A Trieste Contemporanea per omaggiare Ezra Pound
di // pubblicato il 21 Ottobre, 2011
“Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui” (Ezra Pound)
I Stand Exposed è la nuova sorprendente esposizione di Gaetano Mainenti, a disposizione del pubblico di Trieste Contemporanea fino a sabato 3 dicembre 2011. Lo Studio Tommaseo ospiterà la straordinaria rassegna di opere curata da Ermanna Panizon.
L’artista muranese, docente di decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, presenta una mostra ispirata agli scritti del poeta e critico nordamericano Ezra Pound. In relazione al titolo, la curatrice della mostra precisa: “I stand exposed, scrisse Ezra Pound ad un'amica nel 1913. E proprio a questa volontà del poeta di farsi baluardo senza riserve delle proprie convinzioni estetiche e morali si ispira il nuovo progetto di Mainenti.”

Il poeta intendeva la propria opera come un metaforico ergersi in piedi (I stand) in difesa delle proprie idee, allo scoperto (exposed), pronto ai colpi delle critiche perché queste sono all’origine di ogni dialogo e relazione umana. Il fascino che egli esercita su Gaetano Mainenti si manifesta chiaramente in una delle opere più stupefacenti in mostra: Il morso della Parola Cane, dove ricordi poundiani affiorano da un’eleganza orientale tanto cara al poeta. Nella Sirena Bambina si ritrovano le sirene scolpite dai Lombardo negli anni ottanta del Quattrocento mentre la griglia della pagina accanto si riferisce alla “gabbia da gorilla” in cui Ezra Pound fu rinchiuso in un campo di prigionia dell’esercito americano a Metato presso Pisa, perchè accusato di tradimento. Sopra la gabbia i caratteri giapponesi de “Alla stazione della metro”.
La mostra si compone di opere laddove le riflessioni scaturite dalla lettura del poeta americano si evolvono nel dialogo dell'artista con le altre menti creative coinvolte nel progetto: Francesco Chiais, Samanta Cinquini, David Dalla Venezia, Micaela Leonardi, Atej Tutta e VestAndPage. Ogni lavoro è il risultato finale di una comunione di pensiero e di azione con artisti che formano il territorio geografico e mentale di Mainenti, amici e collaboratori che contribuiscono alla progettualità e alla realizzazione dell'oggetto il quale tuttavia resta marcato dalla cifra stilistica dell’artista e dall'eleganza e della raffinatezza del suo tratto. Mainenti stesso afferma: “La mostra prevede il contributo di altri artisti per evidenziare come l'autore sia una forma "recente" per definire un territorio culturale piuttosto che un individuo. Ho solo reso visibile il mio essere un centro di attività, ma in quanto parte di un sistema molto più complesso.”

E forse è proprio la sua attività di insegnante ed educatore a far nascere in lui il senso della relazione con il prossimo come strumento di creazione. E, nell’epoca delle reti virtuali, non si tratta di rapporti con individui separati nello spazio e connessi con i fragili fili della comunicazione telematica, ma di relazioni con individui che appartengono allo stesso tessuto geografico e condividono con lui l’ambiente dove la sua vita e le sue ricerche artistiche si sviluppano e prendono vita giorno per giorno. “Gli interventi di Mainenti in rapporto agli altri artisti agiscono con la forza centrifuga e centripeta del capo bottega rinascimentale, la cui energia creativa si nutriva delle menti che l'attorniavano, le quali a sua volta crescevano dell'arte da lui prodotta” (Ermanna Panizon)
In mostra lavori eterogenei, tecnicamente diversi, disegni e grafiche, un autoritratto in marmorina, argento, vetro soffiato e capelli intrecciati, una macchina ottica e le moleskine con gli appunti sui temi trattati. Infine una mappa intessuta, distesa e appesa in fondo alla sala per orientarsi all’interno del progetto e per svelare i rapporti in esso contenuti, il cui ordito è costruito secondo rapporti basati sulle misure del corpo dell'autore. Anche in questo caso, la presenza di Mainenti costituisce la matrice informante e progettuale mentre il lento lavoro di realizzazione e di ricamo sulla trama del tessuto è affidato all’allieva Micaela Leonardi.