Vincenzo Danti

di Cinzia Colzi // pubblicato il 15 Aprile, 2008

Prorogata al 2 novembre 2008

Nato a Perugia nel 1530 e morto giovanissimo, ancora  ventisettene fu chiamato dal duca Cosimo I e lavorò a lungo a Firenze come scultore, architetto, ingegnere, pittore e letterato. A lui si deve il primo trattato sulle perfette proporzioni. 
Al di fuori dalla cerchia degli storici dell'arte, questo, in estrema sintesi, quanto notoriamente conosciuto su Vincenzo Danti, però, da domani e fino al 7 settebre 2008, la prima mostra monografica a lui dedicata vi farà scoprire qualcosa di sublime.

Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Bargello ci racconta quando, due anni fa, vedendo arrampicata Anna Maria Giusti (Opificio delle Pietre Dure) per i lavori di smontaggio per restauro della "Decollazione del Battista" della porta sud del Battistero, prese forma l'idea che mai migliore occasione si sarebbe potuta ripresentare per costruire una personale su Danti intorno a quei tre capolavori bronzei dopo il "lifting"  dell'Opificio.
Così, grazie alla concertazione delle sinergie istituzionali e il contributo economico dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, si è concretizzata "L’arte di Vincenzo Danti, discepolo di Michelangelo".

Al Museo Nazionale del Bargello, quindi, il grande merito di presentare l'intera opera di un artista che, pur non essendo mai stato allievo o collaboratore del Buonarroti, ne fu tra i più originali e importanti seguaci ove il rapporto con Michelangelo, di cui Danti può ritenersi un ideale “discepolo”, si basò su una libera elezione delle opere del maestro come modelli normativi studiati a lungo, condividendone non solo gli ideali formali, ma anche la tecnica e la metodologia del lavoro.

Un ‘michelangiolismo’ ben diverso da quello degli allievi fiorentini, legati alle opere giovanili presenti in città, perché Danti porta il linguaggio formale del Michelangelo romano e di molti dei suoi allievi della capitale.

Essendo stati concessi tutti i prestiti richiesti, la mostra curata da Charles Davis e Beatrice Paolozzi Strozzi, propone l'intero percorso di Vincenzo Danti con gran parte delle sue opere oggi esistenti e custotite, oltre al Bargello, nelle sedi fiorentine e in raccolte museali in Italia e all'estero, permettendo uno studio critico opprofondito e rilevando quella sua particolare tecnica.
Il tutto è coadiuvato dallo stupendo catalogo, edito da Giunti, a cui hanno partecipato molti specialisti della scultura del Cinquecento per offrirne un “ritratto” quanto più possibile completo e nella più larga prospettiva della cultura figurativa del tempo.

Beatrice Paolozzi Strozzi fa notare come 'tutti quelli che vedranno la mostra, o che anche soltanto indugeranno sulle immagini del catalogo, difficilmente dimenticheranno il suo nome: per la nobiltà e la fierezza di certe sue statue e per la sensualità di altre; per la ricchezza immaginativa delle sue storie in rilievo, gremite di figure, potentemente plastiche e “non finite” anche nel bronzo; per quei marmi che esibiscono le tracce scabre della gradina e per quelli, all’opposto, cesellati fino all’ultima “perfezione”: e questo sia nella scala monumentale delle statue, che in quella ridotta dei rilievi, delicati come cammei e dove lo “stiacciato” di Donatello e di Desiderio è interpretato secondo i canoni della “Maniera moderna”. Nel suo complesso, l’arte di Danti non ci appare infatti univoca, e neppure sempre declinabile sotto il segno di Michelangelo: il suo linguaggio è improntato ad una consapevole varietas di artista colto e “virtuoso”, secondo l’ideale del Buonarroti, ma intellettuale più che strettamente stilistico'.

Con la collega Maria Cristina stavamo contemplando i protagonisti assoluti della mostra (di loro Cristina Acidini, oltre Soprintendente del Polo Museale Fiorentino, anche in veste di stidiosa del Cinquecento, spiega: "il condannato Giovanni Battista inginocchiato in preghiera si raccoglie in attesa del colpo in una postura che, pur all’insegna di una quieta rassegnazione, freme nell’avvitarsi delle membra in studiati contrapposti; Salomè, strumento non incolpevole del delitto imminente, s’inarca come a prender le distanze dalla scena orribile, tenendo stretto al fianco però il vassoio che accoglierà la testa mozzata da portare alla madre Erodiade; il carnefice ruota su se stesso prefigurando la traiettoria della lama che brandisce, in uno slancio che gli spinge fuori il piede sinistro dal basamento ovale su cui poggia"), emozionate per l'incontro ravvicinato di un'opera abitualmente vista da altra prospettiva, osservando attentamente la danza dei protagonisti dell’episodio evangelico immobilizzata nei tre bronzi dello scultore perugino, ci siamo chieste se, una volta conclusa la mostra, non sarebbe il caso di evitare uleriori esposizioni agli agenti esterni, riposizionando delle copie, per custudire gelosamente questi capolavori anche in considerazione che c'è chi trova normale far passere proprio lì accanto due treni...

Se sono riuscita a incuriosirvi, però manca solo una spintina per prenotare treno o volo per Firenze, provate a cliccare
www.danti2008.it

Didascalie immagini in ordine di pubblicazione:

- Leda
(Londra, Victoria & Albert Museum, inv. A 100-1937 Marmo) 
Esempio caratteristico della lavorazione di una figura nel Cinquecento, questo marmo incompiuto potrebbe essere stato eseguito per una fontana del giardino della villa fiesolana del ministro ducale Sforza Almeni, intorno al 1559-1560. L’opera è documentata per la prima volta nel XIX secolo nella collezione fiorentina Galli Tassi ed appartenne al pittore Millais.

- Flagellazione 
Kansas City, The Nelson-Atkins Museum of Art, inv. 51-53 Marmo 
In questo rilievo si è voluto identificare un marmo scolpito da Danti nel 1559, ricordato dalle fonti e presente nelle collezioni medicee ancora alla fine del Cinquecento. Alla Flagellazione faceva da pendant una Resurrezione, attualmente dispersa.

- Decollazione di San Giovanni Battista
Firenze, Battistero di San Giovanni (facciata sud) Bronzo 
Capolavoro assoluto del Danti ed anche una delle maggiori realizzazioni della scultura in bronzo del Rinascimento, questo gruppo a tre figure venne fuso felicemente l’estate del 1570, ha recuperato la leggibilità del modellato e rivelato tutta una serie di dorature parziali che impreziosiscono la bellezza e la nobilità delle forme.

- Decollazione di San Giovanni Battista
Collocazione Battistero di San Giovanni (facciata sud) 

- L’Onore che vince l’Inganno, particolare 
Firenze, Museo Nazionale del Bargello, inv. 3 S Marmo 
L’arrivo del Danti a Firenze nel 1557 segna la svolta decisiva della sua carriera. Dopo una serie di rilievi e la partecipazione, nel 1560, al concorso per la statua del Nettuno di Piazza della Signoria, il giovane scultore perugino realizza con questo gruppo il suo primo marmo figurativo che è anche il suo capolavoro. Fu commissionata dal potente ministro di Cosimo I, Sforza Almeni, perugino e dunque compatriota del Danti. Sia il soggetto che la data di esecuzione della scultura – improntata sui gruppi a due figure di Michelangelo – sono documentati dalle fonti. Il soggetto, così raro, sembra alludere a un episodio della vita del committente, che venne pugnalato cinque anni dopo da Cosimo I in un impeto d’ira.

 

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