Alfred Stevens

di Mafalda // pubblicato il 21 Giugno, 2009

Oltre all'inaugurazione del museo dedicato a Magritte inaugurato a Bruxelles – di cui abbiamo parlato recentemente – abbiamo avuto l'occasione di visitare un altro evento artistico di alto rilievo ospitato nella capitale belga: si tratta della mostra Alfred Stevens, Bruxelles - Paris (1823-1906), dedicata all'omonimo pittore che visse a cavallo del XIX e XX secolo e che è considerato oggi uno dei maggiori esponenti della pittura del suo tempo. Si tratta di un evento di grande importanza, non solo per la quantità di opere del pittore, ma soprattutto perché siamo di fronte alla prima retrospettiva completa che Bruxelles dedica a questo suo celebre concittadino, e noi cogliamo lo spunto per dedicare un piccolo approfondimento ad Alfred Stevens.

Alfred Stevens, Rember, 1863

La carriera

Alfred Stevens, Fleurs d'AutomneBelga di nascita ma parigino d'adozione, Stevens nasce a Bruxelles nel 1823 e arriva a Parigi poco più che ventenne, al seguito del fratello Joseph, anch'egli pittore; già negli anni '40 del XIX secolo comincia a farsi conoscere nell'ambiente artistico della città: qui viene ammesso alla prestigiosa École des Beaux-Arts e comincia ben presto ad abbandonare l'ispirazione romantica degli esordi per dipingere quadri che rappresentano i ceti popolari parigini con un realismo di forte impatto, misto però ad un gusto accademico per il tratto e la composizione e soprattutto dedicando un'attenzione maniacale alla resa pittorica della materia, che ricorda i maestri fiamminghi – proprio questi dettagli faranno in seguito la sua fortuna. L'esempio più famoso di questo genere di opere è Ce q'on l'appelle vagabondage, (1854, olio su tela, Parigi, Musée d'Orsay) nel quale ritrae un gruppo di senza tetto che vengono arrestati e trascinati verso la prigione da parte delle guardie napoleoniche: il dipinto suscitò suo malgrado un forte scalpore per la portata politica del soggetto – che Stevens disse di non aver preso in considerazione – tanto da indurre Napoleone stesso a rivedere parzialmente le sue politiche nei confronti degli arresti dei mendicanti. Da quel momento in poi però la carriera di Stevens poteva dirsi avviata.

Ritratti borghesi e riflessi di fine secolo

Alfred Stevens si integrò con facilità nella vita intellettuale dei café, e sarà infatti amico di molti grandi personaggi dell'epoca: da Teophile Gaultier a Alexandre Dumas figlio, fino agli impressionisti Manet, Degas, Morisot, degli scrittori Baudelaire e Flaubert. Ma si troverà anche sempre più a suo agio tra la buona società, e saranno proprio queste frequentazioni a trasformarlo in un cronista fedele dell'intimità domestica della Parigi che conta: diventerà infatti celebre per i suoi ritratti di donne borghesi in posa all'interno delle proprie eleganti abitazioni.

In particolare la sua passione per la rappresentazione delle texture potrà finalmente esprimersi liberamente nella riproduzione dei ricchi tessuti delle vesti di queste dame abbigliate all'ultima moda, giocando con pieghe, riflessi e drappeggi, che saranno poi uno dei tratti distintivi della sua opera.

In molti quadri aggiungerà anche un tocco di “esotismo” rappresentando spesso le sue modelle vestite con sete orientali, o in ambienti in cui si scorgono soprammobili cinesi: Stevens infatti condivideva con altri artisti e contemporanei una vera passione per stoffe e manufatti provenienti dall'Asia – è il caso della bambola giapponese e degli arredi orientaleggianti che appaiono in La dame en rose, o il kimono indossato dalla donna ritratta in Yamatori – , elementi che non mancavano nelle case più alla moda di Parigi.

