Alla luce di una croce
di // pubblicato il 03 Marzo, 2011
«...per le persone religiose, per i cristiani, la crocifissione riveste un significato totalmente diverso. Ma per me, non credente, essa è solo un atto del comportamento umano, un modo di comportarsi nei confronti di un altro...» (Francis Bacon)
La croce è un simbolo talmente primordiale che anche provenissimo da una cultura totalmente estranea riusciremmo a coglierne il significato primario. È un simbolo geometrico piuttosto elementare che, però, porta sulle spalle secoli e secoli di attribuzioni simboliche diverse, come differenti sono le svariate culture che ne hanno adottato l’uso. Nella cultura cristiana, colei che ci tocca da vicino, la croce è simbolo dell’abnegazione di Cristo nei confronti dell’umanità e del sacrificio di Uno per la salvezza di tutti; è il nucleo attorno cui e in cui si condensano significati religiosi e culturali ben precisi.

La mostra Alla luce della croce. Arte antica e contemporanea a confronto tenta di raccontare come questo “segno” sia ben lontano dal restare imprigionato nella sola dimensione religiosa e artistica tradizionale, e di come sia elemento di ispirazione anche per la contemporaneità. Dal 16 aprile al 10 luglio 2011, la Galleria d'arte moderna "Raccolata Lercaro" (presso la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro) di Bologna ospiterà una mostra monografica interamente dedicata alla croce e alle sue molteplici identità, arricchendo le infinite riflessioni di carattere filosofico e teologico che da sempre l’hanno vista protagonista.

Compongono l’esposizione opere di numerosi artisti contemporanei come Kengiro Azuma, Lawrence Carroll, Jannis Kounnellis, Mimmo Paladino, Arnulf Rainer, Nicola Samorì solo per citarne alcuni e la maggior parte dei lavori è stata da loro realizzata proprio in occasione di questa mostra. Alle opere degli artisti sopracitati ne sono state accostate alcune di autori del secolo appena tracorso e già presenti nella Raccolta Lercaro, come Floriano Bodini e Vittorio Tavernari, alle quali è stata aggiunta la splendida acquaforte Christ en Croix di Georges Rouault del 1936. L’antico vanta dei rappresentati di rara magnificenza come alcune incisioni del celebre libro Evangelicae historiae immagine del 1593, che ebbe particolare importanza nella diffusione del vangelo nell’Europa e nell’Oriente nel XVII secolo e Roma Subterranea novissima del 1659 che illustra, invece, i risultati delle ricerche compiute per anni sulle catacombe romane; e ancora, una croce in avorio mitteleuropea del XVIII secolo e una drammatica croce in legno mutila del XV-XVI secolo ci fornisce una precisa testimonianza di alcune tipologie di croci realizzate nei tempi lontani. Questa esposizione ha il merito di confrontare, di accostare sull’onda del tempo che passa i mutamenti che qualsiasi avanzamento, sia esso culturale religioso o artistico, si porta dietro.

La croce è considerata da alcuni asse del mondo, simbolo cosmico che rinvia ai quattro punti cardinali o alle quattro stagioni, incontro tra un polo verticale ed uno orizzontale e quindi aggancio tra cielo e terra e, spiritualmente parlando, tra divino ed umano; da altri è considerato il simbolo più puro della salvezza e della redenzione ma soprattutto lo stemma araldico dell’identità cristiana.
Nel mondo contemporaneo la sua figura lineare ha fornito spunti per composizioni capaci di rappresentare altro, un tema da sottoporre a interpretazioni talvolta ambigue, che giungono addirittura a negare o contestare il sacro. Ma che se ne parli bene o male, basta che se ne parli verrebbe da dire dal momento che, anche se sotto forme a volte molto distanti dall’originale, la sua partecipazione nel mondo artistico continua ad essere piuttosto attiva con una riduzione del senso religioso o spirituale ma con un rafforzamento dell’essenza di “segno-simbolo” così pervasivo della rete artistica odierna.
Hidetoshi Nagasawa per esempio cerca di esprimere il tema della relazione con un’installazione composta da 8 braccia ciascuna delle quali poggia con un solo estremo al terreno portando l’altra, inevitabilmente, a svettare verso l’alto sempre alla ricerca di una comunione con il piano elevato. Una giunzione che collega le due parti di cui l’elemento è composto rimanda alle sezioni di una canna di bambù; radicato simbolo di vigore è sinonimo cinese di lunga vita, di amicizia nella concezione indiana e nella cultura giapponese è spesso parte della barriera sacra posta attorno ai monasteri scintoisti. Alla luce di tali affermazioni appare chiaro che, anche se destrutturato e rielaborato, l’apparato concettuale dell’opera resta legato a filo doppio con i sentimenti originari che la croce antica porta con sé. Il mutamento coinvolge solo l’involucro esterno non andando in alcun modo ad intaccare il nucleo interno il cui valore, ancora vivo e pulsante, è ben lontano dall’esaurirsi.

Il fascino degli esemplari più datati resta parimenti immutato, seppur il fatto di essere stati rimossi dal loro sito originario crea loro qualche difficoltà nel mantenere intonso il loro compito, il loro rappresentare la soglia del mistero sacro per i laici e l’epifanico tramite dell’amore di Dio.
Alcuni potrebbero considerare un azzardo un tale accostamento, ad altri potrà apparire stuzzicante il confronto posto in essere da Andrea Dall’Asta S.I, Fabrizio Lollini, Ede Palmieri, Elena Pontiggia e Francesco Tedeschi (curatori della mostra), ma che ci si schieri con una posizione o con un’altra lo si farà sempre all’ombra di un segno, alla luce di una croce.