Abigal Tüllmann e l’arte del rispetto

di Cristiano Fioravanti // pubblicato il 07 Agosto, 2011

Salendo la scalinata del Museo della Fotografia, dove campeggiano quattro meravigliose gigantografie di Helmut Newton, si arriva al piano dedicato alla mostra, a disposizione degli amanti della fotografia fino al 18 settembre, che mi ha fatto scoprire una grande artista quale Abigal Tüllman è.

La sua opera è stata per anni, purtroppo, sottostimata e grazie a questa corposa mostra, curata da Martha Caspers, si può intuire tutta la genialità e l’alto livello artistico e comunicativo di un artista che ci regala un itinerario che, partendo dalla Germania, (con tutti i suoi sviluppi socio economici), approda ad un racconto sul mondo, nella sua quasi totalità: scatti che spaziano dai conflitti nel mondo arabo, passando dai movimenti di protesta del 68, per concludersi colle meravigliose foto fatte in teatro negli anni della “spericolata sperimentazione” degli anni sessanta e settanta. La biografia di questa artista è emblematica del suo modo di operare artistico: la Tüllmann ha sempre creato rivolgendo il proprio sguardo in avanti, non ripetendosi mai e cercando sempre di essere all’avanguardia ed allo stesso tempo dando il meritato peso a ciò che il presente rappresentava e raccontava. Abisag Tüllmann nasce nel 1935 e vive l’infanzia a Wuppertal. Negli anni cinquanta studia architettura d’interni per poi trasferirsi definitivamente a Francoforte dove comincerà la sua carriera come reporter per i giornali e riviste tra i più famosi del mondo, oltre che per gallerie e musei. Negli anni sessanta affitta un appartamento che diverrà il suo atelier fino alla sua morte avvenuta nel 1996.

La sua carriera ha un andamento lineare ma non per questo scontato. Nel 1963 pubblica il suo primo libro fotografico Großstadt, interamente dedicato a Francoforte e a tutto ciò che intorno a questa città ruotava. Già in queste foto è presente un tema caro alla fotografa: la gente come massa che rende incredibilmente surreale la vita in una grande città industriale quale era, e tuttora è, Francoforte.
A metà degli anni sessanta comincia ad interessarsi ai movimenti di protesta politica che sfoceranno nel sessantotto: rappresenterà, nei suoi scatti, le forme di vita “alternative” che in quegli anni cominciavano ad acquistare una propria dignità sociale; i movimenti femministi ed i nascenti nuovi modelli di educazione. Contemporaneamente comincia la sua carriera di fotografa di scena in alcune scuole teatrali di Francoforte che la porteranno, negli anni settanta, a seguire le nuove tendenze teatrali. E’ Sempre negli anni settanta che rivolge il suo sguardo verso il mondo e specificatamente verso il mondo musulmano e post coloniale. Attraverso i suoi viaggi ci racconta i conflitti, tra l’altro, in Algeria, Zimbabwe, Sud Africa ed Israele.

