A Ravenna per viaggiare… lontano
di // pubblicato il 09 Giugno, 2009
Ultime due settimane per non perdere una mostra che sviluppa il tema inedito del viaggiatore del passato.
Non si tratta di una nuova lettura dei protagonisti del grand tour, ma le metamorfosi durante il viaggio e i cambiamenti radicali al ritorno, di quegli artisti curiosi, animati da diversissime inquietudini, capaci di guardare con occhio libero terre e popolazioni lontane dai ritmi di vita europea.
Arrivano così nuovi impulsi per l'arte del vecchio continente anche attraverso lo"snorkeling" fonte di immagini di paesi primitivi ed esotici.
Entusiasmi diversi: "una bellezza indescrivibile" (P. Klee si rifeerisce alle serate tunisine), i ricordi di “grigi verde giada” delle lagune, per le “eleganti palme” e le “bande di pesci blu, gialli, zebrati di nero” (H. Matisse) o il ricordo di sguardi ostili come di “pantere o leopardi” (E. Nolde) di indigeni in zona nota per il cannibalismo.
Sentimenti contrastanti: desiderio, paura, nostalgia, felicità in queste esperienze vissute dall'artista partecipe alla mitologia del grande viaggiatore.
La mostra vi è stata presentata da Ellegi lo scorso 30 gennaio e questo mio ulteriore suggerimento, al di là delle atmosfere dei quattro continenti, attraversando panorami inconsueti, deserti, barriere coralline, o la magia dell'architettura orientale, vorrebbe farvi soffermare su cosa rappresentarono a quei tempi i viaggi.
Antiche carte geografiche e mappamondi all'ingresso per poi salire sul galeone alla scoperta di un percorso che dal realismo ottocentesco, attraversando il post-impressionismo, arriva all'espressionismo dei tedeschi Nolde e Pechstein e del francese Matisse. Parallelamente il Nord Africa come fonte di interesse e alla ricerca di potenzialità di luce e colore.
Le derivazioni dal calligrafismo giapponese di Tobey e Mathieu ci tuffano nel continente asiatico, meta condivisa, pur nella diversità dei paesi prescelti e delle esperienze esistenziali ed estetiche, anche da artisti viaggiatori contemporanei come Mondino, Boetti e Ontani.
L’esposizione è arricchita da reportage fotografici storici e da sculture, maschere, oggetti rituali ed etnografici dei luoghi evocati, provenienti dal Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma con la sorpresa tutta da scoprire delle musiche.
Uno dei maggiori pregi di questo allestimento è la lettura resa fruibile a ogni livello grazie a Claudio Spadoni, direttore del MAR, curatore con Tulliola Sparagni e uno straordinario comitato scientifico.
Il catalogo, per ogni approfondimento, è edito da Silvana.