A Milano in giro anche per gallerie
di - pubblicato il 05 Dicembre, 2009 in Lumbard emusiun con Flavia
Prima di tutto mi fa piacere ricordare che nel mese di ottobre a Milano l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea (ANGAMC) ha messo in atto una particolare forma di collaborazione tra istituzioni pubbliche e enti privati.
Così è stata creata la futura possibilità di promuovere e valorizzare, riunite tutte le forze, l’arte contemporanea. E per dare un aspetto tangibile di questo accordo è stata organizzata una mostra, dove le oltre 40 gallerie d’arte milanesi iscritte all’ANGAMC hanno esposto l’opera di un artista importante sia per la storia dell’arte moderna, sia per il percorso di lavoro della galleria stessa.
Peccato che la mostra sia durata solo 18 giorni, ma è stato stampato un catalogo Artkey, dove ogni opera ha una scheda di presentazione, così è documentato lo svolgersi della storia dell’arte del Novecento in maniera molto completa.
Visto che delle mostre più interessanti aperte a Milano e nel resto della Lombardia vi hanno già parlato o ne parleranno altri, ho pensato che un giro in alcune gallerie private è sicuramente una bella maniera per vedere questa città con occhio diverso, ricordando comunque che molte di loro si sono unite nell’associazione detta prima.

A Milano è bello, anche d’inverno, andare in giro per cercare qualche bell’angolo, trovare improvvisamente quello che si vuole e, guardandosi intorno, si possono apprezzare con gioia tutte le testimonianze di vita che ci circondano. Per esempio se si vuole andare alla Cardi Black Box in corso di Porta Nuova 38, vale la pena di passare sotto il grande arco della Porta Nuova per gustare il restauro e il nuovo uso fatto dei locali lì contenuti.
Poi si può entrare nella galleria Cardi e si rimane stupiti dai poliedrici lavori di Thomas Bayrle, artista nato a Berlino e considerato l’iniziatore del movimento Pop in Germania. La sua sperimentazione ha toccato moltissimi aspetti della cultura quali la grafica, la musica, l’editoria, l’insegnamento, il design e si è occupato attivamente di politica.

La mostra “Produzione Bayle”, aperta sino alla vigilia di Natale, è una reinterpretazione di una sua personale milanese risalente al 1968 ed è una monumentale installazione che spiega cosa pensa l’artista del dualismo esistente, per esempio, tra l’individualismo e la collettività oppure tra l’intuizione e la raffigurazione.
Gli spazi della galleria sono diventati l’espressione della personalità di Bayrle: ai motivi di origine Pop sono sovrapposte delle grandi serigrafie create negli anni ’60 che sono l’elaborazione di oggetti d’uso comune divenuti immagini di massa.
In più l’artista ha realizzato una collezione di impermeabili serigrafati con le sue famose texture Pop, realizzati proprio per questa mostra e venduti in galleria in serie limitata e numerata, ma anche fatti in serie e quindi con un prezzo molto più accessibile.
Ora, usciti dalla galleria, si può raggiungere il pezzetto di Naviglio ancora presente al Ponte delle Gabelle (il nome dice già cosa si faceva lì): secondo me pensare ai traffici che sicuramente c’erano lì intorno quando i navigli erano navigabili e permettevano facili collegamenti a costi limitati, pensare alla gente che chiacchierava, si incontrava, lavorava e magari alle donne che facevano il bucato lì intorno è un simpatico tuffo nel passato.
Tornando indietro, superata la grande piazza della Repubblica con i suoi alberi svettanti e gli edifici tipici dell’architettura fascista, vale la pena di attraversare i giardini pubblici per ossigenarsi e, se si vuole, si può andare a vedere il Museo Civico di Storia Naturale fondato nel 1838. Chi è interessato alla natura e alla vita che la caratterizza, può usufruire per le sue ricerche degli oltre 30.000 volumi contenuti nella biblioteca interna.
Sempre in questo giardino è situato il Planetario dentro il quale si può ammirare la volta celeste e sentire, quando vengono organizzati, i racconti che la riguardano.
Da qui raggiungiamo, dando uno sguardo a Porta Venezia, via Tadino dove si trova la Galleria Giò Marconi con la personale, aperta sino al 30 gennaio ’10, “Cafe Kaputt” delle opere di Lothar Hempel, un artista nato a Colonia nel 1966 e che, ora, vive a Berlino.

Con le sue grandi installazioni, i suoi collage fotografici che ricordano i diamanti e le sue sculture l’artista crea un caos voluto, anzi il punto nero dal quale inizia tutto o nulla.
E’ proprio Hempel a dire “I miei disastri sono soprattutto bellissime e deliberate catastrofi. Sono momenti di passaggio da una possibilità a un’altra e semplicemente segnano un momento tra le due”.
L’artista si aspetta che chi guarda le sue creazioni diventi spettatore e attore nello stesso momento interagendo con i suoi lavori in maniera attiva.
Come ultima tappa, per vedere un posto insolito, consiglio di andare in piazza Gerusalemme 12 dove si trova l’accogliente Hotel Town House 12: la sua sala lounge si è trasformata in galleria per l’arte contemporanea e sino al 31 dicembre si possono vedere le opere di Luigi Lanaro.
Dalle 10 alle 18 l’ingresso è libero sia per gli ospiti dell’albergo, sia per il pubblico e vale la pena andare a curiosare.
Questo artista è conosciuto per i suoi dripping senza tempo con i quali esprime e lancia messaggi di energia e di impegno costante, il colore e la forma vogliono portare l’attenzione sui gesti quotidiani. Ormai dal 2000 la sua firma è fatta da due mele d’oro e una d’argento poste sulla stessa linea, in ricordo di una delle storie delle “Metamorfosi” di Ovidio.
A questo punto si può tornare a casa e ripassare quello che abbiamo fatto e visto, per memorizzare il più possibile tutto, colorandolo dell’allegra contentezza che si merita.