A serious man

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 23 Dicembre, 2009

Accogli serenamente tutto ciò che ti accade. (Rashi) E’ la frase che appare sullo schermo ancor prima dei titoli di testa ed è racchiuso in questo filosofico precetto il senso dell’ultima commedia che i fratelli Joel e Ethan Coen hanno scritto e diretto nei luoghi e negli ambienti della loro infanzia, la comunità ebraica e l’ambiente degli insegnanti universitari, come lo erano i loro genitori, nel Mid West dell’anno 1967.

All’inizio una storiella morale ambientata in un posto imprecisato della Polonia d’inizio ‘900 fa da introduzione allo spirito della cultura ebraica, vero fulcro narrativo della storia, e sembra volerci dire che non esistono garanzie per cui se farai del bene durante tutta la tua vita, cercando di essere retto e moralmente integro, sarai giustamente trattato secondo i meriti delle tue azioni e ripagato con la stessa onestà e lealtà, potresti esser ricambiato anche con una pugnalata per una tua disinteressata buona azione, perché è così che vanno le cose in questo nostro mondo terreno.

Larry Gopnik è un professore di fisica all’università, è onesto e religioso, cerca in tutti gli aspetti della vita quotidiana di seguire i precetti di una retta dirittura morale, persino quando la moglie Judith gli confessa di essersi innamorata del vedovo Sy Ableman, un amico di famiglia più anziano di lei e gli chiede di liberarla dal vincolo del matrimonio con un divorzio rituale, in gergo Gett, per permetterle di risposarsi nella benedizione della loro fede ebraica, egli accetta di assecondarla trasferendosi persino in un motel.

La frase di una canzone dei Jefferson Airplane, in voga in quegli anni sulla scena musicale, descrive bene la situazione di Larry e dice: “Quando scopri che la verità è solo un cumulo di bugie e la gioia dentro di te muore…”. La vita del professor Gopnik che era tranquilla e serena si trasforma in un inferno. Abbandonato dalla moglie che ritiene l’amante uomo più concreto e affidabile di lui, con uno studente koreano che tenta prima di comprarsi la sufficienza e poi minaccia di denunciarlo per diffamazione, con il fratello maggiore Arthur arrestato per gioco d’azzardo e adescamento, con il figlio adolescente Danny che alla vigilia del suo Bar mitzvah (l’ingresso rituale di un individuo all’età di 13 anni nella comunità della sinagoga) ha gravi problemi di disciplina e fuma erba proibita, con la figlia Sarah che di nascosto gli ruba soldi dal portafoglio per rifarsi il naso, con l’ottenimento della cattedra di ruolo all’università messo a repentaglio da diffamanti lettere anonime e i turbamenti provocati dalla vicina che prende il sole in giardino nuda, il povero professor Gopnik precipita in uno stato confusionale senza più alcun punto di riferimento a cui aggrapparsi.

Ogni certezza inizia a vacillare, perfino i fatti risultano indefiniti e impossibili da determinare a posteriori con assoluta certezza, siamo sicuri che lo studente ha tentato la corruzione del professore? Lui ha trovato una busta piena di denaro sulla sua scrivania dopo il colloquio con lo studente ma può essere certo che l’abbia lasciata il giovane koreano Clive Park a scopo di corruzione? Accetta il mistero! – Lo apostrofa il padre del ragazzo dopo le intimidazioni e le minacce di denuncia per diffamazione, l'insondabile dubbio che avvolge tutti gli evvenimenti.

Si ride, a volte con ironico cinismo, sulle disgrazie del povero professor Larry Gopnik che lotta per diventare un uomo serio e onesto senza rendersi conto di esserlo già, al di là dei risultati delle sue azioni che spesso gli si ritorcono contro in un mondo senza giustizia, ne umana ne divina, dove niente è pianificabile ne decodificabile.

A serious man è un film sul caos e sull’imponderabilità della vita, dove le variabili discriminanti degli eventi che si rovesciano addosso al povero protagonista sono, come in fondo accade nella vita vera, tanti e dipendenti da così tanti fattori estranei al volere dell’individuo da lasciare senza parole e senza una rotta precisa da seguire, senza una strategia se non quella di tentare con tutte le forze di parare i colpi che ti assesta la sorte.

I ritratti dei personaggi, anche quelli più piccoli o insignificanti nell’economia generale della storia, così vivi e indimenticabili in puro stile Coen, che popolano tutta la loro filmografia da Fargo a Mister Hula Hop fino al recente Burn after reading sono davvero definiti con pochi illuminanti elementi. Sotto la commedia si nascondono le domande fondamentali dell’esistenza. Osho Rajneesh scriveva che le vere domande della vita sono quelle a cui non puoi dare risposta; esiste un destino già tracciato? Oppure, ognuno di noi può con l’autodeterminazione e con le sue scelte influenzare il corso della propria vita? In tutto il caos esistenziale che ci troviamo ad attraversare nel nostro breve transito terrestre che posto ha Dio nella costruzione del nostro destino?

