A Milano la Parigi moderna di Manet

di Marica Guccini // pubblicato il 20 Marzo, 2017

La poesia dell’attimo che passa in una Parigi moderna, all’avanguardia, e alla quale l’equipe guidata dal prefetto della Senna, il barone Haussmann, sta regalando il volto che ancora oggi la contraddistingue: è questo il racconto che le opere di Édouard Manet e dei suoi altrettanto brillanti colleghi ci offrono alla mostra meneghina Manet e la Parigi moderna.
Palazzo Reale, polo culturale che come racconta il direttore Domenico Piraina ogni anno intrattiene rapporti con all’incirca 300 musei nel mondo, grazie alla collaborazione con il Musée d’Orsay porta in Italia, fino al prossimo 2 luglio, 16 dipinti e 11 disegni e acquerelli di Manet, oltre a 40 opere e molti bozzetti di altri splendidi maestri a lui contemporanei. Il tutto dipanato in otto sezioni ben calibrate e suddivise principalmente per filoni, dove ai capolavori del maestro sono accostate opere di Degas, Cézanne, Boldini, Monet, Gauguin, Renoir, Signac, Tissot, Fantin-Latour, Berthe Morisot, riscoprendo il sapore di un’epoca d’innovazione.
1 edouard manet il pifferaio 1866
Manet è l’iniziatore della pittura della vita moderna, punto di riferimento per artisti come Renoir che di lui pensano “Manet è importante per noi quanto Cimabue e Giotto per gli italiani del Rinascimento”, giungendo a riconoscerlo negli anni Settanta come il capofila degli impressionisti.
Egli incarna la figura dell’artista indipendente che, pur essendo d’origine borghese e dotato di grande eleganza, raccoglie attorno a sé tanto colleghi bohémien quanto pittori mondani, letterati e poeti.
2 edouard manet emile zola 1868
Il racconto della personalità dell’artista parte dal ritratto che nel 1868 dedica all’amico Émile Zola, suo primo difensore dopo i rifiuti del Salon, e dopo che l’esposizione di Déjeuner sur l’herbe e Olympia aveva suscitato lo scandalo che condanna definitivamente l’artista a una perenne lotta con i circoli ufficiali. Ed è proprio Olympia di cui all’epoca non si era colto l’omaggio alla Venere di Tiziano, a comparire come riproduzione appesa al muro retrostante il ritratto dello scrittore.
Tenace e caparbio, Manet non smette mai di prodigarsi per “vincere il Salon”, e per questa ragione rinuncia a partecipare alla prima mostra impressionista tenuta nel 1974 presso lo studio del fotografo Nadar.
3 paul cezanne pastorale 1870
Come annuncia il titolo dell’esposizione, uno dei racconti più belli della mostra è sicuramente quello della Parigi di Napoleone III, che tra gli anni Cinquanta e Settanta dell’Ottocento assume il volto di una capitale moderna, vivace, ariosa e sfavillante di luci. Anche lo stile di vita è in profonda trasformazione: i nuovi grandi marciapiedi danno rilievo ai ristoranti e ai caffè dove ora gli artisti si ritrovano per discutere. Caffè-concerto, brasserie, sale da ballo, pachi, giardini, ippodromi moltiplicano le possibilità di divertimento e di svago mondani, e soprattutto l’imponente struttura della nuova Opéra viene alla luce nel suo carattere estroverso, che ben la fa risaltare tra le nuove opere edilizie più conformi ad uno stile predeterminato. È qui che Degas vede e ritrae le sue celebri ballerine.
4 edgar degas il foyer della danza al teatro dell opera 1872
Baudelaire aveva incitato gli artisti a cogliere la bellezza della vita moderna: “. E l’amico Manet, più giovane e curioso, è il primo in grado di cogliere la sfida realizzando un’arte in grado di rispecchiare lo spirito dei tempi. Dal suo studio sitla vita parigina è piena di soggetti poetici e meravigliosi. Il meraviglioso ci circonda e ci impregna come l’aria”uato nei pressi della Gare Saint-Lazare, simbolo di modernità e progresso industriale, egli guarda con interesse sia ai temi mondani che al volto nascosto di Parigi, a quei locali in cui popolo alto e popolino vengono a mischiarsi offrendogli alcuni soggetti prediletti di cui è un esempio La cameriera della birreria.
5 edouard manet il balcone 1868-1869
Lo sguardo principale è però sempre rivolto al mondo femminile, a cui si unisce l’interesse per la moda che Zola descrive come vera e propria passione contemporanea. Era stato ancora una volta Baudelaire ad incitare per primo all’osservazione della bellezza della moda, tendenza che interessa in maniera crescente gli artisti che espongono al Salon e Manet, il più parigino dei pittori.
La moglie Suzanne Leenhoff, pianista olandese più volte ritratta dal marito è protagonista de La lettura, esposto nella sezione dedicata alle donne vestite del bianco della purezza e del focolare borghese. Qui è poi presente uno dei capolavori assoluti dell’artista, Il balcone dove compare per la prima volta il ritratto di Berthe Morisot il cui sguardo da "femme fatale" contrasta con la luminosità candida della veste.
Berthe, che dopo la moglie e Victorine ritratta come Olympia, è la modella prediletta di Manet, torna anche nella sezione dedicata alle donne vestite del nero dell’apparizione e del mistero. L’abito di seta nero incarnava al meglio l’immagine della donna moderna, e la difficile rappresentazione di quel colore è un ambito in cui, dopo Manet, Renoir fu un vero virtuoso come ci ricordano due ritratti esposti in mostra.
6 alfred stevens il bagno 1873-1874
Infine un accenno ad alcune sezioni particolarmente interessanti che pongono l’attenzione su aspetti peculiari. La prima racconta l’attività di Manet come pittore di marine, gli unici paesaggi che lo abbiano affascinato dopo che da giovane si era imbarcato per Rio de Janeiro, tentando senza profitto di entrare in marina.
Spiccano alcune tele giovanili dipinte sulle spiagge francesi come Chiaro di luna sul porto di Boulogne, accompagnato da bozzetti a inchiostro di una modernità assoluta, e La fuga di Rochefort il cui mare già impressionista occupa tutta la tela, relegando in un piccolo angolo il racconto della barca sulla quale il giornalista fu costretto a evadere.
7 edouard manet chiaro di luna sul porto di boulogne 1869
L’opera più celebre e ambita della mostra, Il pifferario è invece protagonista della sezione che racconta “l’heure espagnole”, quell’arte spagnola che dopo il soggiorno del 1865 pregno di ricordi di Velàzquez e Goya, esercita sull’artista una forte influenza, caratterizzando diverse opere degli anni Sessanta dalle scelte cromatiche radicali.
Rifiutato al Salon del 1866 proprio per la radicalità del trattamento pittorico, e per quei colori stesi a campiture piatte che non lasciano spazio alla prospettiva, Il pifferario fu ancora una volta meglio compreso da Zola che ben lo descrive quando commenta: “buca semplicemente il muro.”

