Al MACBA con ¡Volumen!
di // pubblicato il 30 Novembre, 2011
La luce che entra da ampie vetrate disegnando linee rette e curve é la prima a darmi il benvenuto non appena metto piede nel Macba. L'immenso edificio concepito da Richard Meier e inaugurato nel 1995 siede nel bel mezzo della Placa del Angels e sembra rimanere insensibile al rumore degli skateboard lanciati nell'asfalto di questa piazza che si é convertita in uno dei più frequentati skate park urbani di Barcellona.

Mi aspettano tre piani, 350 opere e 75 artisti. Una voce femminile mi conduce in un corridoio buio: é la Bocca incandescente, “mitragliatrice di parole”, protagonista del video di Samuel Beckett, “Not I”. Quest'opera in realtá dovrebbe chiudere il percorso proposto ma il suono ha preso il sopravvento rispetto la logica. Il tragitto pensato per ¡Volumen! é concepito infatti in forma circolare iniziando dal primo piano del Museo e biforcandosi successivamente in due direzioni: una che conduce allo spazio visuale della pittura e della fotografia fino al volume scultorico (secondo piano) e l'altra che conduce al volume acustico (piano terra).

In ¡Volumen! - prima esposizione che raccoglie opere della Collezione Fundació “la Caixa” e della Collezione MACBA – lo spettatore passa da fruitore a complice di una drammaturgia di suoni e voci. Il materiale visivo prende corpo e il il suono si fa volume, occupando la totalitá dello spazio disponibile del MACBA.
I lavori di Jean-Miche
l Basquiat, Samuel Beckett, Marcel Broodthaers, James Coleman, Dubuffet, Öyvind Fahlström, Lucio Fontana, García Sevilla, David Goldblatt, Luis Gordillo, Rodney Graham, Richard Hamilton, Hernández Pijuan, Joan Miró, Xavier Miserachs, Muntadas, Juan Muñoz, Bruce Nauman, Pablo Palazuelo, Rauschenberg, Richter (per citarne alcuni) vogliono comunicare l’esplorazione dell’uso del suono e della voce nell’arte nel secolo XX e XXI, attraverso l’esame delladimensione della scultura e quella dell’acustica, intendendo la dimensione sonora come elemento principale di produzione artistica.
Il viaggio tra suoni e immagini – a cui si puó partecipare fino al 23 di aprile – prosegue cosí con la riflessione sulla natura del potere grazie a Shit in your Hat – Head on a Chair di Bruce Nauman; con un inquietante spazio scenico che ricorda il poema di T. S. Eliot grazie all'installazione di Juan Muñoz Waste Land; con la forza lirica dell'installazione di Latifa Echakhch che, come dice il titolo A chaque stencil une révolucion, critica i cosiddetti poteri rivoluzionari d'oggi; con tanti altri interessanti lavori di artisti contemporanei che mettono originalmente in relazione il suono con l'immagine.

Salendo nei piani superiori, l'esposizione mette in evidenza una scultura che rifiuta e supera i principi del minimalismo imperante fino gli anni Settanta, e un tipo di fotografia che supera definitivamente il concetto di documento a favore di una nuova dimensione estetica.
Non c'é un'opera che non trasmetta il cambio del paradigma materiale, sensoriale e programmatico dell'arte nel passaggio dei secoli: l'occhio si fa senso e l'ascolto si incarna in corpo reale. Anche i progetti che escono dall'itinerario dell'esposizione come Muntadas, Šejla Kamerić y Anri Sala, o la revisione dell'opera di Aleksandr Sokurov, riflettono questa volontà di coinvolgere direttamente il pubblico a livello sensoriale.

Con ¡Volumen! il MACBA narra una storia dell'arte multisensiorale, essendo un museo e come tale “istituzione che scrive storie al plurale dell'arte e della produzione artistica” (Bartomeu Martí, direttore del MACBA).