Verde rosso blù... inglobati da Sebastiano
di // pubblicato il 08 Febbraio, 2008
Prorogata al 2 giugno 2008
“Nell’allestire una mostra bisogna pensare che manca un elemento fondamentale, l’attore. Una mostra è come una messinscena senza attori. Ci sono le opere, ma non si muovono. Anche se, a modo loro, parlano. Nel caso di Sebastiano del Piombo ho immaginato un diaframma attraverso il quale fare emergere la qualità dell’esecuzione. Come delle finestre dalle quali fare affacciare i personaggi. Mi spiego male a parole. Dovrei avere un foglio e una matita e si capirebbe subito.Ecco, immaginate la porta aperta e dietro Il ritratto del cardinale Ferry Carondelet. Il modo di guardarlo è diverso da quello che avremmo se fosse appeso a una parete. I saloni di Palazzo Venezia sono vasti e decorati, per noi è stato dunque necessario potenziare la focalizzazione sui singoli dipinti. Così alla fine tutti questi bellissimi ritratti sembrano affacciarsi sullo spettatore”.
Le parole di Luca Ronconi che ha creato (con Margherita Palli) un allestimento semplicemente straordinario e quando sarete in mostra, forse, ricorderete il titolo di questo articolo.
AJ Weissbat, curando il lighting design ci ha spiegato, in una tipologia di ambiente come Palazzo Venezia, i quadri possono essere visti singolarmente senza perdere il colpo d'occhio dell'insieme, una sorta di viaggio dove le opere appaiono via via ci si sposta e, in quello spazio, perdono il loro "intorno" per "venire in vita".
Di grande rilevanza gli accorgimenti tecnologici LED per un basso consumo di oltre l'ottanta per cento dei punti luce.
Doveroso questo inizio perché, solo l'allestimento, vale un viaggio a Roma.

In questo contesto, la prima e unica rassegna monografica dell'intera evoluzione stilistica di un artista sconosciuto al grande pubblico se si esclude quando, nel 1993, 'La morte di Adone" divenne una delle opere simbolo del criminale attentato di via dei Gerogofili "orrendamente dilaniata fino al segno di apparire, al momento, irrimediabilmente perduta".
Contemporaneo di Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Giorgione e Tiziano, Sebastiano Luciani nasce a Venezia nel 1485 (data calcolata tornando indietro 62 anni, stando al sempre ben informato Vasari!) ma é a Roma che vive la pienezza artistica in un periodo di trasformazioni storiche, sociali (il Sacco di Roma) e religiose (succedersi di sette papi in pochi decenni e la Controriforma).Sarà nel 1531, assumendo la carica di piombatore pontificio, che diviene Sebastiano del Piombo.
Ottanta le opere esposte, tra tavole imponenti, ritratti a grandezza naturale, piccoli dipinti su lavagna, disegni preparatori e opere di confronto per facilitare la scoperta del reale valore di un Artista lasciato inspiegabilmente nell'oblio della marginalità.
Scusate se faccio sempre riferimenti a Firenze (ma sono state le nostre opere a stimolare il desiderio di conoscenza in assenza di specifica formazione per aver scelto di studiare e poi vivere con i numeri) e chiedo: se la paternità della "Fornarina" (Ritratto Femminile, olio su tavola 68x55) proveniente dalle raccolte medicee e già esposta nelle Tribune degli Uffizi nel 1589, era stata attribuita a Raffaello, poi a Giorgione (inventari 1704 e 1784), di nuovo a Raffaello fino a quando, nel 1828, il Missirini, per primo, ma poi seguito da illustri studiosi, la ricondusse nel catalogo del Luciani, era tanto difficile pensare che Sebastiano fosse bravino e valesse la pena farlo conoscere anche al grande pubblico?
Noi, passeggeri del terzo pianeta del sistema solare nel terrzo millennio, ci accingiamo, da oggi, a un viaggio iniziatico di Sebastiano Luciani in quel suo calore cromatico degli anni veneziani, dell’astrazione geometrica e ai toni cupi dell’ultima parte della sua carriera.
Un grazie a Claudio Strinati, Soprintendente Speciale per il Polo Museale romano per aver costituito un comitato scientifico capace di creare un evento di rilevanza internazione e pubblicato un catalogo i cui saggi aprono a nuove letture in direzione educativa e non solo visiva.

La mostra resterà a Palazzo Venezia fino al 18 maggio per poi trasferirsi a Berlino dal 28 agiugno al 28 settembre e, contemporaneamente, per tutto il 2008, un intervento di conservazione su alcune sue opere, un grande convegno internazionale di tre giorni durante la settimana dei Beni Culturali e il coinvolgimento diretto del Dipartmento Storia dell’Arte della Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma e dei suoi studenti.
Ieri sera, in treno, ho scritto decine di pagine a caldo, riportando citazioni, sintetizzando i più importanti avvenimenti della vita, citazioni, errate interprezaioni storiche , il tutto per facilitare la comprensione dell'opera di Sebastiano, ma tengo troppo a che andiate a vedere questa mostra e, se di solito, consiglio di farvi spedire il catalogo a casa per una visita mirata, oggi no, oggi vi esorto a continuare a ignorarlo per farvi sorprendere a Palazzo Venezia e solo dopo regalarvi il catalogo edito da Federico Motta (contenente anche le opere, che per motivi diversi non sono presenti in mostra).

Unica annotazione finale, una singolare amicizia pluriventennale (1511-1534) con Michelangelo che, fra l'altro, nel 1520, sarà padrino di Luciano il figlio di Del Piombo.
Per tutto il resto vi lascio il piacere di una completa scoperta.