Voci femminili in Toscana fra ‘800 e ‘900

di Amici in Visita // pubblicato il 15 Marzo, 2008

Di Daniela Vannini


Poetesse, scrittrici, letterate, donne emancipate, si raccontano nella mostra “La donna nelle riviste fiorentine tra Ottocento e Novecento” alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dall’8 al 22 marzo. Un giornalismo tutto al femminile documentato in oltre 70 testate toscane recuperate dai fondi della Biblioteca Nazionale, catalogate per tema ed esposte al pubblico in questi giorni.

L’originale iniziativa, che rientra nel programma “La donna nell’arte” del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, apre una finestra sulla condizione femminile in un settore, come quello della carta stampata, monopolizzato dalla presenza maschile, offrendo un ampio sguardo sull’evoluzione di gusti, costumi e mentalità nell’Italia di quegli anni.

Lo sfondo è una Firenze all’avanguardia fra ‘800 e ‘900. Le riviste in mostra testimoniano l’impegno sociale e politico delle donne dal 1823 ad oggi, ne presentano i contributi letterari che spaziano dalla moda al teatro, dalla poesia e racconti alle problematiche familiari, dall’educazione e la scuola alle professioni, dall’emancipazione al libero amore, dalla guerra alla politica, dalla medicina al mondo dei ragazzi. Tutto visto attraverso una sensibilità femminile che passa attraverso grandi firme come Ida Baccini, Enrichetta Carafa, Eugenia Levi, Evelina Cattermole (nota come Contessa Lara) Maria Montessori, Matilde Serao, Sibilla Aleramo, Grazia Deledda, Annie Vivanti, ma anche attraverso quelle meno conosciute di educatrici o religiose.

Ad aprire l’itinerario espositivo, curato da Lucia Milana, l’edizione rara de “Il giornale delle Dame” del 1823, pubblicazione che affrontava temi culturali e di costume. Danneggiata in seguito all’alluvione del 1966 a Firenze, la rivista è stata poi restaurata e rilegata.

Esemplificativo il titolo “L’educazione e la volontà buona, raddrizzatrice dell’indole” di un articolo de “La educatrice italiana” del 1865. La casa, e quindi la famiglia, continua a essere per la donna, un modello, o meglio uno specchio della società.

“La Famiglia” (1860), invece, è stata la prima rivista a inserire numeri estraibili di romanzi e racconti a puntate.

Più coraggioso è stato, però, il periodico “La Donna”(1877), giornale per l’emancipazione della donna. Ma non il solo. Anche “La voce delle Donne” diretta da Giovannina Garcèa, insieme ad Anna Maria Mozzoni, rappresenta“il primo grido del rinascimento intellettuale della donna…presto soffocato sotto gli anatemi di due o tre vescovi, i quali non volevano che le donne si muovessero, alla guisa che altri a loro simili esigevano contro Galileo che non si muovesse la terra ma il sole” come scriveva Odoardo Turchetti, un collaboratore. E, infatti, le pagine della giornalista piemontese furono condannate dall’Arcivescovado e bruciate. Sempre a Firenze era molto attivo il Bollettino del Lyceum del 1912 per il quale hanno scritto anche Sibilla Aleramo (che scriveva anche per il Marzocco) e Amelia Rosselli. Ogni rivista ha una sua storia, come quella che racconta la guerra delle maestre fiorentine contro il Comune che vietava loro di sposarsi. Fatto narrato nelle pagine della “Tribuna libera delle donne” del 1902 (che poi confluì nell’inserto dell’Avanti della Domenica) che si faceva portavoce di tutte le idee, dalle più timorate alle più audaci, e la cui missione era quella di rendere partecipe la donna dei problemi urgenti che si dibattevano intorno a lei, metterla in condizione di discutere in piena libertà il valore, l’opportunità e l’efficacia dei movimenti creati dalle donne e per le donne.

Con Ida Baccini, che dirigeva "Cordelia"  (1911) (nome della figlia amorosa, modesta e consolatrice di Re Lear, personaggio shakespeariano) si parlava, invece, in termini piani ed equilibrati, di teatro, tema caro alle donne, di antologie femminili, novelle, resoconti di viaggi, poesie, saggi, critiche esaltando sempre l’educazione borghese. Dopo la sua morte, il figlio Manfredo Baccini, inaugurerà la rivista intitolata a lei, “Ida Baccini”, con l’obiettivo di dar vita a un giornale elevato, libero, indipendente e sereno.

E poi come dimenticare “Cornelia” (1872) diretta dalla scrittrice napoletana Aurelia Folliero de Luna per la sua forza morale e sociale che voleva la donna libera cittadina del mondo e compagna intelligente dell’uomo. Oppure l’“Almanacco delle giocondine” (1940), rivista laica che si occupava di fanciulle indigenti e in difficoltà.

Dedicato alla moda, all’arte del vestire, ma anche al saper vivere in società, “La Moda del Giorno” (1911), il giornale delle signore di Matilde Serao, con il suo turbinio di francesismi come tailleurs, chemisettes, tulle e jobots affrontava anche i temi della politica o del femminismo attraverso l’aneddoto curioso.

Tra l’800 e il ‘900 cominciava a prendere corpo un certo associazionismo religioso che sfociò in alcune riviste, fra cui il mensile “Bethania” scritto da un gruppo di suore laiche e religiose.

Impegnata su vari fronti a sostegno delle politiche demografiche e sociali del regime fascista era “Humana” che nella sua copertina raffigurava la femminilità come metafora della fertilità e della salute.

Ma il grido delle donne partigiane vola alto in “Noi donne” (1944) ricorda che “Le nostre lotte fino a questo momento erano lotte per i nostri miglioramenti salariali.. oggi non basta più. Tutte unite, donne di ogni religione e di ogni partito dobbiamo partecipare alla lotta per la nostra libertà…”. Parole che oggi suonano lontane, desuete per noi, ma non per chi quella libertà deve ancora conquistarsela.

E per le appassionate di scrittura che desiderano approfondire l’argomento segnalo il volume di Simonetta Soldani, Silvia Franchini e Monica Pacini dal titolo “Giornali di donne in Toscana”.

Daniela Vannini

Le foto pubblicate sono di Giuditta Pasotto, gentilmente concesseci a esclusiva integrazione del presente articolo.

 

Dettagli