A Brugge: Luc Tuymans, l’Europa Centrale ma non solo
di // pubblicato il 15 Novembre, 2010
Recentemente si è parlato di uno degli eventi più variegati e articolati della stagione: il Brugge Centraal Festival. L'intera città di Bruges, nelle Fiandre, dalle strade ai musei, fino alle sale cinematografiche diventa teatro per arti visive e performative, musica e attività che hanno come nucleo tematico la cultura centroeuropea.
E' in questa cornice che si colloca la mostra dedicata al contemporaneo Luc Tuymans: una visione dell’Europa Centrale. The Reality of the Lowest Rank.
Scopo dell'esposizione, che si articola in cinque luoghi per un totale di più di quaranta artisti tra locali e internazionali vuole essere un punto di partenza per una riflessione sulla memoria, il trauma, il conflitto e la loro influenza sull'arte a partire dal confronto tra due città potenzialmente antitetiche quali Bruges e Varsavia.
Il perché di questa scelta? Il fatto che mentre la prima è sopravvissuta a secoli di storia senza subire gli effetti del tempo, la seconda è stata vittima della devastazioni del Secondo Conflitto Mondiale acquisendo una nuova forma dopo la ricostruzione acquistando valore di patrimonio dell'UNESCO.

Da qui il confronto, il dialogo e soprattutto la volontà di leggere la storia attraverso i lavori di artisti di origine non solo polacca ma anche nordeuropea o addirittura provenienti dall'altra parte dell'Oceano; questo perché, a prescindere dalla nazionalità del singolo, la storia segna l'identità e ne plasma le attitudini, anche in ambito creativo.
Memoria e paradosso sono al centro dell'indagine che, come abbiamo detto, si sviluppa in cinque ambienti legati alla storia di una città che per il suo centro storico medievale è stata proclamata dall'UNESCO, nel 2000, patrimonio dell'umanità; facendo riferimento a due grandi anime della letteratura e della cultura fiamminga e polacca la mostra salda il legame tra due identità urbane tendenzialmente diverse traendo proprio da questo la propria forza.
I riferimenti sono al più celebre romanzo del belga Georges Rodenbach (Tournai, 1855– Parigi, 1898) Bruges-la-Morte (1892), in cui la città viene personificata e assume i tratti identificativi tipici del protagonista e al concetto espresso dallo scenografo, regista di teatro e pittore polacco Tadeusz Kantor (Wielopole, 1915- Cracovia, 1990) secondo il quale The Reality of the Lowest Rank (intesa come il potere degli oggetti e dei materiali più comuni) è un elemento necessario per la creazione dell'opera d'arte stessa.
E' a Bruges che queste influenze storico-artistiche si fondono nel percorso espositivo che contempla tecniche diverse come l'installazione, il video e la pittura e il film d'animazione.
Si parte dal Conzertgebouw, un centro polifunzionale progettato dal duo di architetti e scenografi della mostra Paul Robberecht e Hilde Daem nel 2002 che ospita le installazioni di Nemanja Cvijanovic e Igor Eskinja per passare poi al video di David Maljkovic in cui il collage diventa un mezzo per ripercorrere il passato e la memoria. In questa sezione della mostra anche la performance e il film sperimentale diventano modalità di riflessione grazie a K9 di Zlatko Kopljar e Steps di Zbigniew Rybczynski.
Seconda tappa della mostra è il Grootseminarie, del sec. XVII-XVII; questo luogo, testimone di una storia centenaria diventa teatro del contemporaneo e anche qui il mélange che si crea tra film, installazioni e video dà spazio al recupero di memorie, come nel caso di Intervista di Anri Sala.
Un riferimento all'arte religiosa di Hans Memling è presente nell'Annunciazione del ceco Pavel Buchler, che se da un lato sembra evocare il cristianesimo, dall'altro recupera un ricordo di vita quotidiana ai tempi del regime comunista; apparentemente più ludica la sua opera Eclipse, in cui l'artista ricrea il fenomeno dell'eclisse solare, riflettendo comunque sull'effettività e la veridicità della percezione. Allo stesso tema è legato il lavoro di Sigmar Polke, Lanterna Magica, in un certo senso antenata del cinema: a molti evoca le camere dei bambini; in questo caso i pannelli raffiguranti forme e sagome non appartengono a tale mondo naif ma evocano metamorfosi quasi kafkiane e si compenetrano con l'atto pittorico.
