Van Gogh. Disegni e Dipinti
di // pubblicato il 08 Agosto, 2008
di Daniela Vannini
Non sarà un remake della mostra monumentale del 2005 che la città di Brescia aveva dedicato a Vincent Van Gogh e al suo rapporto con Gauguin. Questo è certo.
Questa volta a svelarci il pittore olandese più amato e conosciuto al mondo saranno i suoi disegni. Uno scrigno di appunti, impressioni, emozioni, scorci, volti e schizzi che rivelano un Van Gogh più intimo, più segreto, quello meno noto al grande pubblico.
Ottantacinque opere su carta insieme a venti dipinti partiranno dal Kröller-Müller Museum di Otterlo con destinazione Brescia, Museo di Santa Giulia, per quello che si preannuncia l’evento artistico dell’autunno. E le oltre 50 mila prenotazioni sembrano confermarlo.

La mostra “Van Gogh. Disegni e Dipinti” che partirà il 16 ottobre 2008 per chiudersi il 25 gennaio 2009 si presenta come un avvincente viaggio nell’anima dell’artista ottocentesco proprio all’indomani della scoperta ai raggi x ad Amburgo del volto misterioso di una donna sotto il verde del dipinto Sentiero d’Erba (1887). Una cancellazione, quella del viso femminile dai toni scuri e malinconici, che suona quasi come una cesura da parte dell’artista con il periodo olandese per aprirsi all’esperienza francese del colore. L’esposizione bresciana attraverserà infatti l’intero percorso artistico di Van Gogh concentrandosi soprattutto sul tempo olandese.

A guidare il visitatore sei luoghi che confluiranno in sei sezioni espositive. Per raccontare l’altro Van Gogh, quello dei primi esercizi sui modelli a Borinage, Bruxelles e Etten in cui ritrae figure di profilo legate a scene di vita umili. E poi il soggiorno determinante all’Aia alla fine del 1881 dove alle tematiche contadine il pittore alterna vedute di città e villaggi muovendo i primi passi nell’uso del colore che però accantona subito dopo per tornare alla sua passione per l’incisione in bianco e nero capace di salvaguardare in qualche modo quel senso di spontaneità e genuinità che l’osservatore potrà ammirare nel disegno Donna che piange su una cesta. Perché secondo Van Gogh “in molti casi il bianco e nero è un metodo necessario per poter mettere sulla carta in un tempo relativamente breve, degli effetti che, in qualsiasi altro modo, perderebbero qualcosa di quella che io chiamo spontané”.
E qui il pittore arriva alla conclusione che “alcuni schizzi di Londra di Fides sarebbero stati meno toccanti e pieni di significato se fossero stati dipinti invece che realizzati in bianco e nero.
Di qui sfocia in un elogio del bianco e nero confessando che “c’è qualcosa di virile, di violento nel bianco e nero che mi attrae moltissimo”.
D’ora in poi uomo e natura sono inseriti in una cornice prospettica consentendo così all’artista di tenere conto della profondità e delle proporzioni.

Cambia, però, l’atmosfera, quando raggiunge la regione inospitale del Drenthe. I paesaggi diventano crepuscolari e ammantati da sentimenti cupi resi in maniera ineffabile dai contrasti tra cielo e terra dove le sfumature lilla e azzurre si contrappongono alla desolazione della terra bruciata.
Estremamente fecondo è il periodo trascorso a Nuenen. In questa parte della mostra, il visitatore potrà immergersi in paesaggi invernali incontrando la vecchia torre in mezzo ai campi, il giardino dietro alla canonica, i tessitori al lavoro, tutti soggetti ricorrenti nelle opere di Van Gogh.
Di questo periodo sono anche le teste disegnate e dipinte apparse poi nella rivista inglese “The Graphic” che ritorneranno nel famoso Mangiatori di patate del 1885.
Scopriremo infatti che per Van Gogh era importante mettere in pratica la lezione di Delacroix, ovvero ritrarre non tanto i contorni quanto le masse e i volumi dando vita a figure dalle forme tondeggianti. Sfilano, così, tra le pagine in mostra spaccati di vita campestre e contadina disegnando zappatori, raccoglitori di patate e spigolatrici.

L’esperienza parigina (1886-1887) coincide con l’esplosione del colore che emerge grandiosamente non solo nelle vedute della città ad acquarello, ma anche nello studio della ricchezza e varietà della vegetazione dove il ritmo della composizione è dato da linee, tratteggi e tocchi di pennello che fanno delle opere di questo periodo disegni e dipinti proiettati verso una dimensione astratta.
La finestra della sua stanza nell’ospedale di Saint-Paul-de Mausole a Saint-Rémy diventa per il pittore olandese un punto ideale di osservazione sul mondo. Un filtro soggettivo e intimistico che guarda alla realtà esterna con curiosità esplorando nuovi paesaggi dove a campeggiare sono i cipressi e gli ulivi.
Oltre ai lavori vangoghiani, sarà possibile apprezzare anche una raccolta delle opere più significative della pittura ottocentesca europea sempre proveniente dalla collezione di Helene Kröller-Müller, donata all’Olanda nel 1935. Dal paesaggio di Corot ai quadri impressionisti di Pissarro e Fantin-Latour, dal post-impressionismo di Seraut e Signac al simbolismo di Rops e Redon fino alle avanguardie con Gris e Mondrian, per esempio, o Toorop e Van de Velde.
Insomma, un appuntamento quello con Van Gogh da non perdere.
Daniela Vannini
Didascalie immagini Vincent van Gogh del Kröller Müller Museum, Otterlo :
- Testa di donna, 1885, olio su tela, cm 39,7 x 25,5
- Testa di donna, 1883, penna e inchiostro nero su carta velina, cm 21,1 x 13,5
- Vecchio che soffre, 1882, matita, pastello nero e acquerello bianco opaco su carta acquerellata, cm 44,5 x 47,1
- Vecchio che soffre ("Alle porte dell'Eternità"), 1890, olio su tela, cm 81,8 x 65,5
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