A Vigevano per due belle mostre
di // pubblicato il 20 Ottobre, 2008
Il Castello di Vigevano ospita, fino al 14 dicembre, due mostre di diverso orientamento stilistico, ma di particolare interesse.
Soprattutto quella denominata “Futurismo e modernità. Artisti e collezionisti in Lomellina” (catalogo Skira) presenta aspetti significativi.
In primo luogo perché mette in luce il rapporto tra collezionismo ed artisti, e le strette correlazioni tra questi e il mondo della critica e della scrittura d’arte; ma soprattutto perché evidenzia un percorso di sviluppo artistico, che va dagli anni ’30 del Novecento fino ai giorni nostri.
La mostra, che è sudduvisa in quattro sezioni presentando una settantina di opere, inizia infatti con dipinti eseguiti nell’ambito del cosiddetto ‘secondo Futurismo’, cioè in quel periodo in cui emerse quel genere definito ‘aeropittura’.
Si tratta di lavori eseguiti per celebrare ancora, come il futurismo più storicamente datato, la modernità meccanica ed il mito della velocità, ma sviluppati attraverso immagini di volo, le quali implicassero pure l’idea di una dinamica conquista dello spazio. Non a caso quindi la sezione si apre con un’opera di Fortunato Depero, datata 1927, che anticipa di qualche anno (il manifesto “Aeropittura futurista” è del 1929) quei lavori che poi si struttureranno sulla base della sintesi astratta delle visioni ottiche offerte dal volo e soprattutto dei suoi movimenti: oscillazioni spaziali, vortici, ascensioni e scomposizioni di immagini, con qualche riferimento e richiamo alla visione cubista.
La seconda sezione, “Arte in risaia”, si immerge nella realtà di un territorio che, come appunto quello della Lomellina, era fino a non molto tempo fa, terra di risaia e conseguentemente di lavoro. Duro, durissimo lavoro, quello delle mondine, che si dedicavano a questa attività per un modestissimo compenso, e che i pittori hanno spesso rappresentato quasi come celebrazione popolare della sofferta fatica, in un realismo corposo e pregnante sia dal punto di vista delle forme che del colore. 
Seguono infine le opere eseguite nel decennio 1970 – ’80, con lavori che rimandano pure alle vicende umane ed artistiche che si intrecciarono tra artisti, critici e collezionisti nell’ambito di questo territorio, in particolare nei castelli di Valle Lomellina e di Sartirana.
Nel primo, residenza del collezionista e regista televisivo Pierpaolo Ruggerini, passarono vari artisti italiani e stranieri, tra cui l’inglese Graham Sutherland (di cui si espongono un “Ritratto di Adenauer’ ed altre due opere), Renato Guttuso (in mostra “Tetti di Palermo”, 1985), il lombardo Ennio Morlotti (in visione quattro ottime tele), lo storico dell’arte e critico Francesco Arcangeli ed altri. 
Nel secondo castello si è invece formato, a partire dagli anni Ottanta del Novecento, una specie di laboratorio delle idee e di progetti diversi, strutturato come centro di scultura contemporanea. Vi afferirono soprattutto Fausto Melotti e Arnaldo Pomodoro, di cui si espongono tre potenti opere. A conclusione, lavori degli anni Novanta, eseguiti da artisti di ambito locale, operanti a Vigevano, incentrati soprattutto sull’arte astratta e minimalista.
La seconda mostra, che si tiene sempre nel Castello di Vigevano (catalogo Skira), è di tutt’altro contenuto. Ha per titolo “Giuseppe Amisani. Il pittore dei re” e presenta settanta opere di questo maestro, nato a Mede Lomellina nel 1879 e morto per improvviso infarto a Portofino nel 1941, mentre si stava recando per una passeggiata a Camogli, insieme alla moglie e ad alcuni amici. 
Pittore di formazione tradizionale, svolse tuttavia la sua opera aprendola ad un interessante eclettismo, lavorando molto sulla figura e sul ritratto, che risulta via via, da un impianto inizialmente ancora legato alla tradizione, ad una visione più sciolta già enfatizzata in atteggiamenti liberty (es. “Ritratto di Lyda Borelli”, 1913), fino a personaggi fortemente profilati nella luce a colpi di spatola densamente carica di colore e infine alle figure ed ai paesaggi dipinti in Egitto, dove la luce si staglia fortemente in immagini di forti contrasti tra luci ed ombre, in una pregnanza di materia cromatica fortemente esibita.
Fu definito ‘il pittore dei re’ per aver dipinto, tra gli altri, il ritratto di Faruk bambino, che sarà poi re d’Egitto, e, tra gli altri, della principessa Iolanda di Savoia, della principessa di Sassonia, della duchessa di Pistoia Lidia d’Arenberg, ecc. In seguito, ritornerà ad una ritrattistica domestica e borghese, tra la fine degli anni ’20 e la morte, richiamandosi decisamente, mediante una pittura ricondotta alla tradizione, alla moda del tempo (es. “Signora in rosso”, s.d.).
Gian Luigi Zucchini
Didascalie immagini in ordine di pubblicazione
- Depero, Caproni
- Gabriele Mucchi, Mondine di Sannazzaro, litografia
- Renato Guttuso, Tetti di Palermo
- Giuseppe Amisani, Ritratto di Lyda Borelli