Ai crinali della storia. Padre Matteo Ricci fra Roma e Pechino

di Amici in Visita // pubblicato il 01 Novembre, 2009

di Maria Paola Forlani

Il Comitato Promotore delle Celebrazioni del IV Centenario di Padre Matteo Ricci (Diocesi di Macerata – Comune e Provincia di Macerata – Regione Marche – Università di Macerata) in collaborazione con i Musei Vaticani, la Curia Generalizia della Compagnia di Gesù e la Pontificia Università Gregoriana, hanno inaugurato presso il Braccio di Carlo Magno, nella Città del Vaticano: “Ai crinali della storia. Padre Matteo Ricci (1552 – 1610) fra Roma e Pechino”, a cura del Prof. Antonio Paolucci.  

La mostra vuole celebrare, e ricordare, i 400 anni della morte di Matteo Ricci, il padre gesuita morto a Pechino l’11 maggio 1610 e lì sepolto nella Città proibita: unico occidentale a poter vantare questo privilegio. La sua tomba è ancora oggi visibile e onorata nella capitale cinese.
All’ingresso della mostra, una riproduzione esatta della statua bronzea che campeggia dinanzi alla cattedrale cattolica di Pechino, accoglie i visitatori.

Matteo Ricci era nato a Macerata il 6 ottobre 1552. Dopo aver compiuto i primi studi presso le scuole che i Gesuiti avevano aperto nella sua città, giunse a Roma per seguire gli studi giuridici presso l’Università della Sapienza. Ma dopo solo due anni, abbandonati gli studi di legge, decide di entrare nella Compagnia di Gesù .
La mostra presenta un importante e commovente documento che reca la firma autografa del futuro gesuita: il verbale dell’esame per l’ammissione al noviziato, in cui il giovane Matteo si impegna, tra l’altro, “a fare quanto dell’obedienzia li sarà ordinato”.

Antonio Paolucci ricorda, nel suo intervento, un edificio assai significativo a Pechino, di grandi dimensioni il “Millenium Museum”, (si chiama così perché è stato inaugurato nell’anno Duemila), a lui ben noto per aver allestito nel 2006 la mostra del Rinascimento italiano, ma, soprattutto, per la straordinaria decorazione a fregio scolpito in marmi policromi nell’immensa sala d’onore del palazzo. Questo ornamento di proporzionate dimensioni racconta gli episodi salienti della storia cinese.

Si comincia con il Primo Imperatore, quello che bruciò i libri e alzò la grande muraglia, si finisce con Den Tsiao Ping, il Presidente inventore del celebre slogan “arricchirsi è glorioso” . Questa immensa antologia della storia patria è popolata di cinesi. Sono imperatori e ministri, generali, dignitari, eroi della rivoluzione, intellettuali. Non ci sono stranieri a testimoniare la gloria dell’Impero di Mezzo, con la sola eccezione di due italiani: uno è Marco Polo, alla corte di Kubilai Khan, l’altro è Matteo Ricci che, in veste di mandarino confuciano, scruta i cieli dell’osservatorio astronomico della Città Proibita.

Come e perché un marchigiano di Macerata sia transitato dal Collegio Romano alla corte imperiale di Pechino identificandosi con la cultura del popolo che lo ospitava al punto di consegnare, quattro secoli dopo, la sua immagine all’iconografia ufficiale della Repubblica Socialista e formalmente atea, è l’argomento della mostra che si formalizza nel suo percorso.
Il viaggio che parte da Macerata, viene evocato dalle statue lignee raffiguranti la Vergine con il Bambino, un angelo e i tre Magi, che mossi da un meccanismo, apparivano in successione sulla torre dell’orologio civico.

Da Macerata a Roma, la città dei papi, è infatti la sezione che apre la mostra. Sono proprio i ritratti dei pontefici che accompagnarono la vita di Matteo a sottolineare la sua tappa romana. Da Pio V, il pontefice che promosse la grande alleanza tra le potenze cattoliche che produsse la vittoria di Lepanto, proprio nel 1571, ricordata in mostra dalla celebre tela di Paolo Veronese (Galleria dell’Accademia, Venezia), fino a Paolo V, che nel 1610, anno della morte di Ricci, faceva completare la facciata della nuova basilica vaticana.

Era l’anno 1571: Matteo Ricci entrava, come detto, nella Compagnia di Gesù, il nuovo ordine religioso fondato da Ignazio da Loyola meno di trent’anni prima, e subito pervaso, soprattutto sulla spinta di uno dei suoi compagni, Francesco Saverio, dall’ardore missionario, soprattutto verso l’Estremo Oriente, dove ancora l’annuncio evangelico era sconosciuto.
In questa seconda sezione è ricordata la fondazione dell’Ordine, con un dipinto proveniente dalla chiesa del Gesù a Roma, con i ritratti dei due santi, Ignazio e Francesco Saverio, già attribuiti alla scuola di van Dych, dei Musei vaticani insieme ai celebri ritratti del fondatore di Iacopino del Conte e di Jusepe De Ribera, ma soprattutto, con uno dei capolavori di Peter Paul Rubens raffigurante un miracolo di sant’Ignazio, una grande tela proveniente dalla Chiesa del Gesù di Genova, collocato su un ricostruito altare romano, ideato dalla perizia sapiente di Pier Luigi Pizzi, così come tutte le scenografie e gli apparati della mostra.

