Alice in Wonderland

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 05 Marzo, 2010

Ho sempre seguito con passione fin dall’inizio la parabola creativa del grande Tim Burton, creatore di sogni/incubi dove freak pieni di umana fragilità la fanno da protagonisti, fin da quando rimasi conquistato dall’aldilà coloratissimo soffocato dalla burocrazia portato sullo schermo in Beetlejuice spiritello porcello, secondo titolo della sua filmografia, nel 1988. Da quasi tre anni aspettavo di vedere finalmente sullo schermo questo suo Alice in Wonderland (anche in Italia è stato lasciato il titolo in originale per distinguerlo dal classico Disney a cartoni animati del 1951 probabilmente), anche se in questo modo però le attese si gonfiano, dilatate nel tempo, e non sempre il prodotto finito è all’altezza di aspettative tanto grandi e così a lungo covate.

Non è questo il caso, il talento visionario del regista di Burbank ci regala un paese delle meraviglie così meravigliosamente barocco, pieno di trovate e curatissimo fin dei minimi dettagli da riempire gli occhi e il cuore dello spettatore, confezionando un bel film all’altezza delle aspettative soprattutto sul piano visivo, nonostante un finale che trovo troppo moderno e inappropriato per una storia ambientata comunque in età vittoriana.

La sceneggiatura scritta da Linda Woolverton, già autrice dei disneyani La bella e la bestia, Il re leone e Mulan, non è una trasposizione fedele dei romanzi originali di Lewis Carroll, Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e il successivo Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, pubblicati rispettivamente nel 1865 e nel 1871, ma raccoglie elementi da entrambi i libri per rielaborarli in una storia che restituisce in pieno lo spirito delle opere dello scrittore, fisico e matematico inglese.

La libertà più evidente che si prende il film di Tim Burton rispetto al testo originale è di ambientare la storia in un altro momento della vita di Alice ormai lontana dall’infanzia. Sono passati tredici anni dalle avventure di Alice nel paese delle meraviglie narrate nel romanzo e la ragazza, che adesso ha compiuto già diciannove anni non ricorda niente di quei viaggi fantastici, l’unico frammento residuo di memoria dei folli incontri fatti nel Sottomondo durante l’infanzia riaffiorano nei sogni della ragazza. Un giorno, dopo la prematura scomparsa dell’adorato padre, Alice viene condotta da sua madre ad una festa in cui a sua insaputa lord Hamish Ascot, tronfio e convenzionale ricco buon partito, le fa una pubblica proposta di matrimonio.

La ragazza è spaventata e disorientata dai progetti altrui per la sua vita e quando vede di nuovo il Bianconiglio correre tra le siepi del giardino lo segue immediatamente, anche per prendere tempo e sfuggire alla festa con pretendente alla sua mano incluso, fino a cadere nella tana del coniglio col panciotto che la porterà a visitare ancora una volta il Sottomondo dimenticato. Troverà un paese piegato dalla tirannia della perfida Regina Rossa, incrocio tra la Regina di Cuori del primo romanzo e la Regina Rossa del secondo, crudele e sanguinaria ordina di tagliare teste con estrema facilità e odia tutti gli animali. Nel suo palazzo usa gli scimpanzé in livrea come zampe dei tavoli, grassi porcellini rosa come poggiapiedi quando siede sul trono e spalma sul pane i girini figli di un ranocchio che per la fame le ha rubato tre torte alla marmellata.

Helena Bonham Carter è bravissima nel ruolo della cattivissima Regina Rossa sempre indecisa se è meglio essere amata o essere temuta. Con la testa ingrandita digitalmente tre volte la malvagia regina entra di diritto e dalla porta principale nella ricca galleria di diversi del cinema di Tim Burton, psicologicamente disturbata ma vulnerabile perché evidentemente complessata dalle dimensioni eccezionali del suo cranio, è circondata da una folla di cortigiani che con protesi fittizie simulano ogni sorta di deformità per compiacere la regina, assecondarla e tenere sotto controllo gli scatti d’ira del suo pessimo carattere.

