Venezia e l’Islam

di Cinzia Colzi // pubblicato il 31 Luglio, 2007

Nata dalla collaborazione scientifica fra Institut du Monde Arabe di Parigi, Metropolitan Museum of Art di New York e Musei Civici Veneziani, dopo l'inaugurazione nella capitale francese e la tappa nella "Grande Mela", fino al 25 novembre, Palazzo Ducale, simbolo della città e della sua millenaria civiltà, ospita questa mostra imperdibile dedicata al rapporto di Venezia con il mondo islamico che palesa come, attraverso il rapporto con l'Oriente, divenne un grande impero.

Ripercorrendo questo cammino, vengono approfondite le più importanti tematiche attaraverso emersione e valorizzazione dello straordinario "gioco di specchi", aprendo prospettive e spunti di autentico interesse per i protragonisti di quei secoli, il loro spirito, la straordinaria capacità di fare.. in una parola: il loro genio.

Il primato mercantile
fiorenti, già nel nono secolo i traffici con Siria, Egitto, Africa del Nord (la Bolla d’oro é del 1082, cone essa, l’imperatore bizantino assicura a Venezia, fra l'altro, banchine a Costantinopoli e punti d'ancoraggio sul Corno d'Oro). 
Durante le prime crociate, Venezia concorre alla conquista di città costiere della Siria e della Palestina per assicurarsi punti commerciali liberi e sicuri come a Gerusalemme, Alessandria, Acri, Beirut, Aleppo, Damasco, il Cairo e occupa isole e porti dell’Egeo, mentre, a Costantinopoli può contare su un vasto quartiere (da qui partono nel XIII secolo i mercanti come Marco Polo per la penetrazione in Asia minore).
Lungo i porti del levante la Repubblica organizza servizi di linea, la sua attività si estende a tutto il Mediterraneo, fino a spingersi, all’inizio del XIV secolo, con due linee annuali in Inghilterra e nelle Fiandre e fungendo da principali mediatori nel traffico di merci orientali pregiate verso l’Europa;

L’arte della diplomazia
da sempre, la rilevanza della strategia diplomatica e i dogi, assistiti dagli ambasciatori, gestiscono negoziati commerciali incontrando formalmente sultani e altri plenipotenziari.
Ancora più operativa, la Repubblica, che, nelle "colonie, crea la figura dei baili, consoli con il compito di mantenere rapporti corretti e cordiali con i poteri locali (pagando anche tributi) e con la funzione di arbitri in contenziosi commerciali.
La diplomazia strumento essenziale del commercio, con lo scambio rituale di doni, favorisce conoscenza e apprezzamento delle parti con l'implicito incontro culturale e artistico delle due civiltà;

Religione e pragmatismo
La leggenda che avvolge il trasferimento del corpo di San Marco é il simbolo di quanto sia radicata la relazione con il mondo orientale e la scelta del nuovo patrono è connessa proprio al rapporto con Bisanzio.
Non più Teodoro (santo, soldato greco trionfatore sul drago, simbolo del basileus bizantino), bensì Marco, evangelista e testimone diretto della parola divina, interprete esemplare dell’indipendenza di Venezia e della sua singolarità, non a caso preferito anche a Pietro, simbolo del papato romano.
Il corpo del Santo giunge da Alessandria (dal settimo secolo è dominio musulmano) e sono proprio due mercanti a portarlo in città. Accoglienza trionfale del doge che fa erigere la basilica per custodirne le spoglie.
Da ricordare come, il papa tenterà più volte di vietare il commercio con l’infedele, ma il traffico con l’oriente è troppo importante e i veneziani si batteranno per ottenere la revoca, anche sfidando l’autorità del pontefice (durante le crociate manterranno sempre ottimi rapporti commerciali con l’Islam anche se criticati di opportunismo).

I reciproci influssi nelle arti, nelle tecniche, nei saperi come l'arte vetraria:

-da Oriente a Venezia

i vetri siriani sono celebri fin dal medio evo per la sofisticata tecnologia produttiva e la raffinatezza del decoro. I primi vetrai veneziani li imitano e importano dall’ area mediorientale anche alcune delle materie prime per la realizzazione

- da Venezia all’Oriente
all’inizio del quattordicesimo secolo, la manifattura vetraria veneziana è un’industria ben avviata i cui risultati sono molto vicini ai modelli siriani e, nel secolo successivo, superano quelli orientali sia sul piano economico che su quello tecnico- artistico e Venezia diventa il principale luogo di produzione e di esportazione tanto da ricevere commissioni dagli stessi i sultani ottomani comprese le lampade da moschea

