A Firenze, il Canto della Terra

di Giorgia B. Soncin // pubblicato il 21 Ottobre, 2010


Firenze, si sa, è la culla del Rinascimento, ogni giorno centinaia di anime provenienti da ogni parte del mondo confluiscono in questa città che per quanto relativamente piccola, regala emozioni difficili da trovare altrove. In certi angoli sembra addirittura che il tempo si sia fermato ed è come se si respirasse a tratti la stessa atmosfera che respirarono i grandi personaggi dell'epoca medicea o chiunque vi transitasse in quel periodo. Forte del suo passato unico al mondo, Firenze è comunque viva anche nell'ambito del contemporaneo e non manca di ospitare artisti di spicco internazionale.
E' il caso di Tsibi Geva, nato nel 1951 a Kibbutz Ein Shemer, in Isralele, la cui mostra Il Canto Della Terra (Hashir al Haaretz), a cura di Martina Corgnati, presso la galleria d'arte Sangallo Art Station rappresenta la prima esperienza dell'artista nel capoluogo toscano.
Reduce da una recente personale alla galleria Annina Nosei di New York, non è tuttavia la prima volta che Geva mette piede in Italia; tra Torino, Milano e Roma l'artista aveva partecipato anche a diverse collettive di cui una in particolare nel 2008 a Rivoli, curata dalla stessa Martina Corgnati, dal titolo The Gates of The Mediterranean.
Ritornando a Firenze, nella mostra recentemente inaugurata, la collaborazione tra artista e curatrice si solidifica ulteriormente e lascia tutto lo spazio necessario a Tsibi Geva e ai suoi dipinti di comunicare direttamente con il visitatore senza filtri e superflue mediazioni.
Come fa notare la curatrice, l'artista si muove compiendo una attenta ricognizione del mondo e di quello che lo circonda captando i segnali della natura e trasferendoli nell'opera pittorica con la forza espressiva di chi intende comunque lasciare lo spazio vitale necessario ad una interpretazione trasversale dell'opera in un continuo dialogo tra significante e significato, tra interno ed esterno.

E' così che, appunto, la Terra, intesa come Madre terra, come Gaia e come pura materia, canta, e con lei tutti cantano anche gli elementi che ne fanno parte.
A partire dalle montagne, la cui forma nasce da una ripetuta sovrapposizione di strati pittorici bianchi e neri che corrispondono alla terra e al cielo, fino alla flora e alla fauna, l'artista israeliano costruisce una tassonomia della natura catalogandone le forme viventi e non e dando forma ad un'archivio.
Anche gli uccelli, raffigurati appollaiati sui rami sono delle sagome che prendono forma tra grigi pastosi e linee di nero e rivolgono lo sguardo all'osservatore per coinvolgerlo in prima persona.
Se è vero che l'arte è per definizione un processo di relazione in cui è necessaria una partecipazione da parte di chi guarda allora questo può valere anche per l'opera di Tsibi Geva. Basti pensare ai terrazzi composti da livelli di colore sovrapposti tra di loro, una pittura che si crea per aggiunta o per sottrazione e che dà come risultato nello spettatore una necessità di avvicinarsi progressivamente per capire come i diversi strati interagiscono tra loro entrando quindi nell'opera stessa.
Così come le Montagne, i Terrazzi, si spingono oltre la bi-dimensionalità andando espressamente a richiamare l'attenzione sulla forza materica della pittura e sul forte impatto che si ha quando ci si ferma ad osservare questi lavori realizzati seguendo la logica del colorfield in una composizione per tasselli pittorici, molto simili alle piastrelle dei terrazzi.
In questo contesto, la necessità che si crea è quella di fermarsi ad osservare per entrare nella poetica dell'opera e per capirne le intenzioni attraverso la forma, disposti anche ad accettare di non capire esattamente dove sia situato fisicamente il punto di vista.
Non a caso Tsibi Geva è un grande osservatore della natura, il che implica una molteplicità di visuali e un'apertura ad un eventuale sguardo differente.

Parallelamente a questa tematica, il rapporto tra interno ed esterno è uno dei punti cardine che emergono dal lavoro dell'artista, una relazione, a volte volutamente ambigua tra dentro e fuori tesa a fare riflettere e gettare i semi di una riflessione sociale e culturale. Nella serie delle keffieh l'artista dipinge sostanzialmente dei pattern, nero su grigio, nero su bianco, nero su verde; a prescindere dal colore dello sfondo la scelta è fortemente evocativa e questo copricapo arabo diventa a seconda della percezione che se ne ha, una decorazione, una grata, una rete che pone un dubbio sul fatto di stare all'interno o all'esterno, cosa che osservando questi lavori viene naturale chiedersi.
L'arte serve anche a porre quesiti e sicuramente Tsibi Geva non manca di farlo e non manca nemmeno, in una mostra che ha la Terra com protagonista, di gettare nello spirito dell'osservatore, come si farebbe appunto nella terra, i semi per una riflessione sulle culture e sulla loro interazione, in un periodo in cui sempre più spesso i conflitti ne costituiscono un limite.