In realtà la legittima sovrana del regno è la Regina Bianca sorella della Regina Rossa, che quest’ultima ha spodestato con la forza grazie all’aiuto del Ciciarampa, una specie di temibile drago mostruoso. Una profezia antichissima ha predetto il ritorno di Alice come paladina designata a riportare la Regina Bianca sul trono, per questo tutte le creature di Sottomondo ricordano l’Alice bambina del tempo che fu, la stanno aspettando e quando la ragazza si presenta di nuovo dopo tanto tempo allo Stregatto questi le chiede con meraviglia: “Alice? Quella Alice?”.

Anne Hathaway è una regina bianca parodia di tutte le principesse Disney, con le mani perennemente sollevate all’altezza del viso in atteggiamento di finto stupore, basta seguire la sua preparazione di un filtro che ridarà ad Alice le giuste proporzioni per intuirne la follia celata sotto il candore.

Altro personaggio chiave, il vero e proprio protagonista maschile del film, è il Cappellaio Matto interpretato da Johnny Depp, qui al settimo film con la regia dell’amico Tim Burton, è ossessionato da una domanda che rivolge sovente ad Alice: “Sai dirmi perché un corvo somiglia a una scrivania?” Lo spirito nonsense è quello tipico inglese dell’opera di Lewis Carroll, a prima vista gioco dell’assurdo ma spesso portatore di significati esoterici nascosti. Contrariamente alle rappresentazioni più diffuse del cappellaio matto Tim Burton ha voluto il suo personaggio con una vistosa capigliatura arancione e la cosa non è casuale, alla fine del XIX secolo i cappellai usavano il mercurio per lavorare il feltro e le infiltrazioni nell’organismo ne minavano la stabilità mentale colorando effettivamente i capelli di un colore arancio vivo.

Nel cast compare anche Christopher Lee come voce del Re di Cuori, ma nel film questo personaggio appare solo in una piccolissima scena in cui la Regina Rossa e il suo Cavaliere di Cuori con un occhio solo lo vedono dal terrazzo della sala del trono in lontananza, perso nei giardini del palazzo, questo porta a credere che per arrivare alla versione definitiva del film ci siano stati forti tagli al punto di cancellare la presenza del personaggio.

Bellissimo e simpatico lo Stregatto sempre fluttuante nell’aria, un personaggio un po’ codardo che cerca di rimanere neutrale e si tiene sempre attentamente fuori da ogni questione, ma ogni volta che scompare non vedi l’ora che ritorni ad abitare lo schermo con i suoi furbissimi occhioni verdi.

Spostando il viaggio di Alice nel paese delle meraviglie alla fine dell’adolescenza, questa nuova avventura diventa metafora del passaggio difficile all’età matura, della rappresentazione di quel momento in cui ognuno inizia a domandarsi davvero chi è e quale vuole che sia il suo posto nella vita, lasciando i corsetti per indossare l’armatura da guerriera nello scontro finale, l’Alice interpretata dalla quasi esordiente australiana Mia Wasikowska, affronterà vincendola la paura del definitivo passaggio dall’infanzia alla maturità.

Questo Alice in Wonderland è il 14° lungometraggio del regista Tim Burton e rappresenta un’inedita visione delle avventure di Alice che già sono state portate sullo schermo in più di venti pellicole dall’era del muto ad oggi, l’interpretazione in chiave adolescenziale è certamente originale e la protagonista Mia Wasikowska è davvero brava, però nel vedere il bellissimo flashback quando finalmente l’eroina protagonista ricorda la prima visita a Sottomondo durante l’infanzia, con una piccola Alice di cinque o sei anni, ho rimpianto fortemente un approccio più tradizionale.

