Viva l’Italia

di Gian Luigi Zucchini - pubblicato il 16 Novembre, 2008 in Mostre

Quando è iniziato il sempre crescente degrado che deturpa e stravolge i centri storici delle città, siano esse italiane, europee, americane ? E perché mai questo stato di squallore, di deturpazione, di angosciosa, assurda desolazione notturna, in strade, vicoli, quartieri che sembrano senz'anima, mentre un tempo erano ravvivati da una calda e vivace animazione, o comunque percorsi da un flusso spesso ininterrotto di frequentazioni umane e sociali ? Una necessariamente approssimativa risposta viene tentata dalla mostra in atto a Perugia presso il Palazzo della Penna (fino all'11 gennaio, catalogo Silvana editoriale), in cui l'arte viene interrogata e le immagini esplorate affinché possano offrire, se non proprio una risposta, spunti di riflessione e di meditazione. Il titolo di per sé è già emblematico: "Viva l'Italia. L'arte italiana racconta le città tra nascita, sviluppo, crisi dal 1948 al 2008”; ma il percorso visivo potrebbe riferirsi anche ad altre realtà non italiane, dal momento che la cosiddetta globalizzazione, o meglio ancora quel tipo di livellamento comportamentale e socio culturale ben definito da Pasolini come omologazione, ha invaso ed invade ormai ogni angolo di territorio abitato: in America, in Occidente, e conseguentemente anche in Italia. La mostra comincia offrendo opere eseguite nel decennio 1948-58. Il dipinto di Guttuso con cui si apre questa prima sezione è significativo: la tematica sociale del lavoro è rappresentata da una luminosa, solare cromaticità: un realismo che si identifica anche con la fatica umana, le lotte per migliorare le situazioni di vita, l'espandersi dell'urbanizzazione, dopo la delirante, penosa esperienza bellica. Ma anche il misterioso avvicinarsi di eventi sconosciuti, forse positivi oppure no: il realismo magico di Casorati ("Torino di notte”, 1949), il sopravvivere di sereni momenti di vita urbana, con la gente che sfila tra le bancarelle dei mercati adocchiando la merce tra una chiacchiera e l'altra (Mario Mafai, "Mercato”, 1950) o invece le più oscure, ormai alienanti periferie delle città industriali, con le alte ciminiere delle fabbriche, che Sironi ("Paesaggio urbano” 1952) dipinge con colori impastati di fumo e di bitume, quasi untuosi contro cieli sporcati da tangibili inquinamenti. Il decennio 1959-68 è quello del boom economico ma anche del timoroso incombere di uno sconosciuto e quindi tanto più inquietante sommovimento: alla confusione della "Folla allo stadio” di Guttuso (1965), animata ma anche tumultuosa, si contrappone quasi la fredda e turbata desolazione della "Piazza d'Italia” di De Chirico (1962) e l'emergere di una forte carica sovvertitrice, testimoniata da "Compagni compagni” di Mario Schifano (1968). Tra gli anni '69-78 il mondo artistico, come la società, è alla ricerca di una nuova e diversa identità: si tentano varie strade, si celebra l'Arte Povera, si usano materiali insoliti, le immagini sono "opere aperte" in cui esistono molteplici verità, in un freddo, drammatico gioco pirandelliano (Michelangelo Pistoletto, "L'ombrello”, 1974). Ma anche l'emergere di microviolenze negli angoli squallidi di periferie urbane, come rappresenta Vito Tongiani nell'opera "Lo scippo” (1947).

"Decennio '79-88: le città si trasformano, l'urbanistica prende nuove dimensioni, l'arte raccoglie contaminazioni diverse, si rappresenta come realtà dinamica e in movimento. L'irruzione del mondo giovanile è prepotente (Bruno Zanichelli, "Nebbia brina morde il radioatore”, 1987) e continua, dilatandosi, nel decennio successivo '89-98, in cui l'idea di città diventa tecnologica, quasi surreale ("Città meccanica”, 1991 "Città fluida”, 1996, di Massimo Tosa Ghini), fino alle contraddizioni estreme del tempo che stiamo vivendo, tra il 1999 e il 2008: contrasti nella vita cittadina, ribellismo anarchico di gruppuscoli eversivi, adolescenti smarriti tra sesso e droga, architetture spersonalizzate, rifiuti urbani non rimossi: non-luoghi metropolitani, di cui ci dà efficace immagine Gianfranco Botto con "Ecole maternelle”, 2004. Nell'arte dilagano i linguaggi del videoclip, del fumetto, del graffitismo quasi sempre aggressivo e inconcludente (difficilmente e raramente artistico), del punk fino allo spasimo del masochismo (mutilazioni sul proprio corpo, poi riprese e/o fotografate, pircing, tatuaggi, ecc.). Lo spazio urbano, sempre più impersonale, spesso straziato e straziante, sembra dissolversi in una scomposta e maleodorante omologazione. Nell'opera di Franco Passalacqua tuttavia, sembra emergere una speranza, che l'artista raccoglie e rilancia con l'opera "Compost City” (2007): quella di una comunità urbana che si insinua nel verde di un paesaggio riconquistato alla serenità naturale, identità di un modo nuovo ed originale di esprimere oggi la pittura di paesaggio, rilevando le qualità di un ambiente naturale che bisognerebbe a tutti i costi salvaguardare, in una lotta a difesa a cui anche l'arte dovrebbe, come in questo caso, partecipare.

Gian Luigi Zucchini

Didascalia immagine pubblicata:
Guttuso Renato, Folla allo stadio,
olio su tela cm 285x206
Cat Gen n 65-146 IV vol, 1965

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