Agorá
di // pubblicato il 30 Aprile, 2010
Alessandria d’Egitto, 391 d.C. la prima città concepita dall’uomo su un progetto urbanistico e fatta costruire da Alessandro Magno, un centro ricchissimo di scambi culturali e commerciali, perché da sempre nella Storia dell’umanità scambiando merci si finisce con lo scambiarsi idee. Il potere politico è amministrato dal prefetto dell’Impero Romano e la società è profondamente divisa in diverse comunità religiose, i pagani che vivono nel culto politeista dei vecchi dei, gli ebrei con le loro tradizioni e i cristiani che dopo la fine delle persecuzioni e la conversione dell’imperatore Costantino, che nel 313 d.C. ha reso legale il culto monoteista di Gesù Cristo, sono i più forti politicamente e i più aggressivi nel fare proseliti.
Esponenti delle diverse comunità si scambiano oltraggi alle rispettive divinità e gli scontri che da ciò scaturiscono, soprattutto tra cristiani e pagani, sono all’ordine del giorno. In questo clima di aspre contrapposizioni la Biblioteca non rappresenta solo un luogo di studio ma anche un posto sicuro da cui i conflitti sono tenuti fuori. Ipazia d’Alessandria, filosofa e matematica di fede pagana, è la figlia di Teone, filosofo e ultimo direttore della Biblioteca stessa, insegna la scienza, la ricerca filosofica e l’esercizio del dubbio come stile di vita ai suoi discepoli, senza distinzioni di fede religiosa o di etnia, rappresentando un prezioso esempio di convivenza civile. Nessuna delle opere scritte da Ipazia è sopravvissuta al tempo per giungere fino a noi, ma dalle poche notizie frammentarie che abbiamo su di lei, la passione che aveva per il pensiero filosofico la portava a fermarsi perfino in strada con chiunque volesse ascoltarla per trasmettere alle genti il sapere di Platone, di Aristotele e degli altri grandi pensatori del passato.
“Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale” – Socrate Scolastico, cit., VII, 15

Il carisma di Ipazia le conferiva di fatto un’autorità morale all’interno dell’agorá unanimemente riconosciuto, perciò il vescovo Cirillo per espandere e consolidare il suo potere personale e quello dei cristiani, pretendeva una sua conversione alla nuova religione monoteista, ma la scienziata manifestò la sua impossibilità alla conversione rivendicando il diritto a dubitare e confutare come primaria attività per ogni mente scientifica, in contrapposizione a una fede che pretende cieca obbedienza a dogmi che non possono essere per loro natura sottoposti a sperimentazioni empiriche.
Il film di Alejandro Amenábar ha il pregio di portare per la prima volta sullo schermo la mitica Alessandria d’Egitto del quarto secolo catapultandoci nelle sue strade e nei suoi conflitti come se si svolgessero in diretta davanti a noi. Rievocando la storia di Ipazia, brillante scienziata e martire pagana massacrata dai fondamentalisti cristiani, Agorá provoca una riflessione su tutti i fanatismi religiosi che sopravvivono nel mondo moderno alimentando sanguinosi conflitti ideologici.

A Cannes, dove il film è stato presentato in anteprima mondiale, è stato accusato da alcuni di attaccare la Chiesa di Roma, ma il fatto che negli eventi narrati i personaggi più violenti e aggressivi fossero cristiani è solo una ricostruzione coerente con la realtà storica, dove si assiste in modo interessante anche alla nascita della tradizione antisemita che ancor oggi, nonostante l’orrore dell’Olocausto, non accenna comunque a morire. Dopo aver visto il film posso affermare che non è una pellicola anticlericale, alimentare simili polemiche è sintomo di forti chiusure mentali e limiti ideologici paragonabili a quelle dello stolto che guarda il dito e non vede la luna.
Il fanatismo religioso del film è cristiano ma si riferisce a un discorso più generale contro ogni fondamentalismo religioso; realistico e molto riuscito è il ritratto di una certa arroganza umana, nella superbia di chi sentendosi depositario della Verità assoluta non ammette alcuna contestazione alle proprie posizioni e pretende, oggi come ieri, d’imporre una propria visione del mondo e della vita anche a chi non coltiva la stessa fede. Allo stesso modo è molto viva la rappresentazione di quella tipologia di persone che aspetta dall’autorità religiosa un’inconfutabile interpretazione della parola di Dio e con ottusa cecità accetta che le venga indicato anche cosa deve pensare, bandendo ogni dubbio dalla propria vita perché mettere in discussione è attività creativa, ma spaventa dissipando certezze.

