A Fiesole: Isole del pensiero. Böcklin, de Chirico, Nunziante
di // pubblicato il 12 Maggio, 2011
Sul fatto che le opere di Arnold Böcklin fossero in grado di suscitare da sempre nello spettatore un fascino particolare e fuori dal comune non c’è mai stato dubbio.
Chiunque, solo a sentirne il nome, non può fare a meno di pensare alla famosissima Isola dei Morti, o ancora, alle altrettanto conosciute scene appartenenti al mito classico; lavori dalla poetica immortale la cui influenza si ripercuote nell’immaginario collettivo malgrado il passare del tempo estendendosi anche ad ambiti diversi da quello delle arti figurative.
Sicuramente, le atmosfere create dall’artista svizzero, hanno giocato un ruolo fondamentale nella poiesi di un immaginario che ha avuto un riverbero nel lavoro di molti artisti, basti pensare a René Magritte o Salvador Dalì, solo per citarne alcuni. Non è un caso che parlando della mostra Isole del pensiero. Böcklin, de Chirico, Nunziante, il curatore Giovanni Faccenda affermi: Non intendiamo mettere a confronto i tre autori cui la mostra è intitolata, piuttosto documentare una ideale convergenza intellettuale fra i tre protagonisti, lungo una linea di continuità fra modernità e contemporaneità. Una linea, cui è estraneo qualsiasi concetto di “discepolato” e nella quale emergono senz’altro più numerose le differenze delle affinità fra Böcklin, de Chirico e Nunziante. Ciascuno, peraltro, viaggiatore isolato, in epoche diverse, nel misterioso ed intrigante universo della metafisica.

Già responsabile di diverse mostre dedicate alla pittura Novecentesca e alla Metafisica, nonché autore di saggi riguardanti i protagonisti di questo progetto, il curatore fiorentino ha deciso, per questa rassegna presso il Palazzo Comunale di Fiesole, di concentrare l’attenzione, non solo sul già menzionato Arnold Böcklin ma, muovendosi su un’immaginaria asse spazio-temporale, di mettere in luce gli elementi pittorici che dapprima nel lavoro di Giorgio De Chirico, e successivamente in quello di Antonio Nunziante, danno prova dell’esistenza di un comune denominatore metafisico e immaginifico tra i tre artisti non negandone tuttavia le fondamentali differenze a livello stilistico e pittorico.
Se del maestro svizzero l’aspetto più rappresentativo resta forse l’atmosfera eterea che si manifesta spesso attraverso la raffigurazione del paesaggio; spostandosi verso i lavori di Giorgio De Chirico, si nota come il percorso espositivo sia concepito per mettere in luce la diversa inclinazione dell’artista verso la raffigurazione di un paesaggio interiore legato alla volontà di dare forma alla dimensione onirica; è così che opere come La Passeggiata, il tempio di Apollo a Delfi e Castello di Rapallo diventano emblematiche di un’evoluzione che passa attraverso scelte tematiche e utilizzo della pittura.
Nel caso di un altro lavoro di De Chirico, dal titolo Natura Silente con Marina si rimanda, invece, linguisticamente, alla traduzione tedesca Stilleben, still life in inglese, vocaboli evocativi di un concetto diverso di “immobilità vivente”, rispetto a quello espresso in italiano “natura morta”, che sembra fare riferimento ad una irreversibile staticità.
E’ lo stesso De Chirico a prendere in esame questo concetto nel testo Le nature-morte: La natura-morta ha, in tedesco, un altro nome, molto più bello e molto più giusto: questo nome è Stilleben, vita silenziosa(L’Illustrazione italiana, Milano, 24 maggio 1942).

Nel caso del Pictor Optimus non si può certo negare la presenza di questi connotati, basti pensare a lavori come quello appena citato in cui la “natura silente” appare comunque protagonista in un contesto che di morto non ha nulla e che sembra al contrario tradurre in immagini la narrazione del sogno.
Muovendosi, come già detto, su una linea temporale oltre che spaziale, la rassegna vuole non tanto ripercorrere le tappe di un approccio specifico ad un tipo di figuratività ben definita quanto piuttosto individuare un fil rouge tra tematiche, sensibilità e scelte espressive, che parte da Böcklin, passa per De Chirico e arriva fino ad Antonio Nunziante, napoletano d’origine ma torinese d’adozione.
E sono proprio i lavori di questo artista che, alla luce di tali considerazioni, appaiono come una traduzione delle influenze che i maestri Böcklin e De Chirico hanno esercitato nel corso degli anni; perchè se per certi versi l’immaginario di Nunziante rende omaggio al pittore del celeberrimo e già citato dipinto l’Isola dei Morti, dall’altro quelle still life a cui si faceva riferimento, sono richiamate in causa come protagoniste di una raffigurazione tanto interiore quanto iperrealista.
Tra le opere più significative di questa esperienza che potremmo definire “di fusione” vi sono Attesa e L'alba Vinceva l'Ora del Mattino.
Non casuale la scelta di luoghi e tempi dell’evento: a centodieci anni dalla morte di Böcklin, in quella stessa Fiesole in cui passò l’ultimo periodo della sua vita e la cui visita ha determinato un passo fondamentale nell’iter creativo di Nunziante, una mostra volta a celebrare l’influsso artistico e a riconoscere la vastità dell’immaginario lasciato in eredità da un artista tanto amato quanto, per certi versi, misterioso.
