Alessandro Brighetti, Soul Scanner
di // pubblicato il 26 Settembre, 2010

Entrare nel mondo di Alessandro Brighetti è come entrare in una stanza dei tarocchi in cui i tòpoi umani si mischiano con figure realmente esistenti, personaggi storici e appartenenti al panorama quotidiano. Entrare in queste stanze è come cambiare angolazione per guardarsi dentro attraverso lenti a raggi X, scannerizzandosi.
Inevitabilmente, vengono in mente quegli annunci che si trovavano nei giornali degli anni Settanta in cui si promuoveva la vendita di improbabili occhiali, a raggi X appunto, capaci di vedere oltre i vestiti. La realizzazione di un desiderio banale se vogliamo, ma atavico, in un certo senso, che da un lato manifesta la curiosità e dall'altro la ricerca di un'interpretazione "non banale" di quello che ci scorre sotto gli occhi.

Nel centro storico di Bologna, Alessandro Brighetti invita i visitatori a fare un passo in avanti superando il primo gradino, quello della curiosità, per addentrarsi in una dimensione più profonda e quasi freudiana dell'inconscio. Curata da Maria Livia Brunelli, Soul Scanner infatti scannerizza l'anima e lo fa lasciando allo spettatore la possibilità di intraprendere un percorso non solo all'interno della mostra ma anche, eventualmente, all'interno del proprio Io.
L'installazione The Triad accoglie il visitatore, due parallelepipedi che pongono automaticamente lo spettatore all'interno dello spazio rendendolo parte integrante di esso e creando un varco concettuale che lo rende protagonista di una scelta duplice: stare fuori o stare dentro; addentrarsi nello spazio visuale oppure osservare dall'esterno. Come in una performance a tre attori le colonne interagiscono con chi valica la soglia che esse delimitano dando spazio di fatto, grazie anche al contrasto con le pareti spoglie, ad un'epifania e ad una sorta di risveglio improvviso.
Chi vorrà potrà quindi procedere all'interno dello spazio espositivo e "mettersi a nudo" vivendo l'esperienza Soul Scanner.

Sono in tutto diciotto le opere esposte, realizzate con una tecnica mista in cui l'artista utilizza sculture polimateriche, fotografie di nudi e radiografie in una composizione talvolta eterea ma al contempo forte di una concretezza quasi tangibile attraverso una tecnica che potremmo definire "artistico-scientifica" come se questo approccio così minuzioso volesse essere un tentativo di mappatura dell'animo umano.
Da qui, la connessione con i tarocchi e con l'idea di viaggio nel viaggio. Si passa dalla tipologia umana dell'Egocentrico, un uomo che con la propria mente sorregge pianeti con tanto di satelliti e anelli, di cui l'astista definisce l'ego al di sopra di ogni controllo, e si percepisce dall'immagine, la possibilità che i pianeti che l'uomo sorregge possano irreparabilmente crollare.
Segue L'Arrivista: colui che è disposto a calpestare morale ed etica pur di raggiungere il proprio obiettivo.

Nella serie di incontri che chiunque fa nella propria vita e nell'esperienza pirandelliana che questa rappresenta non si può non incontrare Il Bipolare, forse il più tristemente solo perché in balia di una duplicità che lo rende vittima della propria patologia, sebbene così assurdamente normale. In contrapposizione a queste figure l'artista pone L'Illuminato, anche qui contribuiscono alla realizzazione tecnica dell'opera una serie di elementi organici e non tra cui tre bonsai e alcuni oggetti da cucina per formare le sfere dietro il personaggio.
In questa sfilata che evoca sempre più la storia di Uno, Nessuno e Centomila fanno la loro comparsa anche Il Succube e L'Infante come prospettiva e speranza di un divenire.

Questa prima sala della mostra si conclude con tre figure femminili che impersonano, tra piume, teschi, catene e inquietanti maschere, La Timida, L'Ipocrita e La "Barbie". Anche queste sculture, nella loro polimatericità danno una forma a tre tipologie umane ben precise.
Nella seconda sala dedicata, anche questa, allo scannering dell'anima (e dell'animo) l'artista associa ad ogni topos un personaggio della storia: dalla letteratura alla musica fino alla televisione il mondo è sempre stato popolato di queste icone di umanità.
Alessandro Brighetti rielabora le immagini e trasla l'identità di quella che potrebbe essere definita everyday pepole su una dimensione più conosciuta che è quella dei grandi personaggi. L'artista riabbraccia le tipologie umane precedentemente rappresentate coinvolgendo Oscar Wilde, Carla Bruni, Mahatma Gandhi e Superman tra gli altri.

Anche in questi casi la corrispondenza tra tipologia e personaggio è più che evidente; se da un lato Peter Pan e Gandhi impersonano l'infante e l'illuminato. George Bush e Michael Jackson danno un volto all'ipocrita e al timido, mentre Marilyn Monroe, su uno sfondo rosa shocking è la Barbie.
Ciascun personaggio si racconta, nella mostra, attraverso una frase, un input per dare spazio ad una riflessione profonda ma al tempo stesso accessibile a chiunque.
Con la volontà di non di rendere l'arte, la scienza e la filosofia qualcosa di elitario Alessandro Brighetti invita tutti ad auto-indagarsi sollevando questioni sull'Io, sull'Es e sul conflitto quotidiano tipico della molteplicità di "animi" che convivono in ciascun essere umano.