Al Castello di Trento per percorrere “Le grandi Vie delle Civiltà”
di // pubblicato il 08 Agosto, 2011
Sulle spalle degli uomini o a dorso di mulo, solcando le acque di fiumi e mari, oppure sui primi carri, quando fu inventata la ruota, materie prime, manufatti e con loro nuove tecniche di produzione, linguaggi e credenze, percorrevano, già in epoche molto antiche, le vie di comunicazione del nostro continente.

Non c’è da meravigliarsi, ma contrariamente a quanto possiamo pensare, doveva esserci un gran via vai lungo quella fitta regnatela di vie che correvano tra il Mediterraneo e il Centro e il Nord Europa, fra Oriente e l’Occidente.
Come testimoniano statuette, oggetti della vita quotidiana o preziosi ornamenti ritrovati a nord e a sud delle Alpi, i nostri antenati, percorrendo distante impressionanti, viaggiavano di paese in paese portato in contatto territori e culture lontani e diversi, mescolando oggetti ed idee.
Un universo in movimento è quello messo al centro della mostra “Le grandi Vie della civiltà. Relazioni e scambi fra Mediterraneo e centro Europa dalla preistoria all’età” romana“ dal direttore del museo Castello del Buonconsiglio di Trento, Franco Marzatico, da Rupert Gebhard del museo di Monaco e da Paul Gleirscher conservatore di quello di Klagenfurt.
L’affascinante esposizione racconta, attraverso una selezione di preziose testimonianze archeologiche provenienti da oltre 50 musei e soprintendenze italiane ed estere, dei contatti, degli scambi e delle relazioni a largo raggio che hanno segnato gli sviluppi delle civiltà in Europa.

Un filo conduttore, stimolante e insolito, che attraverso lo scambio e l’interazione della mobilità e della comunicazione mette in relazione una ricchissima raccolta di reperti, più di 800 pezzi provenienti da Germania, Austria, Svizzera, Slovenia e da tutte le regioni d’Italia: bracciali, diademi, collane, statue e statuette, doni votivi e dischi solari d’oro, figure femminili, maschere funerarie e molto altro ancora, dimostrando come l’uomo sia viaggiatore ed esploratore per eccellenza.
Il viaggio nelle 18 sale del Castello del Buonconsiglio, davanti al profilo delle Alpi, ha inizio circa 5 mila anni prima di Cristo e arriva intorno al 400 d.C., percorrendo cinque aree tematiche: dalla mobilità e lo scambio alle tecnologie e nuovi saperi, dagli stili di vita e dall’iconografia religiosa alla scrittura alfabetica.Tutti temi attuali e contemporanei.
In fondo, come ha spiegato Franco Marzarico, si tratta, attraverso la lettura dei reperti e la loro provenienza, di capire e ricostruire come funzionava la comunicazione e mobilità e, con l’arrivo dell’impero romano, la globalizzazione e il cosmopolitismo nel mondo antico.
Un mondo dove incontri e scontri di civiltà hanno portato, come in quello moderno, all’affermarsi di fenomeni multiculturali. Dalla moderna Zurigo arriva una ruota in legno del neolitico raccontando di scambi e viaggi come i morsi per i cavalli, che vengono dall’Etruria o il contenitore di produzione greca ritrovato nelle valli alpine.

Di grande effetto le ricostruzioni a grandezza naturale, come quella di un antico mercato del I secolo a.c. con le sue merci, o la prua di una nave romana recuperata nei fondali marini e risalente alla battaglia delle Egadi del 241 a.C. Con le tecniche di fusione i metalli diventano spesso oggetti contesi per l’ostentazione del rango sociale o altamente simbolico-religioso: dischi d’oro che rappresentano il sole ci parlano di relazioni fra la Scandinavia e la Puglia.

Accanto alle concrete tracce dei commerci documentati da materie prime e manufatti esotici, la mostra segue i percorsi avventurosi di innovazioni idee che hanno comportamenti e abitudini. Archetipi come quello della fertilità femminile o quello dell’uomo eroe-guerriero dell’atleta. Ma anche figure di animali, espressione di un’arte animalistica che fiorisce in diverse aree, o iconografie di barche, il carro solare, l’albero della vita, le immagini del Signore e della Signora degli Animali che, fissati su diversi supporti, stupiscono per la loro potenza e bellezza. Infine la diffusione della scrittura alfabetica, dai fenici, ai greci, agli etruschi, ai popoli alpini, sino all’egemonia del latino.
Il global di cui oggi tanto si discute, affermano i curatori, alla fine, non è un concetto del tutto nuovo! Fino al 13 novembre possiamo scoprirlo a Trento.