In occasione di questa mostra abbiamo avuto modo di scambiare alcune parole con il giovanissimo direttore della galleria d’arte fiorentina Eduardo Secci e di attraversare brevemente alcune tematiche relative all’arte contemporanea.
- Ciao Eduardo, partendo dal tuo percorso, vista la tua età giovanissima, come e quando nasce la tua scelta di occuparti personalmente di uno spazio d'arte contemporanea?
- Io sono vissuto dentro al mondo dell’arte contemporanea a alle sue emozioni fin da quando ero bambino. Mio padre infatti essendo stato un grande amante d’arte nonchè un importante collezionista di contemporaneo mi ha sempre parlato di questo mondo come di una favola. Ho sempre vissuto in prima persona i sentimenti e le emozioni che un’opera gli trasmetteva. E’ stato dunque per me molto importante il ruolo di mio padre nella creazione della mia passione. Inoltre credo che sia stata per me molto importante la voglia di riportare luce al contemporaneo specialmente a Firenze e la scommessa che una cosa così potesse succedere proprio da un giovane come me.

- Quali sono gli elementi che determinano le tue scelte riguardo alla direzione artistica e quindi alla programmazione? Cosa privilegi in queste scelte?
- Per me è molto importante che la galleria porti sempre una innovazione, come se questa vivesse qualche anno più avanti rispetto al mondo. La scelta artistica dei vari artisti avviene attraverso l’occhio attento di Martina Corgnati e mio. Non dimentichiamoci però che gli spazi sono due con due criteri completamente diversi l’uno dall’altro. In un primo spazio, la project room, io privilegio artisti contemporanei giovani che portano una forte innovazione nelle loro opere, come ad esempio Maya Bloch e Virginia Panichi, due artisti completamente differenti ma collegati insieme da un filo conduttore importante che è l’innovazione e la ricerca di qualcosa che colpisca lo spettatore e che lo catapulti a provare i sentimenti che nei loro quadri queste due giovani artiste provano a trasmettere. Mentre nello spazio grande, la main gallery, le nostre preferenze vanno ad artisti ormai affermati in un panorama artistico internazionale, ma che ricercano sempre un’evoluzione del proprio lavoro.

- Ad un anno dalla nascita di Sangallo Art Station, come si è evoluto il rapporto con gli artisti che avete ospitato (ovviamente mi riferisco anche alla project room)?
- Il rapporto con gli artisti è sempre stato ottimo, noi abbiamo creato legami con ognuno dei nostri artisti che adesso ci portano a collaborare con loro in prima persona, infatti molti di essi hanno dei contratti di esclusiva con la nostra galleria.

- Attualmente è in corso, nella main gallery, la mostra personale di Tsibi Geva, come è nata questa collaborazione?
- Tsibi ed io ci siamo conosciuti attraverso Martina Corgnati, la quale è rimasta molto colpita dal lavoro di Tsibi e me lo ha presentato. Anch’io amo molto le sue opere e trovo che lui sia una persona straordinaria, ed attraverso questo legame abbiamo creduto giusto iniziare una collaborazione insieme, ed abbiamo deciso di ideare questa mostra. Vedo in Tsibi una grande forza espressiva e quindi ho investito su di lui come artista di punta della galleria perché credo che, come già negli Stati Uniti, anche in Italia Tsibi potrebbe avere un forte mercato.

- C'è un artista in particolare in ambito nazionale e/o internazionale con cui troveresti stimolante collaborare? Perché?
- Purtroppo questa è una domanda che per ora ti terrò segreta, perché ho un artista internazionale con il quale vorrei lavorare, ma questa dovrebbe rimanere segreta fino a che non riuscirò a conquistarlo…

- Da qualche tempo si nota in molti ambiti, una crisi della cultura, quale pensi possa essere il ruolo delle generazioni più giovani nel recupero di questo "valore"?
- Credo che sia molto importante per le generazioni che vengono ritrovare ispirazione dalla cultura, non lo ritengo purtroppo un compito facile a causa di forze maggiori che indeboliscono questo sistema. Credo infatti che il compito di noi galleristi sia proprio quello di salvaguardare e riportare la cultura ai fasti di una volta, tralasciando anche in parte l’aspetto soltanto commerciale che in questi anni sta prendendo piede. Comunque questa è una domanda molto interessante che sicuramente andrebbe discussa di più!

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI
Tsibi Geva

1. Untitled, 2008
tecnica mista su tela
90x120 cm
Courtesy of Sangallo ART Station, Firenze

2. Untitled, 2010
acrilico su tela
dittico
178x298 cm
Courtesy of Sangallo ART Station, Firenze

3. Blackbird, 2010
tecnica mista su tela
143x73 cm
Courtesy of Sangallo ART Station, Firenze

4. Keffieh, 2002
tecnica mista su gomma
105x105 cm
Courtesy of Sangallo ART Station, Firenze
 

IN COPERTINA
un particolare di
Blackbird, 2010


Catalogo edito da Skira

Mappa

Dove e quando

  • Fino al: - 07 Gennaio, 2011
  • Indirizzo: Galleria d'arte Sangallo ART STATION, via Fra' Giovanni Angelico, 5r, Firenze
  • Sito web

Salva l'evento nel calendario (formato iCal)