Alphonse mucha: modernista e visionario

di Elisa Bergami // pubblicato il 04 Agosto, 2010

Le cime innevate della Valle d’Aosta accolgono Alphonse Mucha (1860 – 1939).  In occasione del centocinquantesimo anniversario della sua nascita il Forte di Bard ospiterà, fino al 21 novembre 2010, la prima grande esposizione delle opere dell’artista ceco in Italia.
La mostra vanta la promozione dell’Associazione Forte di Bard in collaborazione con la Fondazione Mucha ed è a cura di Tomoko Sato, unica studiosa ufficiale della collezione per la Fondazione.

Indubbiamente è uno dei nomi più prominenti nel panorama dell’Art Nouveau; il pittore e scultore nato in Moravia ma vagabondo per la maggior parte della sua vita è, infatti, fautore di uno stile unico e peculiare più volte ripreso da artisti coevi e successivi.
Le immagini femminili dei suoi poster, fortemente sensuali e cariche di erotismo entro composizioni grafiche ben precise, arrivano e spopolano in tutti i ceti e gli ambienti della società dell’epoca: la linea nitida che delimita tutte le sue figure, eleganti nelle forme e nelle movenze, così come le cornici arabescate ispirate a forme organiche vegetali e floreali, diventano tratti distintivi dello “Stile Mucha”, il suo marchio.

Il percorso espositivo si snoda in tre parti, presentando vari aspetti del lavoro dell’artista; verrà esaminato Mucha padre della grafica così come Mucha filosofo e artista visionario. Più di duecento opere provenienti dalla collezione della Fondazione insieme ad una quarantina appartenenti a collezioni private, mostreranno così la portata del suo genio creativo.
Manifesti, libri, disegni, sculture, oli e acquerelli, oltre a fotografie, gioielli e pannelli decorativi, ricomporranno la poliedricità e l’eclettismo della sua personalità. Le tre sezioni all’interno della mostra si susseguiranno percorrendo i seguenti temi chiave:

Mucha e la fotografia (Cantine): circa 70 fotografie articolate tra autoritratti, ritratti, città e paesaggi.

Alphonse Mucha (Cannoniere): un insieme delle opere principali realizzate durante la carriera decennale.

Mucha e “L’Epopea Slava” (Corpo di Guardia): la sezione è per la maggior parte dedicata al capolavoro su venti tele che l’artista realizzò tra il 1911 e il 1928, convinto che l’universalità e il potere dell’arte potessero ispirare nell’uomo valori fondamentali quali la libertà e la solidarietà.

La mostra si apre con l’incontro con Sarah Bernhardt, la “Voix d’Or” del teatro francese, ponendo in rilievo quanto la creazione di alcuni manifesti disegnati per l’attrice tra cui Gismonda (1884), Lorenzaccio (1896) e Medée (1898), così come di alcuni accessori di scena nonché della bigiotteria che ornava la diva durante i suoi spettacoli, abbia fortemente contribuito all’elaborazione di uno stile unico.
Accanto ad essi, troveranno spazio anche i disegni realizzati per i murali del Teatro Germanico di New York (1908), ulteriore testimonianza dell’amore per l’ambito teatrale che da sempre caratterizzò la sua vita.

Dopo il trionfo con le locandine teatrali, Mucha diviene preda ricercata da editori, tipografi, produttori e promotori d’arte. Nel 1896 la più importante società di stampa del tempo, Champenois, inizia a stampare i suoi manifesti e, in breve tempo, il suo genio investe anche la dimensione pubblicitaria. Le opere raccolte in questa sezione, infatti, concorreranno a rendere evidente la sua bravura nell’ambito del disegno come base del “design” commerciale.

