Akbar. Il grande imperatore dell’India
di // pubblicato il 29 Ottobre, 2012
Sembra una favola: c'era una volta, tanto tempo fa in un paese molto lontano, un bambino di soli tredici anni, cresciuto cacciano e combattendo, che diventa imperatore. Gi anni passati sul campo di battaglia non gli anno permesso di studiare, e così nessuno gli ha insegnato a leggere e a scrivere, e nessuno lo fa nemmeno quando il bambino sale sul trono imperiale. Qualcuno avrà pensato all'inizio di un periodo buio, segnato da guerre continue e dalla presenza di un sovrano rozzo e ignorante: niente di tutto questo. Il regno di quel bambino sarà uno dei più illuminati della storia del suo paese, e a lui la Fondazione Roma ha deciso di dedicare una mostra.

Akbar. Il grande imperatore dell'India (fino al 3 febbraio 2013) celebra il regno del sovrano e ci permette così di comprendere qualcosa in più della storia di questo paese e sull'arrivo in territorio indiano dei musulmani (siamo nel XII secolo) e di come questi debbano confrontarsi con le culture hindu, jainista e buddista: un miscuglio potenzialmente esplosivo e comunque carico di tensione (i tristi episodi di questi ultimi tempi ce lo confermano), ma che porta invece, nel tempo, alla fusione di tradizioni diverse e ad un periodo di splendore, quello della dinastia Moghul (1526-1858), durante il quale l'impero indiano raggiunge un'estensione ancora maggiore rispetto all'India odierna.

Figlio di Humayun e nipote di Babur, che si riteneva addirittura discendente di Chingis Kahn e Tamerlano, Akbar, come detto, sale al trono imperiale a soli tredici anni: la giovane età non gli impedisce comunque di garantire, grazie ad un accentramento del potere e ad una riforma dell'amministrazione, un lungo periodo di prosperità al paese, segnato da stabilità politica, floridezza economica, tolleranza religiosa e da un gran fermento di ogni attività culturale ed artistica.

Il fatto che Akbar sia del tutto analfabeta sembra a questo punto un particolare di poco conto, importante tanto quanto potrebbe essere il colore dei capelli dell'ultimo servitore del palazzo imperiale, e ininfluente al pari della conoscenza, da parte nostra, del nome del cane del contadino del villaggio indiano più lontano dalla capitale dell'impero. In effetti Akbar ha una sensibilità, un gusto per l'arte e per il bello che trascende da ogni tipo di conoscenza "scientifica", che non ha bisogno di essere codificata da regole e teorie: tutte le discipline e tutte le produzioni artistiche sono stimolate e valorizzate da Akbar, dalla pittura alla miniatura, dall'oreficeria all'architettura (durante il suo regno vengono infatti fondate almeno quindici nuove città).

In mostra oltre 130 opere ci forniscono un bello spaccato di quello che è il regno dell'imperatore: tempere e acquerelli, dipinti, libri, gioielli, armi (da combattimento o da parata), tappeti, tessuti, cassette portagioie, cassettoni. Molti i pezzi pregevoli, che contribuiscono a condurci in un mondo che si è avvicinato molto ad un regno incantato.