Vita in Comune e ‘Ricordi dell’Antico’

di Elisabetta Venturi // pubblicato il 21 Giugno, 2008

Niente è meglio di una fotografia per ridare vita al tempo che è passato, alle abitudini dimenticate, ai ricordi sbiaditi o semplicemente per soddisfare la curiosità. Tutto questo è realizzabile alla mostra “Vita in Comune. 1930 – 2007. Fotografie di Roma dagli Archivi dell’Ufficio Stampa del Campidoglio” allestita a palazzo Braschi a Roma, che conta l’esposizione di circa 200 fotografie, selezionate tra le oltre 500.000 possedute dagli Archivi Fotografici dell’Ufficio Stampa del Comune di Roma.

La rassegna è curata da Ilaria Capitani, che è stata capo dell’Ufficio Stampa del Comune di Roma, coadiuvata dalla responsabile dell’Archivio Fotografico Paola Bellecca, da Anita Margiotta e Federica Pirani.

La mostra è un viaggio nella vita quotidiana della capitale dagli anni trenta ad oggi, partendo dagli scatti del primo fotografo ufficiale del Campidoglio Ottavio D’Agostini, fino agli ultimi avvenimenti immortalati dai suoi successori, e suddivisa in tre sezioni tematiche.

Ognuna delle quali è commentata nel catalogo da firme illustri.

Così, per la sezionePaesaggio Urbano è Corrado Augias, in una splendida introduzione ricca di nozioni storiche, a descrivere l’evoluzione urbanistica della città ben visibile dalla scelta fotografica “Che cosa ritraggono queste fotografie? Intanto la superficie delle cose con una ricchezza di dettagli che appare ora commovente ora spietata. I fotogrammi nulla omettono di ciò che è stata la realtà di persone e luoghi. La certificazione del passato ci arriva dunque intatta, semmai arricchita dalla patina degli anni.”
E ancora:

 “L’aria della città era più pulita, la luce più trasparente, il traffico (talvolta, non sempre) meno congestionato… Le abitazioni però erano più misere, l’igiene personale più incerta, gli abiti più trasandati, strumenti e mezzi di lavoro più arretrati, non di rado rudimentali osservati con sguardo contemporaneo Credo di poter dire che il senso di questa esposizione, nella parte che riguarda le “trasformazioni urbanistiche”, sia di sottolineare il cambiamento, ma anche di collocare il passato nella prospettiva che gli compete, fuori da ogni indebita nostalgia, da quel velo di compiaciuto rimpianto che alle volte ci afferra quando esaminiamo i documenti sulla vita e i luoghi di chi ci ha preceduto. Come scrive Roland Barthes: “La fotografia non dice (per forza) ciò che non è più, ma solo e sicuramente ciò che è stato…l’essenza della fotografia è di ratificare ciò che essa ritrae” (Da “La camera chiara”)..”

Elisabetta Rasy, con il suo commento apre alla sezione “Vita sociale”, dove l’esposizione è dedicata ai grandi avvenimenti, così come alle feste, passando anche per momenti non sempre felici della vita romana. “Così funzionano queste immagini che abbiamo davanti allo sguardo, estranee e familiari insieme, cioè perturbanti, testimoni di una storia che ci riguarda anche se non c’eravamo.” E poi “Le fotografie dell’archivio dell’Ufficio Stampa del Comune ci ricordano che la città non è solo un insieme di strade e edifici e funzioni, ma una societas di sentimenti, e che a tenere insieme i cittadini non sono muri e selciati ma legami di familiarità e identificazione profonda con il luogo in cui vivono. Immagini antiche si sovrappongono alle nuove e viceversa.” Foto di operai al lavoro, della famosa discoteca Piper, della canonizzazione di Papa Pio X, la foto della firma dei trattati del marzo 1957 da cui sorgerà la Comunità Europea ecc.

Per concludere la sezione “Visite e cerimonie”, introdotta da Dacia Maraini “Quanti re e regine hanno visto le pietre del Campidoglio! Quanti presidenti, ministri, governatori, ambasciatori, cancellieri, principi! Molti di loro sono morti. Eppure hanno lasciato delle impronte preziose sulla carta di queste fotografie che oggi ci parlano attraverso i loro chiari e i loro scuri” E’ un susseguirsi di foto di personaggi famosi, presidenti, sindaci di Roma, attori italiani (“Non può mancare l’attore più popolare del paese: Alberto Sordi. Qui seduto sui gradini di pietra, in abito da semicerimonia, gli occhiali da sole sul naso, un sorriso enigmatico sulle labbra.”), e non.

E’ un viaggio lungo, minuzioso, che parte da lontano ed arriva ai giorni nostri, portando con sé la memoria della trasformazione.

Sempre a Roma “Ricordi dell’antico. Scultura, porcellane e arredi all’epoca del Grand Tour” presso i Musei Capitolini (Piazza del Campidoglio) Palazzo Caffarelli.

La mostra è curata da Andreina D’Agliano e Luca Melegati in collaborazione con la Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma, organizzata da Zètema Progetto Cultura.

Circa 150 opere di raffinata fattura, sono a testimonianza del grande interesse per l’antico che nel Settecento portò ad una vera e propria mania di riproduzione.

Sono le porcellane delle manifatture della Real Fabbrica di Napoli, di Ginori a Doccia e di Giovanni Volpato, i bronzi di Valadier e dei Righetti, biscuit, dipinti, incisioni, disegni.

Molto dell’antico fu riprodotto, restaurato, realizzato nei materiali più disparati e posto ad adornare le case.

Tra i più famosi esposti si possono citare i bronzi del Palazzo Reale di Caserta rappresentanti Laocoonte, Castore e Polluce e Bacco e Arianna di Francesco e Luigi Rigetti, oppure il dessert, raffigurante i templi di Paestum, della Regina di Napoli, Maria Carolina d’Austria, del 1805 di Valadier e Albacini, di cui si possono vedere due pezzi, oppure quello di Giovanni Volpato realizzato per l’Ambasciatore di Venezia a Roma di cui è possibile ammirare il gruppo di Apollo e le Nove Muse.

 

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