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Édouard Manet Il pifferaio, 1866 Olio su tela, 161 x 97 cm Parigi, Musée d’Orsay (© René-Gabriel Ojéda / RMN-Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari)
  2. Édouard Manet Émile Zola, 1868 Olio su tela, 146 x 114 cm Parigi, Musée d’Orsay (© René-Gabriel Ojéda / RMN-Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari)
  3. Paul Cézanne Pastorale, 1870 Olio su tela, 65 x 81,5 cm Parigi, Musée d’Orsay (© René-Gabriel Ojéda / RMN-Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari)
  4. Edgar Degas Il foyer della danza al teatro dell’Opéra, 1872 Olio su tela, 32 x 46 cm Parigi, Musée d’Orsay (© René-Gabriel Ojéda / RMN-Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari)
  5. Édouard Manet Il balcone, 1868-1869 Olio su tela, 170 x 125 cm Parigi, Musée d’Orsay (© René-Gabriel Ojéda / RMN-Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari)
  6. Alfred Stevens Il bagno, 1873-1874 Olio su tela, 73,5 x 92,8 cm Parigi, Musée d’Orsay (© René-Gabriel Ojéda / RMN-Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari)
  7. Édouard Manet Chiaro di luna sul porto di Boulogne, 1869 Olio su tela, 81,5 x 101 cm Parigi, Musée d’Orsay (© René-Gabriel Ojéda / RMN-Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari)

In copertina:
Édouard Manet La Fuga di Rochefort, 1881 circa Olio su tela, 79 x 72 cm Parigi, Musée d’Orsay
[particolare]
(© René-Gabriel Ojéda / RMN-Réunion des Musées Nationaux/ distr. Alinari)

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Dove e quando

Manet e la Parigi moderna

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