Rigoroso nel mettere in scena i fatti della vita di Ipazia, che conosciamo soprattutto attraverso le centinaia di lettere che le scriveva Sinesio un allievo della filosofa diventato poi Vescovo di Cirene, il film ricrea il clima in cui maturò l’uccisione di Ipazia, con lo scontro di potere tra il Prefetto dell’Impero Romano Oreste e il Vescovo della città Cirillo. Non è mai stato provato che Cirillo abbia dato un ordine diretto di uccidere Ipazia, ma certo i suoi violenti attacchi alla filosofa pagana hanno contribuito a convincere i suoi seguaci più fanatici che si trattava di una figura diabolica da eliminare, creando una responsabilità morale del Vescovo sul martirio laico subito dalla studiosa ad opera dei Parabolani.
Riflettere sulla figura di Cirillo d’Alessandria che dal pulpito scagliava violenti attacchi contro i pagani, fu responsabile dell’uccisione e dell’espulsione dell’intera comunità ebraica d’Alessandria, scatenò lotte sanguinose e una vera e propria guerra per succedere allo zio Papa Teofilo dopo la sua morte, e nonostante tutto ciò è stato fatto Santo dalla Chiesa nel 1882 dovrebbe essere utile a capire come l’istituzione clericale, così come oggi noi la conosciamo, sia il frutto umano dei secoli. Come un terreno su cui si sommino gli strati di diverse ere geologiche è per noi molto difficile avvicinarci al messaggio originale del cristianesimo senza tutte le sovrastrutture che nel tempo vi sono state poste sopra.

Le azioni anche violente di cui fu responsabile Cirillo non sono certo compatibili con l’idea che abbiamo oggi della santità, ma in passato zone d’ombra sulle sue azioni, come l’aspetto antisemita del personaggio ad esempio, potevano essere ritenute compatibili con la difesa della fede, considerando anche che il popolo ebraico era etichettato come l’uccisore del Cristo. Tali riflessioni dovrebbero essere utili anche a chi è religioso e praticante per non accettare in modo acritico ogni idea che gli venga dall’alto della gerarchia istituzionale, bensì prendendo coscienza della relatività di fatti, personaggi e istituzione di dogmi in relazione ai tempi e alle scelte politiche che li hanno generati attivare un processo di costruzione di una propria capacità critica personale. Non è un caso se l’idea iniziale del film è nata quando il regista Alejandro Amenábar e lo sceneggiatore Mateo Gil hanno iniziato a studiare la teoria della relatività con l’idea di un film sulla storia del progresso scientifico.
Agorá non è un film perfetto, quello che io ritengo il suo punto debole è la rappresentazione di certi passaggi in cui si raccontano i supposti amori non ricambiati di alcuni personaggi per Ipazia, risultano meno riusciti e rallentano il film che forse poteva essere più incisivo se ridotto un po’ in queste parti. Alcune libertà narrative adottate come la dinamica immaginata per l’uccisione di Ipazia mi hanno lasciato perplesso, ma comprendo che un film costato 50 milioni di euro debba concedere anche qualcosa allo spettacolo e alle ragioni del mercato. Scoprire invece che l’episodio del fazzoletto sporco di sangue mestruale è storicamente accaduto e documentato mi ha lasciato interdetto.

Ho sempre immaginato la bellezza architettonica di Alessandria, l’imponenza del suo faro, ritenuto una delle sette meraviglie del mondo antico, la sua mitica Biblioteca, la cui distruzione rappresenta forse la ferita più grande e una perdita incalcolabile per la Storia del pensiero umano, e poterla vedere finalmente rappresentata sullo schermo è una delle magie che può darci solo il cinema.