Finalmente dopo alcuni anni di studi presso il Collegio Romano, non ancora ordinato sacerdote, Ricci parte per Lisbona nel 1577, destinato alle missioni d’Oriente. Il 24 marzo 1578, dopo lunghi mesi di attesa, s’imbarca per raggiungere Goa, allora portoghese, dopo oltre cinque mesi di navigazione. I
l viaggio è evocato in mostra attraverso un artistico modello d’epoca di galeone.

Nel 1582 riceve l’ordine di recarsi a Macao per coadiuvare il padre Michele Ruggeri, con il quale, entrano finalmente in Cina, fonda la prima residenza gesuita a Zhaoqing. Inizia la grande avventura scientifica e missionaria di Matteo Ricci che doveva aprirgli le porte della Città Proibita a Pechino.
Questa sezione è documentata da una eccezionale raccolta di strumenti scientifici, provenienti da diversi musei che presentano una eccezionale spaccato della tecnologia astronomica e di misurazione del tempo che Matteo Ricci introdusse in Cina, accanto a una raccolta di antiche raffigurazioni e mappe cinesi.

Dopo questa terza sezione il visitatore è condotto direttamente verso il suggestivo mondo cinese. Il confronto tra questi due universi Pizzi lo ha voluto giocare con il contrasto cromatico: “da una parte il mondo dei Papi e della scienza, con il colore blu, mentre quello dell’impero cinese con il colore rosso”.
Le opere più significativa di questa sezione sono il modello dell’altare di Confucio a Qufu (1929): opera autentica, proveniente da un museo missionario e la riproduzione spettacolare del Tempio del Cielo di Pechino che ricreano l’atmosfera e la vita respirata in Cina da Ricci, soprattutto sotto l’aspetto culturale religioso. Sono esposte in questa sezione anche diverse sue opere autografe e testi da lui stampati in Cina, a testimoniare il grande sforzo e impegno di scambi e incontri, che segnò l’inizio di un nuovo modello di evangelizzazione iniziato da Matteo Ricci e proseguito dai suoi compagni e successori.

E’ questo il tema dell’ultima sezione dedicata alla “eredità” di padre Maria Ricci; un eredità che giunta sino a noi, chiamata inculturazione, cioè la comprensione e la recezione di usi e tradizioni delle comunità indigene nell’opera di evangelizzazione. “E’naturale che questa imprescindibile inculturazione deve, però, custodire l’autenticità del messaggio, senza deformarlo o stingerlo col rischio di estinguerlo. In questa luce si comprende quanto sia al tempo stesso necessario, ma anche rischioso e delicato, il processo di evangelizzazione interculturale che ancor oggi è programmatico per la Chiesa e che in Matteo Ricci quasi l’alfiere e il testimone più incisivo e significativo” (Gianfranco Ravasi).

Resta il fascino - dice Antonio Paolucci - di un uomo che ha saputo riflettere come in uno specchio la civiltà, la cultura del popolo che lo ospitava…Per vedere riconosciuta la gloria del gesuita dobbiamo andare nel “Millenium Museum” di Pechino dentro il monumento celebrativo di uno stato socialista e ateo. Mirabile esempio di eterogenesi dei fini. O di ironia di Dio…”.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Matteo Ricci
    Mappamondo. Pechino 1602
    Stampa xilografica
    6 pannelli Codice
  • Andrea Sacchi (attr.)
    Ritratto di Matteo Ricci
  • Matteo Ricci
    Dell’Amicizia
    Autografo del testo cinese e traduzione italiana. 1599 ca
  • usepe Ribera
    Sant’Ignazio
    FEC
  • Rotolo dipinto con Madonna con la corona da imperatrice cinese
    Cina, autore Wang Suda XIX secolo
  • Statua del meccanismo professionale dell’antico orologio dei fratelli Ranieri raffigurante uno dei tre Magi (Melchiorre), 1570

 

IN COPERTINA
particolare ritratto Matteo Ricci
(attribuito ad Andrea Sacchi)


Catalogo edito da Allemandi

Mappa

Dove e quando

Ai crinali della storia. Padre Matteo Ricci (1552 - 1610) fra Roma e Pechino

  • Date : 30 Ottobre, 2009 - 24 Gennaio, 2010
  • Indirizzo: Braccio di Carlo Magno, Città del Vaticano

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