Alla scoperta del Medio Oriente con il Film Middle East Now

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 11 Aprile, 2012

Piccoli festival crescono. Quanto mai appropriato parafrasare Louisa May Alcott in riferimento alla terza edizione del Film Middle East Now, un piccolo festival di opere cinematografiche del Medio Oriente in programma dal 12 al 16 aprile e affiancato quest’anno anche da esposizioni fotografiche e dibattiti.
Nei cinque giorni della rassegna il ricco programma presenta trenta film tra lungo e cortometraggi documentari e di finzione, venticinque dei quali in assoluta anteprima europea, provenienti da Afghanistan, Egitto, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Libano, Palestina, Qatar, Siria e Yemen.

Il film d’apertura, il documentario The Reluctant Revolutionary di Sean Mc Allister, mostra una pagina poco raccontata dalle cronache di casa nostra, la recente rivoluzione pacifica nello Yemen, incredibile nel paese più armato dell’intero pianeta (60 milioni di armi per una popolazione di 20 milioni di persone). Il protagonista Kais vive portando in giro i pochi turisti occidentali che gli capitano, con il nascere delle prime proteste contro il governo di Saleh improvvisamente si trova senza lavoro e vince il suo scetticismo sull’esigenza di una rivoluzione andando in piazza, scoprendo la scelta intelligente dei contestatori di non portare armi con sé.

Il cartellone di quest’anno propone un focus sull’Iran, cinematografia interessante rivelatasi anche con il recente Oscar a Una separazione di Asghar Farhadi, composto da dieci titoli e curato dall’iranista Felicetta Ferraro che dopo aver vissuto otto anni in Iran ha fondato in Italia una piccola casa editrice, la Ponte 33, specializzata nella pubblicazione di narrativa contemporanea in lingua persiana.
Tra i titoli della sezione Soog [Lutto] di Morteza Farshbaf, una specie di road movie su una coppia di sordomuti in viaggio con il loro nipote, Saadat abad [Il paese della felicità] di Maziar Miri, ritratto amaro dei nuovi ricchi nella capitale Teheran, e i documentari di Mehrdad Oskouei, Az pase borghe [L’altra faccia del burka] e Akharin rouzhaye zemestan [Ultimi giorni d’inverno]. Il primo affronta il tema della condizione femminile nell’isola di Qeshm, una situazione difficile che ha fatto registrare un alto tasso di suicidi tra le donne, il secondo è un ritratto intimo e toccante di sette ragazzini ospiti del riformatorio di Tehran, tra durezza del presente e speranze per il futuro.

L’edizione 2012 del Film Middle East Now presenta anche una sezione dedicata a opere d’animazione, con un omaggio all’artista libanese Edgar Aho scomparso nel 2004 e la proiezione dei primi sei episodi della serie Wikisham; realizzata da un gruppo di illustratori siriani fuoriusciti dal paese, la serie racconta con dissacrante ironia la rivoluzione siriana e le sanguinose repressioni del governo di Bashar al-Assad portando sullo schermo le caricature del dittatore e di altre figure politiche internazionali come il presidente iraniano Ahmadinejad.

Altri titoli interessanti nel programma, consultabile integralmente sul sito ufficiale del festival, sono il documentario israeliano Dolphin boy di Dani Menkin e Yonatan Nir, storia della rinascita del giovane Morad che attraverso la delfinoterapia recupera i danni di un pesante trauma infantile, e il film di chiusura In my mother’s arms di Atia e Mohamed Al Daradji, storia di un orfanatrofio nel quartiere più pericoloso di Baghdad minacciato dalla chiusura, del suo fondatore Husham e dei suoi trentadue piccoli ospiti.

Eventi collaterali a ingresso libero che resteranno aperti al pubblico fino al 1° maggio, ben oltre i confini temporali del festival, sono le due mostre fotografiche Listen e In the light of darkness.
Allestito nella galleria OTTO Luogo dell’arte, Listen è un progetto artistico della fotografa iraniana Newsha Tavakolian che partendo dal suo sogno di bambina di diventare cantante propone i ritratti di famose cantanti iraniane e ipotetiche immagini impossibili per le copertine di loro cd, come quella emblematica scelta per il manifesto del festival. Una donna con i guantoni da pugile a testimoniare l’aspirazione ad un ruolo attivo nella società.
Copertine impossibili dicevo perché in Iran la legge proibisce alle donne di esibirsi in pubblico o produrre dischi come cantanti soliste, è consentito alla voce femminile di essere solo uno “strumento” tra gli altri in gruppi con presenze maschili. Una videoinstallazione con le performance delle cantanti private di audio completa la mostra.
In the light of darkness allestita presso la Tethys Gallery, raccoglie ed espone scatti della fotoreporter statunitense Kate Brooks realizzati nell’arco di un decennio trascorso in Medio Oriente, dalla sua partenza per l’Afghanistan appena ventitreenne subito dopo l’11 settembre 2001 fino a oggi.

I paesi del Medio Oriente, lontanissimi per la mancanza di conoscenza dell’arte e della loro vita che abbiamo noi, sono in fondo molto vicini al di là del Mediterraneo e spesso le cronache ci rimandano immagini distorte e negative di luoghi in cui si coltivano intolleranza e integralismo religioso, il Film Middle East Now rappresenta una buona occasione per avvicinarsi alle culture del Medio Oriente e approfondirne la conoscenza senza pregiudizi o prevenzioni.

 

Dettagli

Didascalie immagini

In copertina:
Mir, ragazzino afgano
del documentario The boy Mir di Phil Grabsky

- Uno scatto iracheno di Kate Brooks da
  In the light of darkness
- Kais, guida turistica yemenita in
  The Reluctant Revolutionary di Sean Mc Allister
- Le caricature protagoniste della serie di
  cartoon siriani Wikisham
- Un’immagine suggestiva dal documentario
  Dolphin boy di Dani Menkin e Yonatan Nir
- Il poster del festival con l’immagine di
  Newsha Tavakolian

Dove e quando

Film Middle East Now

  • Date : 11 Aprile, 2012 - 15 Aprile, 2012
  • Sito web

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