Il professor Larry Gopnik cerca disperatamente consiglio e conforto nei rabbini, autorità carismatiche e guide spirituali della comunità ebraica a cui appartiene, ma inutilmente. Il primo non è quello che doveva incontrare, si trova davanti un giovane e inesperto sostituto che con difficoltà dissimula un certo divertimento per le disgrazie che gli vengono narrate e cerca di dare una risposta biascicando un’incomprensibile metafora sul parcheggio fuori dalla finestra del suo studio. Il secondo si risolve a raccontare l’aneddoto di un dentista ebreo alle prese con i denti di un paziente non ebreo che gli lanciano un messaggio da forze sconosciute. Il fatto che il secondo rabbino racconti a tutti questa storia fa sorgere il sospetto che la usi per nascondere la sua mancanza di argomenti e l’incapacità a fornire le risposte che il suo ruolo vorrebbe fosse in grado di dare.

Infine il terzo rabbino, Marshak, il più anziano e autorevole, inaccessibile lo vediamo lontano in campo lungo con la sua barba bianca in silenzio dietro una scrivania come visiva metafora del silenzio di Dio. “Il rabbino non può riceverla, è occupato!” Sentenzia l’inflessibile segretaria. “Non pareva troppo occupato.” Prova a insistere il professore con voce stridula e supplicante. “Sta pensando!!!” Alla fine disorientato dagli eventi, dal repentino mutare dei comportamenti altrui verso la sua integrità, dalla serie di schiaffi del destino che gli si abbattono contro, il nostro povero protagonista riuscirà ad accettare di vivere in un mondo senza certezze, dove non è sicuro che se farai A e B riuscirai necessariamente ad ottenere C, è bellissimo il momento in cui con lucida rassegnazione ammette di non avere risposte alle sue domande esistenziali, ma soprattutto si rende conto spesso di non sapere nemmeno quali sono le domande.

Ottime le interpretazioni di tutto il cast al completo con il praticamente sconosciuto attore teatrale Michael Stuhlberg nel ruolo del protagonista, l’esordiente Aaron Wolff nel ruolo del figlio Danny dedito solo al fumo e all’ascolto della musica pop così poco interessato allo studio della Torah e il bravissimo Richard Kind che regala al disadattato sociale zio Arthur quell’aspetto lunare e disperato di chi sa d’aver deragliato ma non può porvi rimedio in alcun modo, soffrendo per le proibizioni che la polizia impone ai suoi piccoli diversivi.

Forse perché l’ambientazione in una certa comunità ebraica me l’ha ricordato, nonostante l’atmosfera della comunità ebraica del Mid West sia molto lontana da quella di New York, mi vengono in mente quelle bellissime parole che chiudono il mio Woody Allen preferito, Crimini e misfatti: “Per tutta la vita siamo messi di fronte a decisioni angosciose, a scelte morali, alcune di esse importantissime, la maggior parte meno importanti. E noi siamo determinati dalle scelte che abbiamo fatto, siamo in effetti la somma totale delle nostre scelte. Gli avvenimenti si snodano così imprevedibilmente, così ingiustamente. La felicità umana non sembra fosse inclusa nel disegno della creazione. Siamo solo noi con la nostra capacità di amare che diamo significato all’universo indifferente. Eppure, la maggior parte degli esseri umani sembrano avere la forza di insistere e perfino di trovare gioia nelle cose semplici. Nel loro lavoro, nella loro famiglia e nella speranza che le generazioni future possano capire di più.”

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: A serious man
  • Regia: Joel & Ethan Coen
  • Con: Michael Stuhlbarg, Fred Melamed, Richard Kind, Aaron Wolff, Jessica McManus, George Wyner, Adam Arkin, Fyvush Finkel, Katherine Borowitz, Amy Landecker, Sari Lennick, Peter Breitmayer, Raye Birk, Alan Mandell, Andrew S. Lentz, Simon Helberg, Yelena Shmulenson, Ari Hoptman, Benjy Portnoe, Allen Lewis Rickman
  • Soggetto e Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen
  • Fotografia: Roger Deakins
  • Musica: Carter Burwell
  • Montaggio: Joel & Ethan Coen sotto lo pseudonimo Roderick Jaynes
  • Scenografia: Jess Gonchor
  • Arredamento: Nancy Haigh
  • Costumi: Mary Zophres
  • Produzione: Joel & Ethan Coen per Focus Features e Working Title
  • Genere: Commedia
  • Origine: USA, 2009
  • Durata: 105’ minuti

 


DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- Michael Stuhlbarg è
  il professor Larry Gopnik
- Sy Ableman rassicura Larry Gopnik:
  …ne usciremo alla grande!
- Richard Kind è lo zio Arthur
- I fratelli Coen al lavoro sul set
- Il professor Larry Gopnik e la provocante
  vicina Mrs Samsky, interpretata
  da Amy Landecker