Week-end per gli amanti dell’Arte Moderna
di // pubblicato il 24 Luglio, 2008
Agli amanti dell’arte moderna consiglio un bellissimo week-end a Roma per visitare le seguenti esposizioni:
La mostra Giacomo Manzù dal titolo “Grafica Autobiografica 1937-1980” presso “La Raccolta Manzù” di Ardea, situata al km. 32 della via Laurentina organizzata dalla Galleria nazionale d’arte moderna nell’ambito delle manifestazioni celebrative del centenario della nascita dello scultore.
Curato da Marcella Cossu, direttore della Raccolta Manzù, l'allestimento consiste in un excursus cronologico tra un’ottantina di opere appartenenti alla collezione grafica della Raccolta stessa (oltre trecento opere su carta, tra disegni, incisioni e bozzetti teatrali), opportunamente riproposta in questa occasione al pubblico degli studiosi e dei frequentatori delle grandi mostre internazionali fin qui organizzate, a partire dagli anni novanta, dalla Galleria nazionale su Manzù.
Il percorso espositivo è suddiviso nei quattro decenni che vanno dal 1940 al 1980; il primo periodo, il meno ricco di opere ma non per questo il meno significativo, conta fra le altre due caricature politiche, Fascista e Tripartito, del periodo 1941-1943, che avvicinano l’artista, solitamente classico e misurato anche nelle opere di denuncia più cruda, alla vena grottesca e satirica della grafica contemporanea di Mino Maccari e Mario Mafai.
Il decennio 1950-1960 è principalmente caratterizzato dall’incontro con Inge, ballerina classica, e dagli innumerevoli ritratti femminili e disegni sul tema della danza che ne conseguono, e dei quali la stessa risulta ormai essere unica protagonista e modella. Il decennio seguente raccoglie fino al ’63 una serie di disegni e schizzi preparatori per singoli episodi della Porta della Morte inaugurata nel ’64, nonché ritratti di Papa Giovanni e dei suoi principali collaboratori, Monsignor Giuseppe De Luca e Monsignor Loris Capovilla, mentre dal ’65 al ’70 Manzù si dedica principalmente, in grafica come in scultura, a tematiche che rispecchiano la raggiunta conquista della serenità familiare ed esistenziale, quali i cicli degli Amanti, Striptease, Spielerei, con i giochi dei figli Giulia e Mileto in piedi sul carro.
Dal ‘64 inizia l’importante attività di scenografo e creatore di bozzetti teatrali di Manzù, esemplificata dalla tempera su carta Edipo del ‘64, eseguita per l’Oedipus Rex di Strawinsky, rappresentato all’Opera di Roma nello stesso anno. Di particolare interesse risulta il gruppo dei disegni per la terza ed ultima Porta di Manzù, quella della Pace e della Guerra (Rotterdam 1965-1968). Conclude il percorso l’unica acquaforte del 1980 presente in Raccolta, Ragazza II, che si distacca dal corpus delle incisioni del decennio 1970-1980 per le dimensioni decisamente maggiori e un’insolita policromia, chiudendo di fatto la favola grafico-autobiografica della Raccolta Manzù.
Terminata questa visita passerei ad osservare produzione grafica e pittorica di Andreas (Bergen 1869-Boston 1902) e Hendrik Andersen (Bergen 1872-Roma 1940), incentrata esclusivamente sul tema del ritratto presso il Museo Hendrik Christian Andersen (via Pasquale Stanislao Mancini, Villa Helene) .
Sono oltre cinquanta opere selezionate dal fondo di dipinti e disegni che costituisce l’eredità di Hendrik Andersen allo Stato italiano nel 1940, insieme all’intero edificio di via Mancini e allo straordinario complesso di sculture monumentali e disegni-progetto sull’utopica “Città mondiale” che sono ospitati in permanenza nei due atelier al piano terra del Museo.
Si tratta di immagini di uomini e donne, alcune sicuramente identificabili in figure di famiglia o in personalità della cultura e dell’alta società anglo-americana, altre a noi sconosciute ma ugualmente evocanti con nitidezza un mondo di raffinata eleganza nel passaggio fra i due secoli trascorsi. Tali immagini sono qui riunite insieme a ricomporre visivamente la straordinaria vicenda umana e artistica dei due fratelli Andersen, norvegesi d’America, emigrati negli Stati Uniti, educati fra Boston e l’Europa, personaggi letterari usciti dalla penna di Henry James o di Edith Wharton, ma ben reali nelle vitali tracce d’arte che hanno lasciato dietro di sé.
Altro evento da non perdere, indicato per ultimo ma non ultimo in ordine di importanza “Moda e Modi” disegni di Ottorino Mancioli dagli anni venti agli anni trenta presso il Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX (via Boncompagni 18).
Ottorino Mancioli è stato un prolifico e appassionato disegnatore. La innata curiosità per la società del suo tempo e l’abilità con cui riesce a riassumere in pochissimi tratti un movimento, una posa, un momento di vita ne hanno fatto un illustratore d’eccezione, nonostante la sua non fosse un’arte consapevole, ossia deliberata, ma piuttosto una esigenza profonda del suo spirito perennemente giovane, interessato a raccogliere “scatti” anche apparentemente banali da tutto ciò che lo circondava e che occupava la sua sfera d’azione.
In questa mostra, curata da Mariastella Margozzi e Laura Mancioli, vengono presentati quaranta disegni (matite, carboncini, acquarelli, tempere) nei quali il tema dominante è quello della moda e dello stile di vita italiano tra gli anni venti e gli anni trenta del XX secolo. Stralci di vita quotidiana condotta con stile in varie occasioni, dalla passeggiata, alla danza, alla siesta sulla spiaggia. Leggiadre e accattivanti, le silhouette di Mancioli fotografano il loro tempo lontane da ogni apologia e propaganda, registrando una felicità dell’esistenza non solo possibile ma anche verificata.
Accanto a questi disegni sono esposti una dozzina di abiti e accessori di moda dell’epoca facenti parte delle collezioni del Museo Boncompagni Ludovisi, e in particolare della sartoria romana Arata Paradisi, che sottolineano la concretezza delle sue fonti di ispirazione.
Per ulteriori informazioni sui tre allestimenti, rinvio al sito ufficiale della Galleria Nazionale di Arte Moderna www.gnam.beniculturali.it.