Il successo sembra inarrestabile. Già dal 1897 il suo nome spicca fra gli altri, imperversando anche tra i non addetti al settore. Svariate mostre e la creazione di pannelli decorativi privi di testi pubblicitari portarono allo sviluppo di un’arte accessibile a tutti, nuova e visionaria, in cui l’artista attinge a piene mani dal mondo della natura, indispensabile strumento per esaltare la bellezza delle forme femminili che regnano sovrane nelle composizioni. Una sezione, questa, all’interno di cui si possono ammirare alcuni dei suoi lavori più famosi e rappresentativi.

Il viaggio nello spirito dell’Art Nouveau è ancora lontano dalla conclusione e la sala successiva ne è la prova. Essa esamina con precisione il costrutto alla base del “creare” dell’artista ceco, la sua filosofia, la sua ideologia; fare arte per lui significava celebrare la Bellezza, in grado di essere plasmata solo attraverso il raggiungimento della totale armonia tra forma e contenuto.
Gli oggetti esposti includono studi per i pannelli decorativi, The Arts (1898), disegni per copertine di riviste e un dipinto: Spring: Woman among Flowers (1916). In mostra anche Documents décoratifs (1902) e Figures décoratives (1905) - manuali di disegno realizzati da Mucha per produttori, studenti d’arte e artisti amatori.

L’Esposizione Universale di Parigi del 1900 così come la collaborazione con il gioielliere parigino Georges Fouquet rappresentano due punti focali nella sua carriera. Mucha viene coinvolto nell’Esposizione non solo come artista ma anche come designer: suoi sono gli studi per la sala espositiva di Houbigant, una delle profumerie più antiche del mondo, così come la decorazione del Padiglione della Bosnia-Herzegovina per l’Impero Austro-Ungarico. 
La creazione di gioielli rappresenterà per lui un mezzo tramite il quale arrivare sempre più vicino all’elaborazione di un’ “arte totale” in grado di abbracciare, nelle sue più varie espressioni, tutti gli ambiti del reale.

Come molti artisti simbolisti e intellettuali (e scienziati) alla fine del XIX secolo, Mucha fu ad un certo punto sempre più attratto dal Misticismo e da una ricerca della dimensione spirituale del mondo, o della verità più profonda che si nasconde dietro al visibile. Il misticismo di Mucha contribuisce a sviluppare il suo interesse per gli ideali morali e metafisici della Massoneria: nel 1898 egli fu iniziato alla loggia dei Massoni di Parigi. 
Le opere della sala mostrano disegni a pastello che esprimono la sua risposta emozionale al lato scuro della natura umana e del mondo metafisico. Sono qui esposti Le Pater (1899), un’interpretazione personale del “Padre Nostro”; studi per The Moon and the Stars (1902); Madonna of the Lilies (1905). In queste opere, le donne di Mucha abbandonano l’aurea di eterea gentilezza ed eleganza per trasformarsi in creature misteriose, quasi soprannaturali.

L’ultima sezione, infine, pone in risalto il grandioso ciclo pittorico dell’Epopea Slava, realizzata tra il 1911 e il 1928, insieme ad altre opere create in seguito al suo ritorno nella terra d’origine.
Di particolare rilievo sono le venti tele che compongono la serie, vere e proprie narrazioni pittoriche dei principali avvenimenti della storia slava tra il III e il XX secolo. Fin dall’inizio la funzione della serie è didascalica: il pittore intendeva servirsene come modello di educazione morale per le generazioni future di slavi, attraverso la rappresentazione di momenti significativi di un passato comune ai popoli dell’Europa centrale ed orientale.

Un’intera carriera passata alla ricerca della bellezza, dell’essenza che trasforma l’arte in uno strumento che, se correttamente utilizzato, può associare ad un’identità estetizzante anche una funzione educativa. Superata la bellezza degli arabeschi, delle linee fluide e del misticismo di alcune composizione, si è accolti in una dimensione più profonda, più densa, modernista e visionaria.

 

Dettagli

DIDASCALIE

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Dove e quando

Alphonse Mucha: modernista e visionario

  • Date : 29 Luglio, 2010 - 22 Novembre, 2010
  • Indirizzo: Forte di Bard, Valle d'Aosta
  • Sito web

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