La mostra ha una struttura che potremmo definire “a zoomata” che, da un primo piano iniziale sulla Germania, la città di Francoforte, si allarga fino a comprendere una visione più ampia del mondo su alcuni paesi stranieri, passando da piani medi come quello rappresentato dai movimenti di protesta sessantottini. L’ultima sezione, che ci accompagna fino all’uscita della sala, è completamente dedicata alle foto di scena che la Tüllmann ci ha consegnato in più di trent’anni di carriera: uno sguardo sulla realtà che è anche non-realtà teatrale che, come in un gioco di specchi ci riflette una visione d’insieme del mondo vero: quel mondo che, attraverso l’obiettivo della fotografa, risulta sempre pieno di emozioni forti, raccontati con grande lealtà e grazia.
Guardando le opere ci si rende immediatamente conto che la nostra artista presta molta attenzione alla composizione e si ha come l’impressione che venga rivalutato positivamente il concetto geometrico e simmetrico dello spazio come veicolo di sensazioni claustrofobiche che, senza soluzione di continuità ed in maniera ambivalente, sfocia in un gran senso di tranquillità: un sentimento che ci proietta in spazi e ci fa vivere storie che, per certi versi, fanno parte del nostro quotidiano.
Particolarmente interessante ho trovato la sezione delle foto di scena. La Tüllmann ha fotografato le nuove forme di teatro, figlie delle sperimentazioni (a volte anche molto estreme) degli anni settanta. In questi scatti ha sempre cercato di mettere, riuscendoci a pieno, novità e sperimentazione soprattutto nella composizione stessa dell’immagine. Sono presenti, qui, delle riflessioni che consegnano, sia alle foto che agli spettacoli ritratti, un valore aggiunto che rende queste opere ancor più significative e emotivamente pregnanti; un dialogo, tra l’arte della fotografia e quella del teatro, che ci permette di percepire fino in fondo la grande importanza che quegli anni hanno rappresentato per il mondo dell’arte nel suo insieme. In questi scatti la Tüllmann, facendo entrare il quotidiano nel teatro e trasformando ciò che succede in teatro in un fatto della quotidianità reale, permette allo spettatore di perdersi, oniricamente ed emozionalmente, nelle sue meravigliose e poetiche composizioni.
Il visitatore della mostra si troverà, ad un certo punto del suo viaggio, davanti a quattro scatti che ritraggono uno dei più famosi registi al mondo durante una conferenza stampa: Hitchcock. È incredibile constatare come la Tüllmann sia riuscita, attraverso la sua sensibilità artistica, a tirar fuori il lato simpatico e ironico, oltre che il lato “ossessivo” (non patologicamente inteso) del regista: si inizia con la prima foto dove si nota uno sguardo pieno di insicurezze e ossessioni e si finisce con lo scatto dove si percepisce tutta l’ironia di Hitchcock , aspetto di fondamentale importanza per comprendere e gustare a pieno l’intera opera del regista inglese.
Attraverso questa mostra si rende finalmente giustizia all’arte della Tüllmann, in modo pacato e piuttosto esauriente e grazie alla struttura lineare dell’esposizione essa è piacevolmente fruibile anche da parte di un pubblico non specializzato.

Scorrendo le varie opere esposte ciò che salta immediatamente all’occhio, in tutta la sua forza ed importanza, è il profondo rispetto per l’umanità che l’artista ha sempre usato quando fotografava. Un procedimento artistico, il suo, sempre portato avanti in punta di piedi e sempre attento a non calpestare il diritto alla dignità proprio di ogni uomo. La Tüllmann non ha fatto altro che mettere a disposizione, di chi aveva voglia di raccontarsi e confessarsi, la propria arte e professionalità: un magnifico modo per dare voce a tutti coloro che non amano rimanere nell’anonimato. Attraverso la sua arte è riuscita, trasformandosi lei stessa in un medium, a far incontrare diverse tipologie di umanità che altrimenti non si sarebbero mai neppure sfiorate.

 

Dettagli

Didascalie Immagini

- Abisag Tüllmann in ihrer Wohnung vor Archivkästen,
  Frankfurt / M., 1996
  © Foto: Petra Welzel, Frankfurt / M.
- Abisag Tüllmann Fronleichnamsprozession über den
  Eisernen Steg, Frankfurt / M., 1964
  © bpk / Abisag Tüllmann, Berlin
- Abisag Tüllmann Rassentrennung am Bahnhof in
  Kapstadt, Südafrika, 1971
  © bpk / Abisag Tüllmann, Berlin
- Abisag Tüllmann Gert Voss in "Die Hermannsschlacht"
  von Heinrich von Kleist im Schauspielhaus, Bochum,
  1982
  © Deutsches Theatermuseum München,
  Archiv Abisag Tüllmann, München

Mappa

Dove e quando

  • Date : 09 Luglio, 2011 - 24 Luglio, 2011
  • Sito web

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