo di questa comunità, Raoni, che da oltre 30 anni si batte contro il disboscamento della foresta pluviale amazzonica e per il rispetto dei diritti dei popoli indigeni e se hanno già conquistato la demarcazione del proprio territorio, continuano a stare in allerta in difesa di foresta e acque.
Il Curatore spiega come AmazonLife Project nasca in occasione di una recente spedizione attraverso l'ultimo grande polmone del pianeta: "17 voli in 15 giorni, estenuanti trasferimenti in jeep, lunghe ore di navigazione su imbarcazioni di fortuna.

La spedizione si è compiuta certamente al di fuori dalle rotte usuali del turismo, ma scandita dai ritmi rapidi del viaggiare contemporaneo." E ancora "Il lavoro visivo che gli autori hanno compiuto non si configura facilmente come un reportage di viaggio, né come una denuncia etnografica/ecologica.
L’emergenza antropologica e la tragica realtà della deforestazione, che sono profondamente legati all'immaginario contemporaneo della regione, rimangono completamente e volutamente sullo sfondo. Le loro immagini riflettono invece una prospettiva artistica, del tutto soggettiva.
Descrivono il loro rapporto emotivo con l'atto del guardare, più che con le cose viste. Ed è per questo che, pur avendo visitato gli stessi luoghi, incontrato le stesse persone, spesso fotografato i medesimi soggetti e situazioni, la loro personale esperienza del viaggio è stata completamente differente e ha dato origine a lavori divergenti, eppure necessariamente complementari.
Marco Paoli in 15 stampe fotografiche a colori di grande formato, fa parlare direttamente i soggetti delle immagini senza usare nessun tipo di mediazione, mette in evidenza il senso di stupore, di accoglienza e quasi di assorbimento nella natura e nella cultura del luogo.
Pierpaolo Pagano sceglie il piccolo formato ed il bianco e nero con 20 dittici dove la nitidezza si perde per descrivere le contraddizioni di una esperienza che rimane in fondo distante quasi ricordando le malinconiche atmosfere di una fotografia antica.
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In chiusura mostra la video installazione di Fabio Ferioli con una natura che si riflette quasi statica sulle superfici specchianti dei grandi fiumi attraversati da AmazonLife Project con l'occhio della telecamera su particolari significativi e ancora l'acqua, per registrare il movimento stesso del viaggio attraverso il procedere delle barche a motore.
Un dialogo articolato negli spazi dei giardini della Botanica Inferiore del Giardino di Boboli che diventa metafora antropologica esplicitando le diverse dinamiche emotive dell'incontro con l'Altro, ma anche con sé stessi.