A Modena: Kindergarten
di // pubblicato il 06 Luglio, 2011
Kindergarten, significa letteralmente "giardino d'infanzia" un luogo nel quale il bambino, secondo le
teorie pedagogiche di Friedrich Foebel, doveva essere "coltivato" e accudito crescendo in una dimensione educativa ma contemporaneamente ludica.
Forse perchè allestita presso la Palazzina dei Giardini di Modena, forse perchè legata alla cultura di coloro che la famosa fotografa Martha Cooper chiamava affettuosamente "kids"; Kindergarten è anche il titolo della mostra curata da Giorgio De Mitri e nata dalla collaborazione tra enti istituzionali e non: la Galleria Civica di Modena, la Fondazione de Mitri con la partecipazione di Sartoria e Slam Jam in co-produzione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
In linea con una tendenza ormai piuttosto seguita sia dalle gallerie d'arte indipendenti che da quelle istituzionali, quella che vede come protagonista la Street Art, la mostra, che inaugura la stagione estiva della Palazzina Vigarani, raccoglie i lavori di sei artisti di spessore internazionale che hanno avuto un ruolo fondamentale in questo capitolo della storia dell’arte o che si sono distinti per una ricerca personale e critica della cultura mainstream.
Così come il parco giochi per i bambini, la mostra lascia volutamente liberi gli artisti di appropriarsi dello spazio tanto da dedicare a ciascuno una stanza della palazzina, eccezione fatta per l’entrata in cui i due Mickey Mouse di Kostas Seremetis dal titolo Up Rock dialogano con l’installazione sonora di Tom Sachs Troyan’s Jr. Boom Box (2002).
Noto per le sue divagazioni iconografiche che vanno dalla riedizione di oggetti-culto fino alla raffigurazione di personaggi dei fumetti e addirittura ai riferimenti con il mondo aerospaziale; in questa occasione l’artista newyorkese decide si coinvolgere lo spettatore con una scultura, che, posizionata all’ingresso della mostra, trascina il visitatore in una dimensione parallela rispetto a quella di origine evocando i vecchi sound system e unendo all’elemento visivo quello sonoro.
Determinante in questo processo di positivo straniamento è stata la scelta di dare spazio alla specificità di opere realizzate espressamente per l’esposizione; in buona parte site specific i lavori realizzati riassumono, in questo senso, diverse modalità “di gioco” con le forme, sia bi-dimensionali che tri-dimensionali; ma anche con icone del Ventesimo Secolo e media di natura diversa.
A questo proposito, sicuramente protagoniste sono le opere di tre storici personaggi della Street Art mondiale.
Forti del loro legame pregresso con l'Italia, e in particolare con la città di Modena, tornano come protagonisti dell’esposizione il newyorchese Futura 2000, l’olandese Boris Tellengen, meglio noto come Delta e Mode2, originario delle Mauritius.
I tre “veterani”, avevano infatti già collaborato nella città emiliana realizzando interventi in un famoso club e avevano inoltre partecipato ad un progetto collettivo dall'eloquente titolo De.Fu.Mo.
Era il 2001 e a distanza di dieci anni da questa esperienza i tre artisti ripropongono il loro modus operandi, ovviamente con le evoluzioni e le contaminazioni del caso.
Ad esito di tutto questo Futura 2000 mantiene vivi I personaggi e le immmagini che da sempre sono per lui come un marchio di fabbrica realizzando, in questo caso, una scultura in bronzo intitolata AK46 (2011), vicina ad una serie di progetti multimediali che l’artista segue ormai da anni.
Sicuramente di diverso respiro è il lavoro di Mode2 Mother Earth (2011); mentre l’opera del “collega” statunitense tende inevitabilmente e coinvolgere lo spettatore in modo quasi partecipativo attraverso l’utilizzo di vetri e superfici trasparenti o riflettenti, questo lavoro di Mode2 sembra voler recuperare la tecnica scultorea allo stato puro. Da un lato l’intenzione mimetica della realtà, l’assenza del colore, l’utilizzo di materiali “naturali” (rami) per la realizzazione dei capelli; dall’altro la scelta del nudo, come a rivendicare un ritorno all’origine. Non a caso il titolo è Madre Terra e il soggetto una donna, appunto, che ha la Terra in grembo.
Alla luce di queste considerazioni fa sicuramente riflettere anche il fatto che, stilisticamente, l’artista abbia volutamente mantenuto la stessa tipologia di personaggio femmminile che lo ha reso inconfondibile, riportando le medesime forme dalla pittura alla scultura e quindi dalla bi alla tri-dimensionalità.
La stessa tri-dimensionalità di cui sopra è elemento distintivo di Delta, esempio assoluto di come le strutture geometriche e la linearità “matematica” possano essere applicate anche ad una forma artistica che notoriamente parte da un gesto istintivo come i "graffiti".
Anche negli spazi del Kindergarten Boris Tellengen non si smentisce e consegna ad una delle sale della mostra un lavoro che è summa proprio di questa sua tensione verso le forme architettoniche. Solo apparentemente minimale, in realtà la scultura riassume perfettamente l’estetica maturata dall’artista olandese nel corso degli anni.
A chiudere la colletiva i gemelli di San Paolo, Otavio e Gustavo Pandolfo, conosciuti da tutti come Os Gêmeos. Come nella maggior parte dei loro interventi, anche a Modena la coppia ha sviluppato un lavoro completamente site specific; realizzato nel corso di una residenza in loco all’inizio dell’estate. Il lavoro, estremamente scenografico, resta comunque in linea con l’inconfondibile stile del duo brasiliano mantenendo vivo quel l’intento ludico che sta alla base del progetto espositivo.
Entrando nella sala ci si trova infatti in un luogo in cui casse e batteria suonata dal visitatore (più o meno giovane) si confondono mettendo in relazione il lavoro degli artisti con l’aspetto più interattivo e contingente/coinvolgente.
L’impressione che si ha è inevitabilmente quella di entrare in un luogo di divertimento, piacevolmente costretti a regredire di qualche anno, o qualche decennio... secondo l’età di partenza.

Appare normale rivedere con occhi più consapevoli il concetto originale, quello legato alla dimensione ludica dell’arte e della vita, al Kindergarten, soprattutto se si tiene in considerazione il fatto che lì la Street Art (per usare un termine generico), di tutte le manifestazioni dell’arte visiva, è certamente una di quelle che maggiormente interagisce con il quotidiano e con l’esterno, libera dalle definizioni e dalle etichette; usciti dalla Palazzina dei Giardini resta piuttosto una differente visione del mondo nata dall’azione matura di quei kids che hanno fatto del gioco un impegno e un lavoro.