A Occhio Nudo - Carlo Mollino al Museo Alinari
di - pubblicato il 24 Febbraio, 2009 in Mostre
“Chiunque non sia un bruto, cioè abbia coscienza e dignità di essere umano, il più povero essere umano che non abbia rinnegato la propria individualità, sentirà questo bisogno: di essere cioè 'incantato' e incantare”
Questa affermazione ben sintetizza l'opera e la vita di Carlo Mollino, l'artista torinese protagonista del design, dell'architettura e della fotografia del '900 a cui il Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze (MNAF) ha dedicato una mostra completa della sua opera fotografica che sarà visitabile fino al 14 giugno 2009.
L'esposizione è stata organizzata dalla Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e dal Museo Casa Mollino, la selezione dei lavori curata da Fulvio e Napoleone Ferrari, fondatori del Museo Casa Mollino, che dal 1985 hanno raccolto e analizzato in numerose mostre e pubblicazioni internazionali la storia e l'opera dell'architetto.

L'intento dell'attività di Mollino è sempre stato, come detto, quello di incantare e stupire senza per questo però trascurare il lato tecnico del lavoro che l'artista ha sempre dimostrato di curare fino al dettaglio. L'elemento caratterizzante delle sue creazioni è la loro unicità sia che si tratti di mobili che di fotografie. Mollino infatti non produsse mai in serie i suoi oggetti di design, né duplicò mai alcuna delle sue foto che rimangono tutte quante copie uniche spesso ritoccate.
Forse è anche per questo motivo che è stato riconosciuto dal mercato internazionale come l'autore più ambito del secolo appena trascorso: spetta proprio a lui il record mondiale di prezzo di aggiudicazione di un mobile del '900: 3.800.000 dollari per un tavolo realizzato nel 1948.
Attraverso 140 opere che vanno dal 1936 al 1973 la mostra svela i vari “mondi fotografici” di Mollino: l'architettura, lo sci e soprattutto la sua grande passione per i ritratti femminili che possono essere suddivisi in tre periodi ben distinti, l'anteguerra, gli anni '50 e le Polaroid negli anni '60/'70.
Fin dagli anni '30 l'artista rivolge la sua attenzione a cogliere il significato profondo dell'arte fotografica, respingendo l'idea che la fotografia sia una mera riproduzione meccanica della realtà.
“Tutto è permesso” era il suo celebre motto con ciò volendo intendere che all'artista è concesso ricorrere ad ogni artificio e ad ogni mezzo pur di raggiungere il suo fine estetico. Mollino riteneva infatti che l'opera fotografica non sia mai imparziale ma sempre il frutto della personalità e del sentimento di chi la realizza.

Visitando la mostra è interessate notare l'evoluzione del percorso artistico di questo elitario architetto. I primi ritratti femminili che risalgono agli anni '50 sono scattati quasi tutti con la Leica ed hanno come sfondo una porzione di Villa Scalero arredata da Mollino stesso nei minimi particolari: la maggior parte di queste stampe sono a colori e sono state ritoccate dall'artista che ne ha rimodellato i corpi, i visi e gli abiti, quasi alla ricerca di una bellezza “perfetta”.
I ritratti dell'ultimo periodo invece, sono stati invece eseguiti in Polaroid con un utilizzo di fondali anonimi di stuoie e tende.

Le donne immortalate in questi ritratti, spesso in pose disincantate, non sono modelle professioniste, ma donne normali, sue fidanzate o addirittura prostitute prese dalla strada.
E proprio alla Polaroid si deve la riscoperta fotografica di Mollino, avvenuta nel 1985 con la pubblicazione, da parte dei curatori di questa mostra, del volume “Carlo Mollino, Polaroid”.