Abraham Lincoln for Bill T. Jones: father or stepfather?

di Carmelo Antonio Zapparrata // pubblicato il 21 Maggio, 2011

Il secondo appuntamento di ParmaDanza 2011, il 7 maggio scorso, ha proposto in prima nazionale l’‘affresco’ Fondly do we hope… Fervently do we pray della Bill T. Jones/Arnie Zane Dance Company, nato nel 2009 su commissione del Ravinia Festival di Highland Park (Illinois) per celebrare il duecentesimo anniversario della nascita di Abraham Lincoln.

Dopo Serenade/The Proposition, Bill T. Jones torna a confrontarsi con l’universo che ruota attorno al momento fondante della democrazia americana, quello della guerra civile, focalizzando il proprio ‘sforzo creativo’ proprio sulla figura di Abraham Lincoln.

In Fondly do we hope… Fervently do we pray, titolo estratto dal Secondo discorso inaugurale del XVI presidente – frase, questa, scolpita sul Memoriale dedicatogli a Washington D.C. – Bill T. Jones attraverso cortocircuiti drammaturgici scandaglia attentamente la biografia di Lincoln e della moglie Mary Todd, interrogandosi, oltre che sugli aspetti di vita privata, sull’eredità lasciata al popolo americano da questa figura storica tanto controversa.

Nessuna lezione di storia patria o agiografia nazionalista da parte di Bill T. Jones proteso ad analizzare e sondare sino in fondo la ‘materia’ trattata, evidenziandone contraddizioni e ambivalenze.

Il fragore della tempesta dà inizio allo spettacolo lasciando poi posto all’enucleazione delle singole parti del corpo umano, estratta dal Poem of The Body di Walt Whitman, mentre danzatori, guidati da un Master of Cerimony, singolarmente o ensemble, accompagnano i testi ‘agiti’ intessendo successivamente tableaux, soli e relazioni reciproche.

Come per il precedente Serenade/The Proposition, anche in Fondly do we hope… Fervently do we pray la rielaborazione drammaturgica di testi di differente natura - firmata da Bill T. Jones e Janet Wong – enunciati in scena assume un ruolo decisivo.

Infatti, oltre a estratti dagli scritti dello stesso Lincoln e di Whitman, Colonization di Frederick Douglass e persino parti della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America si assommano alle ‘biografie schematiche’ di ipotetici personaggi appartenenti sì a varie epoche, ma tutti figli d’America. Da quella dell’ex-marine a quella dell’operaia di provincia sino a quella dello stesso Bill T. Jones, tutte le ‘schegge biografiche’ presentate innescano un confronto diretto con il XVI presidente, emblema stesso per l’opinione comune del senso e dei valori nazionali.

Tali frammenti testuali, però, conservano una loro unità drammatica precipua, non traducendosi in una mera coreografia descrittiva e didascalica. Gesto e voce, infatti, percorrono binari paralleli, in grado semplicemente di suggerire allo spettatore possibili ‘intersezioni semantiche’.

Lincoln, colui che ha affrancato la democrazia degli USA dal ‘peccato della schiavitù’, è sottoposto a un’operazione demistificatoria che lascia spazio anche alla trattazione del lato privato e familiare di quest’uomo. Ecco allora che brillanti solo e liriche danze corali mostrano un danzatore associarsi alla figura del presidente, mentre in momenti intimi si abbandona in pas de deux con la moglie o accudisce gli sfortunati figli, o, ancora, è trasportato morente dopo l’attentato.

Momenti panici, degni dei versi di Whitman, lasciano il posto a accesi dibattiti tra differenti speakers, richiamo esplicito alle sedute del Congresso, più interessati ad aggiudicarsi la palma per la miglior arringa che servire la democrazia. È una visione consapevole del ‘pervertimento’ dei valori e della l’incompiutezza del mandato consegnato da Lincoln ai posteri quella affermata da Bill T. Jones; autodescrittosi nella stessa pièce come ragazzo del sud, con una bisnonna nata, forse, schiava in una piantagione della Georgia e “cresciuto senza fiducia nei politici e nei patrioti”.

Spirituals, brani di musica sacra, quali il Cantico di Salomone, e melodie della tradizione folk americana e scozzese, suggestioni del secolo XIX, convivono con il Paulus di Felix Meldelssohn e composizioni e arrangiamenti creati ad hoc, accompagnando i fluidi movimenti dei danzatori, ricci di lifts, giochi d’insieme e pose plastiche.

Lo spazio scenico, ideato da Bjorn Amelan, presenta sei colonne classiche - monito dell’antica democrazia, sempre in pericolo – poste all’interno di un’ampia struttura cilindrica di tela. Su tale cortina, a metà strada tra sipario e superficie pittorica, vengono proiettati immagini, firmate da Janet Wong, raffiguranti le sagome di Lincoln e della moglie Mary, il crollo del Campidoglio e scritte di vario genere. Fantasmi onnipresenti, questi, che si pongono in relazione con ciò che viene agito dai danzatori.

Le colonne, elemento ambiguo in grado di suggerire diversi loci temporali – la Grecia emblema potere del demos, la White House, le raffinate case ottocentesche dei plantation owners – vengono agite dai danzatori, creando moduli spaziali differenti animati dalle luci di Robert Wierzel.

Cantati e musicisti a ridosso della ribalta, visibili e montanti in vari momenti sulla scena, secondo un espediente tipico dello straniamento, da un lato e un piccolo apron ovale, per esperire i tasselli biografici da parte dei danzatori, dall’altro muovo lo sguardo dello spettatore verso tre diversi poli spaziali.

Il ‘treno fantasma’ Washington D.C. - Springsfield della leggenda popolare, che riappare ogni aprile trasportando il corpo di Abraham Lincoln senza mai giungere a destinazione, si ode in lontananza.

Così lo spettro di Lincoln continua ad assillare i pensieri di chi tra tanti dubbi, ma anche con spirito critico, desidera sciogliere il ‘nodo enigmatico della democrazia’.

“Lincoln is a way of being” (Bill. T. Jones).

 

Dettagli

In foto:

Fondly do we hope …
Fervently do we pray
(cor. B. T. Jones)
© Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

Fondly do we hope …
Fervently do we pray

© Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

Fondly do we hope …
Fervently do we pray

© Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

Fondly do we hope …
Fervently do we pray

© Roberto Ricci/Teatro Regio di Parma

Fondly do we hope …
Fervently do we pray

ideazione e direzione Bill T. Jones
coreografia Bill T. Jones con Janet Wong
e la Compagnia
scene Bjorn Amelan
costumi Liz Prince
luci Robert Wierzel
video Janet Wong
sound design Lindsay Jones
composizione e arrangiamento musicale
Jerome Begin, Christopher Antonio William
Lancaster, George Lewis Jr.
testi Bill T. Jones, Janet Wong

Bill T. Jones/Arnie Zane Dance Company

prima nazionale
7 e 8 maggio 2011
ParmaDanza, Teatro Regio di Parma

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: Teatro Regio di Parma , via Garibaldi 16/a, Parma
  • Sito web