Certamente la storia raccontata risulta più organica e non soffre di quello che è il difetto comune a un po’ tutte le versioni cinematografiche passate del capolavoro di Lewis Carroll, l’impressione di trovarsi davanti ad una serie di episodi slegati e malamente accorpati insieme; ma forse il desiderio ha maggior fascino dell’appagamento, perciò è più facile sognare quel che si sarebbe voluto vedere rispetto a ciò che si è visto, io avrei preferito una bimba piccola insieme alla banda di squilibrati che popola il paese delle meraviglie, certamente da un punto di vista estetico più che di contenuto l’avrei apprezzato di più.

E adesso? Ho scoperto con dispiacere che la notizia secondo cui Tim Burton stava progettando una nuova versione cinematografica della fiaba La bella addormentata nel bosco dal punto di vista della strega Malefica è totalmente priva di fondamento, frutto di un equivoco creatosi per una cattiva traduzione di una recente intervista. Il prossimo progetto di Tim Burton sarà la trasposizione cinematografica di una vecchia serie tv degli anni ’60 intitolata Dark shadows, piena di creature soprannaturali tra cui i vampiri. Considerando la mia passione per il mito del vampiro che mi ha spaventato per tutta l’infanzia, ci risiamo. Ricomincia l’attesa.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Alice in Wonderland
  • Regia: Tim Burton
  • Con: Johnny Depp, Mia Wasikowska, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Crispin Glover, Matt Lucas, Stephen Fry (Stregatto, solo voce), Alan Rickman (Brucaliffo, solo voce), Christopher Lee (Re di cuori, solo voce), Michael Sheen (Bianconiglio, solo voce), Paul Whitehouse, Marton Csokas, Eleanor Tomlinson, Frances de la Tour, Lindsay Duncan, Geraldine James, John Hopkins, Tim Pigott-Smith, Jemma Powell, Leo Bill, Eleanor Gecks, Barbara Windsor, Timothy Spall (Bloodhound, solo voce), Noah Taylor (Lepre Marzolina, solo voce), Michael Gough (il Dodo, solo voce), John Surman, Peter Mattinson, Eleonor Tomlinson, Rebecca Cookshank, Imelda Staunton, Mairi Ella Challen, Holly Hawkins, Lucy Davenport
  • Soggetto: Lewis Carroll, pseudonimo del reverendo Charles Lutwidge Dodgson, dai suoi romanzi Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò
  • Sceneggiatura: Linda Woolverton
  • Fotografia: Dariusz Wolski
  • Musica: Danny Elfman
  • Montaggio: Charles Lebenzon
  • Scenografia: Robert Stromberg
  • Arredamento: Karen O’hara, Peter Young
  • Costumi: Colleen Atwood
  • Produzione: Richard D.Zanuck, Jennifer Todd e Suzanne Todd, Joe Roth per Walt Disney Pictures, The Zanuck Company e Team Todd
  • Genere: Fantastico
  • Origine: USA, 2010
  • Durata: 108’ minuti

 


DIDASCALIE IMMAGINI

- Una delle tre locandine italiane ufficiali
- Alice, Mia Wasikowska, incontra lo Stregatto
- Prova costumi per Mia Wasikowska, Alice /
  Alice con Bianconiglio e i gemelli Pincopanco
  e Pancopinco a giro nel bosco di Sottomondo /
  Prova costumi per Johnny Depp,
  il Cappellaio Matto
- La crudele Regina Rossa, Helena Bonham
  Carter, interroga i ranocchi al suo servizio
  per scoprire chi ha rubato le sue torte
  alla marmellata
- L’evanescente Stregatto / La Lepre Marzolina
- Il Cappellaio Matto / Il Brucaliffo in originale
  con la voce di Alan Rickman / 
  La Regina Rossa Helena Bonham Carter
- Le rose parlanti di Sottomondo /
  Il castello della Regina Bianca /
  Il regista Tim Burton sul set con
  Mia Wasikowska, Alice
 

IN COPERTINA
un particolare di un
bozzetto preparatorio per definire l’atmosfera
del Sottomondo di Alice in Wonderland