Al MAN di Nuoro è tempo di sogni: Dreamtime, lo spirito dell’arte aborigena

di Silvia Groppa // pubblicato il 17 Maggio, 2011

Coerente con la sua missione di voler avvicinare il pubblico ai vari linguaggi che popolano il mondo dell’arte contemporanea, il Museo d’Arte della Provincia di Nuoro stupisce accogliendo per la prima volta in Italia l’arte mitologico/aborigena australiana. La più numerosa collezione di lavori aborigeni che abbia mai lasciato l’Australia, opere che coprono un’area vastissima dallo Stato del Victoria fino al Qeensland, provenienza che consente di mostrare le profonde differenze fra gruppi culturali, per questo è risultata essere una mostra ardua e semplice allo stesso tempo che ci fa conoscere attraverso più di 290 lavori esposti il Dreamtime, ovvero, l’arte nell’era dei sogni, costituitasi in un tempo onirico prima della creazione del mondo, importante cifra comune per le numerose tradizioni culturali delle diverse tribù che si sono sviluppate nelle varie regioni del continente. Il MAN con questo progetto rinnova il suo dialogo con il territorio, che vuole essere costantemente suggellato con uno scambio incessante, che trova un equilibrio culturale nel rapporto tra museo e comunità.

Per questa occasione è risultata efficace la cooperazione tra lo staff del MAN, coordinato dal direttore Cristiana Collu e dal Presidente della STart Davide Sandrini, con la collaborazione delle massime istituzioni italiane e australiane, che hanno come “garante di qualità” il Koorie Heritage Trust, unico organismo riconosciuto a livello internazionale per la valorizzazione e lo studio delle culture aborigene; il KHT ha direttamente selezionato le opere, certificandone così la provenienza. Inoltre, il progetto è stato patrocinato dalla Regione Sardegna, il Ministero degli Affari Esteri Italiano, l’Ambasciata Italiana a Canberra, l’Ambasciata Australiana a Roma, l’Istituto Italiano di Cultura, il Consolato di Melbourne. La consistenza delle opere esposte ha fatto si che la mostra venisse articolata in due successive sessioni, una prima aperta lo scorso 12 Febbraio intitolata Lo spirito dell’arte aborigena, che si è recentemente chiusa, e la seconda dal titolo Arcaicità e astrazione. Il linguaggio dell’arte aborigena, visitabile fino al 28 Agosto.

Sin dall’antichità le popolazioni aborigene hanno sfruttato qualsiasi superficie, in primis il corpo, come supporto per una comunicazione grafica del “Dreaming”, inteso come una dimensione precedente alla nascita del tempo in cui figure ancestrali creano la vita di tutte le forme, e tutt’ora governano i ruoli di uomini e donne. Così sulle tele i colori acrilici fanno dirompere esplosioni che ci fanno pensare al Big Bang, cicli di vita e morte che si scandiscono con simbologie talvolta curiosamente vicine alle nostre e talvolta celate e incomprensibili, ma che si palesano sempre con una felicità e disinvoltura di linguaggio sopraffini. Il superficiale scompare e trionfa il senso della vita i segreti che sono appannaggio di chi sta sopra, di chi comprende di chi ha avuto la possibilità di apprendere.

Il percorso espositivo di Dreamtime, lo spirito dell’arte aborigena, infatti, può esser letto a più livelli: assaporato nella semplicità del puro godimento estetico o gustato nella raffinatezza del racconto della società fortemente gerarchizzata che è alle spalle di questi lavori. Ciò che affascina è il gioco di rimbalzi che partendo dall’arte aborigena ospitata nelle stanze del Museo si riverbererà idealmente ai siti archeologici e ai musei etnografici dell’isola, rendendo affascinanti i colori ipnotici, gli archetipi che hanno solcato immutati 40 mila anni, dal Tempo del Sogno ad oggi. L’originalità del linguaggio usato, la vivacità dei colori e la simbologia dei soggetti rendono questa mostra indimenticabile. Si potranno ammirare le opere di artisti come Clifford Possum, John e Luke Cummins, Trevor Turbo Brown, Craig Charles, accanto a quelle di artisti emergenti che si stanno affermando nel panorama internazionale. Questa selezione presenta autenticamente l’arte aborigena contemporanea nel suo attuale stato d’evoluzione e non restituisce una visione statica degli stereotipi che spesso vengono attribuiti a queste culture.

Sottolinea Cristina Collu: “È una sorta di infanzia della storia che avvicina il contemporaneo, il tempo presente alle nostre radici, con una forte spinta alla scoperta, alla creazione, alla invenzione, al rispetto, al riconoscimento e infine al senso di appartenenza ai luoghi che hanno plasmato e plasmano la nostra visione del mondo. La pittura delle prime civiltà è forse l’espressione artistica più affascinante per lo spettatore di oggi. Oltre che sulla figura umana, è infatti in grado di dirci qualcosa sul suo rapporto con l’ambiente che la circonda e che la condiziona: i suoi simili, gli animali, la natura. E lo fa nel linguaggio formale caratteristico di ogni cultura e soprattutto, suggestivamente, con i colori. La seconda tappa nella genesi dell’arte figurativa, riflesso di creazioni mentali, si è verificata quando l’uomo ha iniziato a tradurre la propria realtà interiore in espressione grafica. L’arte è sicuramente nata da una esigenza intellettuale come, tempo prima, l’utensile è apparso per un bisogno vitale (esistenziale), e poiché l’essere umano è sia biologico sia sociale, l’utilizzo dell’immagine ha da allora assicurato la coesione dei due aspetti e in definitiva una certa coesione pubblica e collettiva. La forza iconografica delle opere in mostra, la simbologia primitiva e arcaica, determinano una serie di analogie con la cultura sarda primigenia, archeologica, tradizionale e identitaria, creando un grande gioco di rimandi e risonanze che dall’apparentemente altro come l’arte proveniente da un continente agli antipodi (che però ha sempre avuto una condizione di insularità non solo geografica) ci riporta alle evidenze e ricchezze del territorio che noi abitiamo”.

Sempre la Collu spiega come l’idea del Dreamtime sia stata molto complessa: “Possiamo dire che il Dreamtime è un racconto e considerarlo sotto quest’ottica, in qualche modo, ci soddisfa perché restituisce una sorta di unione con il concetto di “eredità culturale”.

 

Dettagli

DIDASCALE IMMAGINI

  • Gabriella Possum Nongurrayi
    Bush tucker dreaming, 1967
  • Roy Ashley
    Mimi, 2003
  • Alan Joshua Jnr
    Healing Mimi, 2004
  • Djambu Barra Barra
    Four names for Kangaroo, 2003
  • Trevor Turbo Brown
    Sea Eagle, 2008



IN COPERTINA
un particolare di
Billy Doolan
Partners of life: Minya Guyu
(Fish spawning),
2005  

Mappa

Dove e quando

Dreamtime il linguaggio dell'arte aborigena

  • Fino al: - 28 Agosto, 2011
  • Indirizzo: MAN_Museo d’Arte della Provincia di Nuoro, via Satta 27, Nuoro
  • Sito web

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