Visione cinese
di // pubblicato il 24 Marzo, 2008
Questa mattina è stata accesa la fiaccola olimpica di Pechino 2008 nel sito archeologico di Hera, l'Antica Olimpia, a trecentoventi chilometri da Atene, un viaggio di centotrenta giorni (137.000 chilometri) che passerà anche in Tibet dal 19 al 21 giugno e arriverà allo stadio di Pechino l'8 agosto.
La nostra è pubblicazione legata all'arte per questo l'attenzione è orientata sulla cultura cinese che, per almeno altri sei mesi, polarizzerà l'attenzione mondiale.
Ho trovato di grande valore le tre mostre di cui vi abbiamo riferito diffusamente in altre parti del giornale perchè la conoscenza aiuta a vedere e valutare come ogni civiltà, nei periodi di grande splendore, presentino nella storia universale tratti comuni: unità territoriale, potere centralizzato, fase di prosperità economica, stabilità politica e militare e, sul lungo periodo, anche quelle sociale a cui fa seguito un marcato rinnovamento culturale e spirituale.
Prima della mostra allestita al Museo del Corso di Roma, Capolavori della Città Proibita Quianlong e la sua Corte appena conclusa, non avevo mai osservato la cultura cinese dal suo interno, ma solo guardato al risultato dei viaggi in oriente nel corso dei secoli.
Se l'avete persa, prima che divenga introvabile, cercate il catalogo curato da Gian Carlo Calza, edito da Mondomostre, dove potrete sfogliare il percorso espositivo scoprendo come l'epoca della dinastia Qing presenti tutti gli elementi sopra accennati con le naturali luci e ombre della storia di un popolo, in questo caso amplificate dalla difficoltà di controllo di un territorio vastissimo, fra cui Mongolia e Tibet.
Resterà a lungo il ricordo di una fredda mattina invernale quando mi sono fatta catturare dalla mostra e il solo contatto con l'attualità sono state le voce cristalline dei ragazzi di una quarta Ginnasio.
Anche voi, attraverso saggi e immagini, potrete approfondire come l'Imperatore Qianlong (facendo tesoro delle esperienze maturate nei secoli precedenti dei rapporti con i Mongoli, suoi naturali predecessori, e i Tibetani) diede inizio a una fase di apertura economica, culturale, filosofica e religiosa.
Il sovrano ebbe così la possibilità di conoscere la tradizione buddista tibetana, di valorizzarla e di farne, insieme al sincretismo religioso, al rispetto delle tradizioni locali e alla tolleranza verso le religioni straniere, cristianesimo e islam, fattori fondamentali del proprio successo politico e consolidamento del potere.
Dotato di eclettismo, con straordinaria capacità interpretativa, l'Imperatore può essere associato a personaggi della storia occidentale per la non comune valutazione di situazioni in contrasto tra loro e giungendo a sintesi che non privassero di identità gli opposti.
Inoltre, l’impulso che diede alle arti e alla cultura, per il prof. Emanuele Francesco Maria Emanuele, la figura di Quianlong viene messa accanto a quella di Federico II di Svevia ".. il quale riuscì in un tempo ed in un contesto assai diversi ad incarnare un esempio mirabile di libertà interpretativa e di tolleranza ideologica e religiosa. Qianlong, al pari di Federico II, pur con le diversità dovute alle differenti epoche in cui vissero (Federico II dal 1194 al 1250, Qianlong dal 1711 al 1799), fu insieme un uomo del suo tempo e moderno ed anticipatore, e per entrambi la capacità di lasciare un'impronta incancellabile e profetica nel solco della storia si rivela, non a caso, soprattutto nei confronti del mondo intellettuale della loro epoca, dimostrandoci come questi due sovrani abbiano percepito fortemente l’attrattiva verso il concetto dell’unità e della universalità del sapere umano, per cui veniva abolita ogni differenza di credo, in un embrionale afflato che oggi potremmo definire ecumenico. Così come accadde per Federico II, la fastosa corte di Qianlong accolse uomini di cultura, artisti e scienziati che in quel momento erano portatori delle teorie."
Prendendo come esempio la pittura, il missionario gesuita, della Compagnia di Gesù, Giuseppe Castiglione ricorprì un ruolo fondamentale nel diffondere in Cina le tecniche del colore e la prospettiva (a sua volta ebbe modo di assorbire gusto e sensibilità). Un aruduo compito per il pittore lombardo, educato secondo i canoni dell’arte rinascimentale, in quella realtà dove parametri, gusti estetici, modo di intendere la funzione della pittura erano condizionati dai cinesi che non apprezzavano i chiaroscuri e le ombre (davano al dipinto un tono troppo naturalistico) né l'impianto centrale della rappresentazione prospettica, o il dinamismo delle figure.
Castglione si trovò costretto aad abbandonare la prospettiva in favore dell'assonometria, il paesaggio naturalistico per quello decorativo e venne apprezzato soprattutto come ritrattista (unico campo della figurazione in cui il realismo non appariva disdicevole agli occhi dei cinesi).
La pittura orientale manteneva un’impostazione derivante dal legame con la poesia scritta in ideogrammi, un linguaggio gioco forza distante da quello europeo, dove la poesia era rigidamente catalogata tra le arti liberali e la pittura cercava di emanciparsi dalle arti servili, a cui pur sempre apparteneva, proprio legandosi alla letteratura e cercando di elevare il pittore da artigiano a intellettuale.
In Cina il sistema era diverso con regole differenti e Castiglione ha vissuto integralmente la distanza tra il valore artistico che si andava strutturando in Occidente e le tipologie di valore che vigevano, in settori affini, in Paesi lontani dotati di una grande civiltà letteraria.

Scusate se mi sono dilungata, ma ritenevo importante fornire questa chiave di accesso per poter comprendere pienamente un così diverso emisfero culturale per poi allargare a tutto il percorso dell'Imperatore Qianlong dotato di orizzonti lontani, ricchi di storia e di bellezza, tanto da restare affascinati dalla Città Proibita e dalla civiltà che l’ha espressa.
Con questa straordinaria esperienza alle spalle, dopo Roma, Firenze.
A Palazzo Strozzi sono allestite:
- Cina: alla Corte degli imperatori Capolavori mai visti, dalla tradizione Han all'eleganza Tang (25-907) con un pregevolissimo allestimento di Romeo Gigli, gli oltre duecento capolavori (per la prima volta si possono ammirare i capolavori dell’Età d’Oro cinese) esaltano la loro bellezza e testimoniano il fasto e il cosmopolitismo delle corti imperiali dall’epoca Han Orientale (23-220) fino all’impero Tang (617-907).

Nella millenaria storia cinese l’imperatore è sempre stato il simbolo della nazione e il fulcro dello stato centralizzato e autocratico, come la corte imperiale ne è stata il cuore. Segno dell’illimitato potere dell’imperatore erano la ricchezza e i privilegi di cui godeva insieme ai membri della sua famiglia.
Per poter appagare le loro ambizioni, i sovrani di ogni dinastia cercarono in ogni modo di procurarsi gli oggetti più preziosi per decorare il palazzo al punto che fecero della loro residenza non solo la sede del governo, ma anche un centro culturale dove erano riunite le più importanti collezioni d’arte.
Fino all'8 giugno 2008;
- Cina Cina Cina !!! arte contemporanea cinese oltre il mercato globale

in un progetto che presenta le opere di quindici artisti contemporanei cinesi, provenienti da tre differenti realtà metropolitane, legati dalla comune ricerca di identità culturale autoctona indipendente dalle regole del mercato globalizzato e la possibile visione futura.