La mostra prosegue lungo le sponde del canale Djiver in un palazzo di origine neoclassica che dedica le proprie sale ad artisti con poetiche diverse che interpretano le tematiche della mostra attraverso la fotografia, come Hans Bellmer o addirittura l'auto ritratto inserendo in questo connotazioni temporali futuristiche pre/post clonazione come Guillaume Bijl.
Così come il punto di partenza della mostra è anche la riflessione sul mondo di artisti dalle sfaccettature diverse, è presente in questa sezione il contributo del poliedrico Bruno Schulz tra scritti e illustrazioni, emblematico di come l'arte possa essere un'ancora di salvezza, l'artista era stato coperto, in quanto ebreo, da un ufficiale Gestapo che ne riconosceva le capacità, per poi essere ucciso durante uno scontro, da un'altro ufficiale.
Nella medesima sezione anche Tommy Simoens, artista e assistente di Luc Tuymans è presente nella mostra con un lavoro che attraverso la fotografia crea effetti di immobilità e rarefazione.
Le stanze del palazzo ospitano anche il lavoro di Andy Warhol, che si inserisce nella mostra come esponente della pop-art e che si lega geograficamente al contesto in quanto nato da genitori originari dell'Ex- Cecoslovacchia.
Al Museo Memling sono invece presenti il pallone aerostatico antropomorfo di Pawel Althamer, i video di Zlatko Kopljar e i disegni di Igor Kovlayov.
L'ultima sezione della mostra è allestita presso gli spazi delle Stadshallen.
L'aspetto poliedrico delle opere in mostra passa attraverso il Traumtagebuch di Wojciech Bakowski e Piotr Bosacki, ovvero il diario dei sogni. All'interno della mostra un intervento per celebrare anche come artista plastico Tadeusz Kantor, con la scultura Dead Class, in cui l'uso dei pupazzi non è solo un riferimento al teatro, per cui fu originariamente creata, ma evoca presenze che si legano all'identità del luogo che le ospita.
La sezione prosegue con il video e la pittura, che si spinge fino all'Estremo Oriente nell'opera di Takashi Murakami. E' qui che si esplica il legame tra il nucleo della mostra, pur legato al contesto europeo, e il lavoro dell'artista nipponico, che per quanto geograficamente distante raccoglie in se' e nella tecnica che caratterizza i suoi lavori, il retaggio postbellico e la necessità del Giappone di ripartire reinterpretando la tradizione iconografica.
Dall'altra parte del mare i tedeschi Neo Rauch e Gerard Richter, le cui opere vanno dall'utilizzo di elementi simbolici all'approccio più concettuale.
Anche in questa sezione due serigrafie di Andy Warhol, omaggio alla madre Julia; dagli Stati Uniti al Venezuela l'attenzione si sposta su Meyer Vaisman, nato a Caracas a seguito dell'emigrazione dei genitori dai Bassi Carpazi ad Israele e da Israele al Sud America. In questo contesto una scultura dell'artista sviluppa il tema dello scontro culturale nella società; lo stesso scontro, metafisico in questo caso, che si trova nei contrasti cromatici degli scatti di Weegee, conosciuto per le foto cronachistiche e dai contenuti particolarmente forti.
In questo spazio anche Luc Tuymans, curatore della mostra, il cui lavoro pittorico, Slide #2, è una diapositiva bianca, proiezione vuota di uno spazio circoscritto già parte del progetto Niks (2002), la cui traduzione, non a caso è niente.
A concludere l'iter, quella che potremmo definire una tappa all'interno della "settima arte", presso il Cinema Lumière a cura di Edwin Carels che appositamente per la mostra ha selezionato una serie di pellicole d'animazione strettamente legate alle tematiche a cui l'intera esposizione fa capo chiudendo un cerchio che abbraccia ampiamente le forme artistiche dell'epoca contemporanea.
Anche in questo caso gli oggetti sono i protagonisti nella realizzazione delle animazioni mantenendo in questo il loro ruolo di protagonisti nel legame con il ricordo e la memoria.