Albenga: che bella cittadina!
di // pubblicato il 11 Dicembre, 2009
Parlare di Albenga non è difficile perché per una ragione (gastronomica e alimentare) o per un’altra (monumentale e turistica) la conoscono in molti. Però, rivederla dopo anni e apprezzarla entusiasmandomi, mi ha fatto pensare che fosse giusto condividere le mie riscoperte con gli altri.
Se si entra in Albenga dalla via Aurelia, si passa su un moderno ponte dai montanti rosso fuoco e sotto, sulla riva del fiume Centa, si vedono già le rovine delle terme romane sulle quali ci sono le rovine di una basilica: tutto ciò serve a ricordare che l’origine di questa cittadina portuale, Albingaurum, è romana, anche se la sua storia passa attraverso dominazioni visigote e longobarde.
Bene ora si può entrare a piedi, visto che è tutto a misura d’uomo, nel centro storico magari attraversando una delle porte ancora esistenti lungo le ben tenute mura, per vedere la chiesa di S. Maria in Fontibus, costruita nel XIII secolo e successivamente rimaneggiata, la Cattedrale del 1390, ma con l’interno diventato barocco, oggetto di continui restauri e con uno strano campanile ogivale, pregevole esempio di stile gotico.
Invecchiando ho imparato a apprezzare anche lo stile barocco che è ridondante, ma è l’espressione più appropriata dell’epoca durante la quale è nato: non posso certo dire che mi piaccia ma è riconoscibile e racconta, senza mezzi termini, cosa importava nel XVII secolo, periodo che lo ha visto protagonista.
Un edificio particolare perché è rimasto com’era nel V secolo, è il Battistero, ottagonale all’interno e con due lati in più fuori; questo poligono irregolare è coperto da un tamburo e nel centro del pavimento si trova un bel fonte battesimale; in una nicchia è presente un mosaico policromo trinitario-cristologico ben conservato del VI secolo.
La cittadina è disseminata di case medievali che spesso sono servite da basi per gli aristocratici palazzi rinascimentali costruiti dopo (quasi tutti sono tenuti bene) e ci sono anche molte torri di avvistamento, nate per avvisare la popolazione dell’arrivo di navi pirate.
Fino alla fine del 2010 nel Palazzo Oddo, il cui restauro compreso quello della bella torre ghibellina è da poco terminato, è aperta la mostra “Magiche trasparenze. I vetri dell’antica Albingaunum”, nata con il desiderio di diventare un’esposizione permanente, se si troveranno gli sponsor.

Personalmente non ho mai visto una tale varietà di oggetti romani in vetro con forme e usi svariatissimi, a volte sono addirittura pezzi unici, senza possibili paragoni. Il giovane curatore ha chiesto un allestimento che non tiene conto delle necropoli dove sono stati trovati i reperti, ma ha voluto riunire i pezzi che riguardano l’uso per il quale erano nati: cucina, mensa, dispensa, toilette, gioco etc.

La fragilità del vetro rende tutti gli oggetti, fatti con questo materiale, preziosi, ma il grande pregio di non cambiare le caratteristiche sensoriali di ciò che vi viene inserito li rende merce desiderabile (in mostra persino un raro cucchiaio) e, solo quando nel I secolo si impara a soffiarlo, questi manufatti possono essere acquistati anche dalla borghesia ricca.
Per fare entrare più facilmente il visitatore nell’ambiente romano sono stati preparati persino dei profumi, seguendo le ricette di allora e li si può testare senza difficoltà perché le bottigliette sono lì, a disposizione dei curiosi.

Il reperto più prezioso è un grande piatto blu cobalto, trovato integro, fatto a stampo ma impreziosito con la molatura, l’intaglio e poi la levigatura al tornio, ritrovato in una tomba maschile. Le figure che ne decorano il centro sono realizzate in “rilievo negativo” e rappresentano una coppia di putti baccheggianti dalle morbide fattezze, iconografia tipica del II secolo d.C. ed è così che si è potuta datare l’area archeologica del ritrovamento.

Questa esposizione mi ha entusiasmato e ha stimolato la voglia di saperne di più su questa cittadina di origine romana nella quale i reperti straordinari sono spesso scoperte uniche.
Avendo del tempo a disposizione, vale la pena di andare a vedere anche i bei paesini medioevali che si trovano sulle alture dietro Alberga: ce ne sono vari e ognuno ha una “fisionomia” tipica. Tra questi ricordo Villanova, Campochiesa, e la città murata di Cisano sul Neva.
Il paese che mi ha stupito di più per la sua bellezza e la sua storia è, senza dubbio, stato Zuccarello, luogo natale dell’affascinante Ilaria del Carretto (1379 – Lucca 1405), andata in sposa, per volere del duca Gian Galeazzo Visconti, a Paolo Guinigi, signore di Lucca: la storia degli avvenimenti successi allora è consultabile al sito.
Questo paesino ha la strada principale delimitata da un bel colonnato, le case medievali sono ben curate e ha persino un bel ponte romano. Fa davvero piacere fare una passeggiata lungo queste stradine simpaticamente interessanti!