- le sete, i velluti, i tappeti 
i tessili di lusso sono merci relativamente facili da trasportare e fin dai tempi più antichi quelli islamici vengono importati in gran numero a Venezia. Tra i più raffinati paramenti sacri delle chiese veneziane anche esemplari di fabbricazione musulmana, i tappeti orientali vengono utilizzati non solo come arredo di pregio nei palazzi, ma anche nelle più importanti cerimonie ufficiali civili e religiose.
L’arrivo a Venezia delle sete e dei velluti musulmani é spinta propulsiva di una manifattura che si affermerà in tutta Europa e nello stesso medio oriente con un forte scambio. Non accade, invece, per i tappeti: i veneziani rimarranno sempre importanti acquirenti, ma non produttori

- i metalli 
a Damasco e al Cairo, in epoca mamelucca (1250-1517) , si sviluppa la produzione di raffinati oggetti in metallo intarsiati d’oro e d’argento e l’Europa ne diverrà importante mercato e a Venezia una larga fetta di esportazione di materie e a quella di importazione di prodotti finiti, in seguito, nell’imitazione di tecniche e decori.

- “lacche” e ceramiche
tecniche di laccatura e di produzione della porcellana hanno origini nell’estremo oriente e vengono poi adottate nel mondo islamico e Venezia é il tramite attraverso il quale giungono in Europa nel rinascimento (sia le lussuose lacche indiane, persiane e ottomane, sia le preziose porcellane cinesi bianche e blu e le loro pregevolissime imitazioni in ceramica persiane e ottomane) e sempre pronta a rispondere alla domanda del mercato interno e internazionale. Svilupperà anche una propria tecnica di laccatura, usando materie prime provenienti dalla Turchia e dall’Iran, e una propria manifattura ceramica a imitazione della porcellana, sempre nei colori bianco e blu oltre ai motivi floreali la cui diffusione otterrà grande successo dal sedicesimo secolo

- scienza e filosofia
sei secoli é l'arco demporale della così detta età dell’oro della scienza araba (VII-XIII) spaziando dalla matematica all’astronomia, dalla chimica alla medicina. L'algebra è una parola araba e arabi sono i nostri numeri. Ereditando una classificazione dei saperi tipicamente greca, gli Arabi concepiscono anche la filosofia come una scienza e molti pensatori arabo-islamici sono anche scienziati. La filosofia arabo-islamica non ha soltanto il merito di aver mediato tra l’Occidente cristiano e la Grecia classica, garantendo la sopravvivenza di testi altrimenti destinati all’oblio, ma ha dato vita a riflessioni e concezioni di grande interesse e originalità.
Ovviamente i veneziani sono attentissimi a ciò ed editori pubblicano l’opera astronomica di Tolomeo nell’interpretazione araba, il compendio medico di Avicenna, le opere filosofiche di Averroè.
Anche la prima edizione a stampa del Corano, esce a Venezia nel 1537.

Un percorso espositivo, dunque, attraverso un millennio di storia (dall'828, data del mitico trasferimento da Alessandria d'Egitto a Venezia del corpo di San Marco, al 1797 quando ebbe fine la Serenissima), articolato in sezioni cronologico-tematiche che favorisce l'espansione in tutti gli ambiti della produzione artistica.
Duecento opere di altissima qualità di cui, un settanta per cento, appartiene al nucleo originale della mostra francese-americana, arricchendosì, però, di quelle esclusive, come "la cattedra di San Pietro" appositamente restaurata che, da sola vale, come afferma il curatore Stefano Carboni, la visita alla mostra.


Inoltre, da questo intreccio variegato, é possibile effettuare un itinerario cittadino
"L'Islam a Venezia" che vi porterà a:

- San Pietro di Castello
- Scuola di San Giorgio degli Schiavoni
- Basilica di San Marco
- Campo San Giovanni e Paolo - Scuola di San Marco
- Campo San Maurizio - Scuola degli Albanesi
- Gallerie dell'Accademia
- Campo San Tomà - Scuola dei Calegheri
- Fondaco dei Turchi
- Campo dei Mori e Palazzo Mastelli o del Cammello

Concludo con il catalogo, a cura di Stefano Carboni, edito da Marsilio, oltre all'indispensabile strumento di approfondimento, é lettura interessante, quasi come un romanzo.

Per informazioni www.museiciviciveneziani.it


 

Dettagli