Alfred Stevens, La dame en rose

Per tutti questi motivi i quadri di Stevens rappresentano non solo delle opere d'arte di impressionante bellezza, ma anche una testimonianza importante in un secolo che vede la moda cominciare ad affermarsi come una vera industria.

Con una carriera che si estende fino agli albori del '900 – morirà nel 1906 – Alfred Stevens si pone a cavallo di tutti i movimenti artistici della seconda parte del XIX secolo: fu un pittore moderno in più di un senso, che seppe incorporare le lezioni accademiche e unirle a un lirismo che prosegue il discorso delle correnti romantiche, rielaborandolo in seguito con una spiccata ispirazione realista; alcuni ritratti fanno però intravedere anche un intento simbolista nelle atmosfere quasi oniriche – Le Sphynx Parisien (1875-1877, Anversa) – mentre i suoi panorami marini risentono molto della frequentazione con gli impressionisti. Eppure nonostante l'enorme fama di cui gode nel Secondo Impero, scivolerà lentamente verso l'oblio, parallelamente all'ascesa di quei pittori impressionisti che saranno invece considerati i maggiori innovatori di questo periodo storico, tanto da meritare di essere l'unico artista a vedere allestita una sua retrospettiva all'École des Beaux-Arts di Parigi mentre è ancora in vita  in un periodo in cui tale onore era di solito postumo.

La mostra

La mostra allestita a Bruxelles documenta bene tutte le fasi dell'opera di Stevens, con un catalogo ricco e una selezione molto curata. L'esposizione raccoglie infatti opere provenienti da differenti istituzioni e collezioni private, grazie agli sforzi congiunti del Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique - che ospita la mostra - e il Van Gogh Museum di Amsterdam.

Ecco quindi che grazie a un sapiente lavoro dei curatori possiamo veder sfilare davanti a noi i poveri dei vicoli di Parigi, sullo sfondo di una città grigia e inospitale, vittime di un sistema attento all'apparenza e al fasto e non certo benevolo con i meno abbienti.

Subito dopo si affacciano le signore dell'alta società: sguardo malinconico e abbigliamento impeccabile, sono le eroine tristi dei salotti parigini, che erano poi gli unici luoghi nei quali potevano esercitare un qualche potere – le donne del Secondo Impero erano escluse dalla vita politica e completamente sottomesse a una società maschile. Le donne ritratte da Stevens sono emblemi di una società che si mette in scena per lo sguardo altrui, che ama mettere in mostra il meglio di sé: interessante il fatto che in molti di questi ritratti compaiano figure riflesse in uno specchio, a suggerire una realtà altra al di là della rappresentazione.

E infine il visitatore viene accompagnato all'interno di paesaggi marini e scene di vita sulla spiaggia che ritraggono – anche in questo caso – una Belle Époque che sta per volgere al termine, ma di cui Stevens è stato forse il cronista più efficace.

 

Dettagli

Didascalie Immagini

  1. Remember (1863)
    Olio su legno, 63 x 52 cm
  2. Fleurs d'automne, (1897)
    Olio su tela, 74,5 x 55 cm
  3. La violoniste, (s.d.)
    Olio su tela, 67,5 x 53 cm
  4. Yamatori, (1878)
    Olio su tela, 120,65 cm x 76,2 cm
  5. La dame en rose (particolare), (1866)
    Olio su tela, 87 x 57 cm
  6. L'Atelier, (1869)
    Olio su legno, 94 x 71 cm
  7. Route du Cap Martin à Menton, (1894)
    Olio su tela, 38,5 x 61,5 cm

(Immagini 1,2,3,5,6,7 tratte dal catalogo ufficiale della mostra; Immagine 4 courtesy of Athenaeum)

Catalogo

AA.VV.
Alfred Stevens, Bruxelles - Paris (1823-1906)
Editions Fonds Mercator, 2009

Mappa

Dove e quando

Alfred Stevens, Bruxelles - Paris (1823 - 1906)

  • Fino al: - 22 Agosto, 2009
  • Indirizzo: Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Rue de la Régence, 3, Bruxelles, Belgique
  • Sito web

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